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giovedì 29 Gennaio 2026,

Dieci anni fa l’esempio di Rocca: la delibera con i doppi nomi dei paesi

Per tutelare la toponomastica in ladino. Calligaro: apertura da Veneto Strade (Foto Ferruccio Davare)

Sul numero 3 dell’Amico del Popolo “di carta” del 15 gennaio 2026, in distribuzione questa settimana (su abbonamento, in edizione digitale e in edicola), puoi leggere per intero il nostro approfondimento sulla toponomastica in ladino.

La toponomastica ufficiale spesso presenta storpiature ingiustificate e incoerenti dei nomi di luogo originari: perché mai la forma autentica Tisoi ‘‘merita’’ di essere anche forma ufficiale, mentre l’autentico Sospiroi è stato trasformato in Sospirolo? Sembra l’esito di scelte arbitrarie e inutili: similmente, non si capisce perché si debba dire Moè invece dell’autentico Muiei.

Citiamo Moè/Muiei non per caso. Siamo in territorio di Rocca Pietore e quel Comune è fra i pochi che hanno deciso di ‘‘spingere’’ sull’applicazione della legge dello Stato 482 del 1999 per la valorizzazione delle minoranze linguistiche. Legge che attua addirittura uno dei primi articoli della Costituzione Italiana, il numero 6. E che vede nel rispetto dei nomi di luogo originari un caposaldo. (…)

In azzurro i 38 Comuni bellunesi compresi nella perimetrazione dell’area di minoranza linguistica ladina, sulla base della legge nazionale 482 del 1999.

Comune di Rocca approvò il «Regolamento per la tutela e l’uso della lingua ladina» che disciplina anche la toponomastica e presenta l’elenco delle frazioni con il doppio nome (se diverso da quello ufficiale): Laste, Sopracordevole/Soracordol, Digonera, Laste di Sotto/Laste de Sot, Laste di Sopra/Laste de Sora, Val, Dagai/Daghei, Col di Laste/Col, Soppera/Sopiera, Le Coste, Laiel, Ronch, Davare, Col, Moè/Muiei, Saviner di Laste/Savinei; Rocca Pietore/La Rocia, Congiuo, Pezzè/Pezei, Sorarù, Col di Rocca/Col, Bosco Verde/Costa dei Pez, Palue/Le Palue, Pian, Sottoguda/Staguda, Malga Ciapela; Santa Maria delle Grazie/Sdernade, Saviner di Calloneghe/Saviner de Caloneghe, Caracoi Agoin/Caracogn Agoin, Caracoi Cimai/Caracogn Zimai, Bramezza/Bermeza, Masarè, Col Badiot, Riete.

Tutto a posto? Pronti con i cartelli stradali bilingui?

Mica tanto. Veneto Strade si mise di traverso tanto che il Comune, per dirimere la questione, interpellò anche la Direzione generale per la sicurezza stradale del Ministero dei Trasporti. Che… volendo dire di no (equivocava tra dialetto e lingua di minoranza), disse di sì: «La scrivente ritiene che iscrizioni bilingue [sbagliato, si dice bilingui] nella segnaletica siano da adottare solo nelle aree in cui è ufficialmente riconosciuto il bilinguismo e in cui siano effettivamente presenti minoranze linguistiche». (…)

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Per la grafia dei dialetti
c’è il manuale dell’Uaa

Nei titoli, L’Amico del Popolo adotta la doppia dicitura in italiano e in ladino per i nomi dei paesi della parte alta della provincia di Belluno. (…)

Come scrivere? Già nel 2004 l’Istituto Ladin de la Dolomites, con sede a Borca di Cadore, pubblicò l’opuscolo «Scrivere in ladino. Manuale di avviamento all’uso della grafia ladina». Sulla base di quello strumento furono realizzati i cartelli stradali turistici di colore marrone che si incontrano nei paesi dell’area ladina bellunese.

L’anno scorso l’Università Adulti/Anziani di Belluno ha ripreso i contenuti di quel lavoro rendendoli adatti a scrivere tutti i dialetti della provincia di Belluno, non soltanto dell’area di minoranza linguistica. «Scrivere i dialetti bellunesi. Manuale», 2025, è lo strumento che L’Amico terrà a riferimento.

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Silvia Calligaro: «Segnaletica in italiano e ladino?
Da Veneto strade nessuna chiusura»

(…) La legge 482 prevede la valorizzazione della toponomastica locale ma occorre una deliberazione dei Consigli comunali per ufficializzare i doppi nomi, in italiano e in ladino. Pochissimi Comuni bellunesi ce l’hanno. Senza la delibera, niente cartelli stradali.
«Cercherò di farmi portavoce di questo tema, cercherò di ottenere la sensibilità da parte di tutti i comuni ladini. È una cosa che sembra molto piccola, però è molto importante. E non solo per noi cittadini, per noi ladini, ma anche per chi viene da fuori: instilla la curiosità nel turista, chi visita le nostre zone incontra un elemento della nostra cultura».

Una volta adottate le delibere consiliari, sarà necessario discutere con gli enti proprietari delle strade: Comuni, Veneto Strade, Anas. In passato Veneto strade ha mostrato un atteggiamento di chiusura sul tema della segnaletica bilingue.
«Con Veneto strade ho già avuto su questo tema un dialogo informale amichevole, con esito favorevole. È ovvio che deve essere vagliata tutta la parte normativa e burocratica, secondo le diverse competenze, però io non ho trovato nessuna chiusura in questo senso». (…)

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4 commenti

  • Brau Gisi….

  • In Italia siamo, che piaccia o no! Si parla ITALIANO

  • Ma i cartelli a chi servono? La gente del posto (quelli che ancora parlano dialetto…) lo da già il nome vecchio. Chi viene da fuori… cerca Rocca Pietore, non certo “La Rocia”. Mi sembrano energie e soldi spesi per andare indietro

  • mi sembra un’ottima iniziativa per i giovani soprattutto, che valorizza i dialetti, in particolare il ladino nelle sue varianti in modo ufficiale, se la forma locale viene fissata sui cartelli stradali: dà maggiore visibilità e importanza alla cultura dei luoghi e al paesaggio e invita il visitatore non distratto e che non si limita a guardare google map sul telefonino a chiedersi cosa c’è dietro…Tra l’altro è dimostrato (come detto anche al convegno internazionale sulla Toponomastica alpina qui sotto rappresentato) che i visitatori, i turisti sono interessati al doppio nome sui cartelli, come in Val d’Aosta e in Alto Adige…bravi!

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