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giovedì 29 Gennaio 2026,

La pala Gozzi di Tiziano per la prima volta in terra bellunese

In dialogo con una spettacolare xilografia al Palazzo della Magnifica a Pieve dal 23 gennaio

Tiziano Vecellio ritorna a Pieve di Cadore, accanto alla sua casa appena restaurata, per regalarci la visione diretta di un capolavoro mai arrivato prima nella sua terra natale. Un evento che non si limita alla dimensione artistica, ma sottende un vero progetto culturale ampio e simbolico, capace di intrecciare arte, storia, identità territoriale e coesione sociale. La mostra Tiziano e il paesaggio. Dal Cadore alla Laguna: la Pala Gozzi e la Sommersione del Faraone nel Palazzo della Magnifica offre infatti al pubblico un’opportunità unica per riscoprire le radici cadorine del maestro e il suo legame profondo con la terra natia, dove il paesaggio diventa quasi simbolo dello spirito olimpico, in armonia con i valori della partecipazione e della fratellanza.

Protagonista assoluta è l’Apparizione della Vergine, meglio conosciuta come Pala Gozzi (dal nome del suo committente, il ragusano Alvise Gozzi), opera imponente (cm 324 x 207) eseguita nel 1520 per la chiesa di San Francesco ad Alto in Ancona e conservata nella Pinacoteca “Francesco Podesti”. È la prima opera datata e firmata di Tiziano e costituisce dunque un utile punto di riferimento per tutti gli studiosi che indagano sulla lunga vita del nostro pittore e sull’esatta cronologia di tante sue opere.

Se a ciò si aggiunge che si tratta di un capolavoro assoluto, ecco che il quadro e la sua data diventano pietre miliari, ma allo stesso tempo pietre di paragone, indispensabili per cogliere appieno la sua evoluzione artistica. In quest’opera il giovane Tiziano dimostra infatti tutta la sua potenza innovativa anche nella componente paesaggistica, integrata con la scena religiosa in maniera dinamica e coinvolgente, in virtù sia della struttura compositiva, sia del trattamento della luce e del colore, atti a creare un effetto di profondità spaziale e tridimensionalità. Il tutto esaltato poi dall’uso rivoluzionario della prospettiva atmosferica, che influenzerà molti pittori europei dei secoli successivi. 

Alla base dell’ideale piramide costituita dal gruppo della Vergine con San Francesco, San Biagio (protettore di Ragusa) e il committente spicca il bacino di San Marco, con il Palazzo Ducale, il campanile di San Marco e la Punta della Dogana. Un particolare che ha fatto dire a Giulio Carlo Argan che Tiziano sa esprimere “il sentimento della realtà totale nella vitalità del frammento”.

Lungi dall’essere mero ornamento, il paesaggio assurge infatti ad autentico discriminante tra cielo e terra, offrendosi come paradigma della vita mortale, in cui realizzare la salvezza o la perdizione, con una simbologia ancor più accentuata dalla presenza di una pianta di fico che nasce da un tronco spezzato. Poi c’è evidente il significato politico, con l’esaltazione della Serenissima, che nel 1520 si riprendeva il dominio sull’Adriatico con il venir meno delle misure restrittive imposte dieci anni prima da papa Giulio II.

A dialogare in maniera inedita con la pala marchigiana è la Sommersione dell’esercito del Faraone nel Mar Rosso, una delle più spettacolari xilografie di tutti i tempi, esposta nella versione del 1549 del Museo Civico di Bassano e opera di un anonimo incisore su disegni di Tiziano per Domenico dalle Greche, pittore ed editore di stampe, attivo a Venezia a metà Cinquecento.

Si tratta di dodici fogli (blocchi) di grandi dimensioni, atti a comporre un disegno unico, di tipologia tedesca, che riscosse grande successo anche in Italia. Realizzata nella sua prima versione nel 1515 circa, la xilografia conobbe poi altre edizioni, tra cui appunto questa del 1549. Essa include decine di figure in un vasto paesaggio, caratterizzato da una stupefacente ricchezza espressiva dovuta a un segno forte e incisivo e dalla grande libertà grafica. E proprio la parte centrale della stampa, occupata da una veduta marina dominata all’orizzonte dal profilo di una città che emerge dall’acqua, offre il destro per un confronto con la scena che Tiziano ha dipinto nella pala. Se in essa l’alba sembra rischiarare benigna il destino di Venezia, nella xilografia la città sullo sfondo è minacciata invece dalla tempesta ormai prossima, oscuro presagio, anche politico, di tempi difficili, forse con allusione alle minacce delle truppe francesi e imperiali che tra il 1509 e il 1513 arrivarono ad assediare Venezia seminando il terrore anche nell’entroterra.

La mostra è il frutto di un’alleanza tra istituzioni che condividono un’idea contemporanea di museo aperto, capace di generare ricerca e proprio in questo spirito la Pinacoteca “Podesti” di Ancona, grazie alla proficua collaborazione con la Diocesi di Treviso, accoglierà l’Annunciazione di Tiziano proveniente dalla cappella Malchiostro nel duomo di Treviso.

L’intera e ricchissima gamma di approfondimenti suggeriti dal confronto tra le due opere esposte a Pieve è presentata e discussa nel catalogo della mostra curato da Bernard Aikema e Thomas Dalla Costa ed edito da ZeL per la collana “Quaderni” della Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore (€ 20), con testi dei due curatori, nonché di Augusto Gentili, Gianluca Poldi, Marco Tittarelli e Riccardo Toffanin. Walter Musizza

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