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giovedì 29 Gennaio 2026,

Un popolo di ortolani

Un orto pensile, espressione di creatività e di attenzione estetica

È proprio così. Immagino che capiti a molti: quando si ha una passione, un hobby che si reputa meraviglioso, un passatempo originale e coinvolgente, si vorrebbe condividerlo con altri, e un po’ non ci si capacita che tutti non lo intraprendano con entusiasmo.

Un bel cesto di ortaggi.

Qualcuno si impegna pure, generosamente, in uno sforzo di conversione; io non cadrò nel tranello che mi tenta, di convincere altri, cioè, ad imbracciare forca e zappa e dissodare quel pezzetto di prato nelle nostre disponibilità per iniziare a piantare ortaggi. Non lo farò perché, a mia volta, sono consapevole del risultato che potrebbe sortire il tentativo di altri, nei miei confronti, nel cercare di convincermi a prendere in mano pinzetta e lente di ingrandimento per dedicarmi a una collezione filatelica o a comperare una scacchiera.

Orto ad Arabba (Livinallongo)

Quello però che mi sta a cuore è rassicurare che un orto è davvero alla portata di tutti e che non hanno sostegno inibizioni di sorta, se mai questa potesse essere una preoccupazione, legate a ostacoli inesistenti. Quindi, se solo ci pare di avere un briciolo di inclinazione per occuparci di lattughe e carote, se siamo un po’ stanchi di dedicarci solo a lavori immateriali e ci piace ottenere risultati pratici e tangibili da una fatica fatta con le proprie mani, se amiamo il sole, il contatto con la natura, il ritmo delle stagioni, allora la passione dell’orto di certo può costituire un’opzione alle nostre attese.

Orti a Vinigo di Cadore, con il Pelmo sullo sfondo.

Gennaio è di sicuro il mese migliore per pensieri di questo tipo: la natura riposa, non ci sono impellenze legate alle male erbe che crescono, non serve irrigare nulla e abbiamo invece il tempo di pensare, progettare, leggere, confrontarci con qualcuno che ne sa di più.

Valbona, ortaggi al sole.

E qui (soprattutto con riferimento all’ultimo aspetto) sta il bello: il popolo degli ortolani è inclusivo ed accogliente, sempre prodigo al confronto nonché a ricevere e dare consigli disinteressati.

In tanti anni di esperienza ho verificato che il parlare di ortaggi e della loro coltivazione è un irresistibile passepartout per intessere relazioni, chiacchierare amabilmente, imparare vicendevolmente. Certo, si intende, nell’ambito del variegato mondo degli ortolani, appunto.

Or bene, dicevamo, gennaio come un mese buono per nuove progettualità. Chi l’orto lo ha già, fantastica su nuovi ortaggi da coltivare, sulla disposizione delle aiole, su attrezzi da rinnovare o da testare (io mi prenderò un sarchiatore manuale! Lo voglio provare – pare prodigioso nella lotta alle infestanti… ma davvero non ci credo poi tanto…), sul meteo migliore da desiderare, sull’ampliamento o la riduzione dell’orto e su molti altri aspetti che ciascuno conosce nella propria situazione specifica.

Orto in valle Orsolina.

Ma, si è detto, molti, chissà, potrebbero iniziare proprio nel 2026.

Se vi fosse incertezza, un primo consiglio che mi sento di dare è di non ambire a un orto troppo grande; meglio iniziare con poche aiole. Ma un’altra cosa mi sta a cuore sottolineare: praticamente qualsiasi terreno va bene e, ne sono certo, anche dei vasconi in terrazza possono fare il caso di molti e fornire impareggiabili soddisfazioni. Ho visto ottimi e abbondanti pomodori ciliegini cresciuti in vasi su terrazzi di città, ma anche peperoncini piccanti e lattughe coltivate su un balcone di casa.

Conosco un piccolissimo orto di montagna che è una bellezza, e che tanta soddisfazione dà, su tutti i fronti, a chi se ne occupa; ho visto orti in pendenza e in piano, orti pensili in radure nel bosco, aiole in città e in campagna, addirittura all’ombra e in sole pieno, su terreni drenanti o su suoli argillosi, in luoghi spettacolari al cospetto delle Dolomiti e in recessi angusti. Ripeto, in ogni situazione ciascuno può trovare, se magari ci si accontenta un po’, occasioni propizie per intraprendere questa attività ed unirsi al mondo di noi ortolani.

Orto a Livinallongo.

Quanto all’attrezzatura necessaria, davvero basta poco; una vanga (o un forcone a quattro denti), una zappa e un rastrello credo siano più che sufficienti per iniziare.

Non so se esista anche un’inibizione di genere, diciamo così: mi raccontano che nella parte “alta” della nostra provincia, ma così era anche da noi fino al secondo dopoguerra, l’orto sarebbe affare da donne. Non stento a credere che molte delle attitudini utili per far crescere verdure rigogliose e sane possano trovarsi con più frequenza nel sesso femminile, ma sono certo che anche nei maschi affinare determinate sensibilità non faccia male.

Fagioli di Lamon freschi.

Il bello di questo sano passatempo è che non ho mai colto nel popolo degli ortolani invidie, spirito di competizione, ansia di prestazione, concorrenzialità, quanto piuttosto soddisfazione per le capacità e i risultati altrui, disponibilità allo scambio di esperienze (ma anche di sementi e piantine da trapiantare), voglia di condividere.

E allora, in questo periodo invernale, facciamoci un pensierino. Non manca poi molto alla semina delle prime insalate primaverili, che potremmo apprezzare e gustare in tavola già a partire dal mese di marzo! Ma di questo avremo modo di parlare prossimamente.

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