Domenica 18 gennaio si è spento a Roma, all’età di quasi 83 anni, Augusto Gentili, figura di riferimento imprescindibile per la storia dell’arte di età moderna e, in particolare, per gli studi su Tiziano Vecellio. Per tre decenni docente presso le università prima di Roma “La Sapienza” e poi Ca’ Foscari di Venezia – dove ha formato generazioni di studiosi dal 1983 al 2013 – Gentili ha legato il suo nome a una rivoluzione metodologica che ha cambiato profondamente il modo di guardare al Rinascimento veneziano.
Il contributo di Gentili non si è limitato all’analisi formale, ma ha introdotto quella che egli stesso definiva «iconologia contestuale». Per lo studioso, il dipinto non era mai un oggetto isolato, ma un documento prezioso inserito in un fitto intreccio di fatti storici, fonti scritte e dinamiche sociali. Attraverso un approccio multidisciplinare, Gentili ci ha insegnato a guardare le opere secondo la storia delle idee e della cultura, aprendo i nostri occhi sul significato profondo dei dettagli, spesso trascurati ma portatori di precise informazioni: ogni elemento del quadro è una traccia da seguire per liberare la visione dai condizionamenti estetici moderni e restituire ai capolavori il loro significato originario, sia esso politico, religioso o filosofico.
Al centro della sua vasta produzione scientifica – che ha toccato maestri come Bellini, Carpaccio, Lotto e Tintoretto – svetta la figura di Tiziano. Il suo volume Da Tiziano a Tiziano. Mito e allegoria nella cultura veneziana del Cinquecento (1980) è ormai considerato un classico. In esso, Gentili ha tracciato un profilo del pittore cadorino che ne evidenziava la complessità intellettuale e la capacità di dialogare con la committenza più colta.
I suoi studi, culminati nella monumentale monografia del 2012 (Tiziano, edita da 24 Ore Cultura), hanno ribaltato luoghi comuni e interpretazioni consolidate, analizzando l’intera parabola del Vecellio: dalle pale d’altare alle “poesie” mitologiche, fino alla produzione estrema della vecchiaia, vedendo in lui l’artista che segna il passaggio verso la sensibilità moderna.
Gentili ha mantenuto un legame costante anche con la terra d’origine di Tiziano. Membro del consiglio scientifico della Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore fin dalla sua nascita nel 2003, ha ricoperto un ruolo fondamentale anche nel comitato scientifico della rivista «Studi tizianeschi». Molti lo ricorderanno per il suo contributo a grandi iniziative sul celebre maestro cadorino nel Bellunese, come la mostra del 2007-2008 Tiziano. L’ultimo atto, allestita a Palazzo Crepadona.
Questo impegno non è venuto meno nemmeno negli ultimi mesi: Gentili ha infatti collaborato alla mostra Tiziano e il paesaggio che si inaugurerà il prossimo 23 gennaio a Pieve di Cadore. Il suo saggio in catalogo sulla Pala Gozzi rimane la sua ultima, preziosa lezione consegnata alla terra del Vecellio. In queste pagine, lo studioso propone una lettura innovativa, individuando un “triangolo figurale” tra Ancona, Venezia e Ragusa (l’odierna Dubrovnik) attraverso le immagini dei santi raffigurati (Francesco, Maria e Biagio), e interpretando l’opera come un documento dei rapporti geopolitici nell’Adriatico.
Come ricordato dalla Fondazione di Pieve di Cadore, con lui scompare «il grande tizianista e uno dei massimi studiosi del Rinascimento veneto, maestro di rigore, di metodo e di lucidità intellettuale, insuperato nella ricerca di senso e significato».
Giorgio Reolon
Seguici anche su Instagram:
https://www.instagram.com/amicodelpopolo.it/
