Si festeggia oggi, perché il 24 gennaio 1623 venne sepolto ad Annecy, città che aveva accolto il suo servizio episcopale e alla quale rimane profondamente legato. Ma san Francesco di Sales era morto a Lione il 28 dicembre 1622.
È il patrono dei giornalisti perché, per raggiungere anche chi non frequentava le chiese, intuì l’importanza di un nuovo strumento di comunicazione: il manifesto. Faceva stampare foglietti, li faceva affiggere sui muri o li faceva scivolare sotto le porte. Un’idea che forse fa sorridere noi, negli anni in cui perfino internet è diventano vecchio: eppure all’epoca, fu un colpo di genio!
Lo ricordiamo come patrono anche di questa testata, come di tutta la stampa e dei mezzi di comunicazione. Così ne parlava il patriarca Albino Luciani il 24 gennaio 1973, citando un suo testo:
«Da parecchi mesi sto predicando in mezzo a voi, ma quasi nessuno mi viene ad ascoltare. Ho deciso, allora, di scrivervi. Le parole in bocca sono vive; sulla carta, sono morte; e tuttavia qualche vantaggio verrà – spero – anche dalle parole scritte. Primo, lo scritto porterà a voi ciò che voi non volete venire a prendere da me. Secondo, chi voleva sentir me solo a patto che fossero presenti anche i suoi pastori protestanti sarà accontentato: prenda i fogli, man mano che li riceve, e li sottometta pure al giudizio del suo pastore. Terzo, lo scritto darà modo di riflettere con più calma e di approfondirne le questioni. L’avventura giornalistica di Francesco di Sales si metteva così in moto» (Opera omnia VI,21).
Era nato nel 1567, in Alta Savoia, primogenito della famiglia nobile di Boisy. Fin da bambino mostra intelligenza e un carattere mite, qualità che alimentano nel padre le aspettative di una carriera brillante nel mondo giuridico e politico, coronata da un matrimonio prestigioso. Ma dopo gli studi in giurisprudenza a Padova, Francesco sorprende però la famiglia scegliendo la via del sacerdozio. Il padre, pur con esitazione, accetta la vocazione del figlio, che diventa sacerdote.
Nel 1594 passa a Ginevra di cui diventa vescovo nel 1602. La città svizzera vive in quegli anni profondi cambiamenti religiosi: è infatti in larga parte abitata da riformatori protestanti, ispirati dalla dottrina di Giovanni Calvino. Per questo motivo Francesco è costretto a trasferire la sua sede episcopale nella vicina Annecy, affacciata sul lago e nota come la «Venezia delle Alpi».
In questo contesto complesso, il vescovo si distingue per la capacità di dialogo con i protestanti calvinisti. Attraverso la predicazione e la scrittura riesce a parlare a pubblici differenti, dagli umili all’alta società, mantenendo un linguaggio semplice e diretto. La sua azione pastorale porta al ritorno al Cattolicesimo di migliaia di persone.
Ricordando il santo patrono e lo stesso beato Giovanni Paolo I – che di san Francesco di Sales fu ammiratore e devoto e che della nostra testata fu collaboratore – la redazione dell’Amico del Popolo fa giungere a tutti i colleghi un sincero augurio.
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2 commenti
Daniele
Questua, a domicilio…..
Giuseppe
Forse anche l’humilitas di Papa Luciani è ripresa da S. Francesco di Sales?