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sabato 31 Gennaio 2026,

Il lago dei cicli

Quota e rispetto: le nostre montagne da conoscere, da scalare, da percorrere in bici e a piedi, da far fruttare (Foto Diego Tabacchi)

Sul numero 5 dell’Amico del Popolo “di carta” del 29 gennaio 2026, in distribuzione questa settimana (su abbonamento, in edizione digitale e in edicola), puoi leggere per intero gli articoli sull’argomento.

Pedalare o camminare di fianco all’acqua silenziosa del lago, su un percorso dedicato. Lo sguardo che si leva e incontra i colori dei boschi, mutevoli nelle stagioni dell’anno. E poi più su, dietro i paesi e i primi rilievi, ecco le pareti delle Marmarole, candidate a diventare parco nazionale, con la piramide acuta del Cimon del Froppa che domina il Centro Cadore dai suoi quasi tremila metri.
Idea bellissima, accarezzata per anni, difficile da realizzare, molto costosa e ora finalmente sulla strada giusta per diventare realtà: parliamo dell’anello ciclopedonale del Lago del Centro Cadore, meno di dieci chilometri di sviluppo per quasi dieci milioni di euro, in gran parte coperti con i fondi destinati ai Comuni di confine. I lavori per il primo stralcio in sinistra orografica dovrebbero iniziare in primavera e durare un anno.

Dopo attese, rinvii e passaggi amministrativi complessi, la ciclopendonale attorno al lago di Centro Cadore va dunque a occupare un posto concreto nell’agenda delle opere del territorio. Oggi le risorse per la prima fase dei lavori – sei milioni per la sinistra orografica – sono disponibili. Il progetto è ritenuto di rilievo per il Cadore e per l’intera provincia di Belluno. (…)

Il primo intervento, che dovrebbe partire a breve, riguarda il collegamento tra le aree già urbanizzate di Pieve (la spiaggia di Miralago, vicino alla diga) e il campeggio di Domegge, lungo la sponda sinistra. Qui il percorso sfrutterà in parte tratti esistenti e in parte nuove opere, con tempi di cantiere stimati in trecento giorni al massimo. Poi, dopo un anno, i lavori del secondo stralcio. Parallelamente proseguono gli studi per i segmenti più complessi, in particolare quelli che richiedono nuovi attraversamenti e soluzioni tecniche impegnative, come i ponti sospesi sui corsi d’acqua immissari del lago (cioè del Piave che lo forma) e i passaggi in zone a forte valenza naturalistica. (…)
Luigi Guglielmi

Calalzo-Cortina in bici? «Grandi numeri, in crescita»
Il giro del lago? «Può diventare volano turistico forte»

Dalla Val del Boite arrivano conferme concrete sul valore turistico ed economico delle ciclovie, grazie all’esperienza ormai consolidata della Lunga Via delle Dolomiti. A testimoniarlo è Fabio Tabacchi, che gestisce, tra le varie attività, «La Tappa», il noto bar-ristoro situato a Valle lungo la pista ciclabile.

«La Calalzo-Cortina funziona molto bene», racconta. «Da tre anni gestiamo, per conto di Papin, il noleggio bici sia a Calalzo sia a Valle e i numeri sono in costante crescita. Sono molti di più coloro che percorrono la Cortina–Calalzo, perché è in discesa. Questo si riflette chiaramente sul noleggio».
Secondo Tabacchi, si tratta di un segnale inequivocabile del potenziale del cicloturismo, un segmento in forte espansione anche a livello nazionale. Tuttavia, il successo porta con sé nuove esigenze: «La ciclabile va migliorata e potenziata, soprattutto nella cartellonistica. Nei punti in cui si esce dal tracciato principale, i turisti – in particolare quelli stranieri – si perdono e si lamentano». (…)

Sul versante sinistro del lago esiste già una struttura che potrebbe intercettare parte di questo nuovo flusso turistico: è lo Chalet Miralago. Guido Lozza, che lo gestisce con la sua famiglia dal 2015, racconta una scelta imprenditoriale fatta guardando lontano.

«Quando abbiamo preso il Miralago», spiega, «avevamo già in mente il giro del lago. Era una scommessa difficile: la strada d’accesso era problematica e la struttura necessitava di importanti interventi».

Una visione messa a dura prova dagli eventi successivi: prima la tempesta Vaia, che ha colpito duramente l’area proprio nell’anno dell’apertura, poi il Covid, che ha cambiato radicalmente le esigenze turistiche. Dopo la riapertura dello scorso anno, con riscontri incoraggianti, Lozza guarda ora con fiducia alla ciclabile: «Ho sempre creduto in questo progetto. È il segnale di un’unione tra Comuni per un bene comune».

Secondo Lozza, il Cadore può intercettare un turismo diverso, più rilassato, fatto di passeggiate e percorsi accessibili, accanto a quello più “estremo” della montagna. (…)
Carla Laguna

«Libertà è arrampicare con poche cose
La sicurezza? Nelle mie dita, nella testa»

«Sono stato definito in molti modi, ma la mia cifra, come alpinista è stata ed è la libertà». Agordino, 66 anni, Manrico Dell’Agnola, è un mito vivente: alpinista, fotografo, scrittore, creativo, accademico del Cai. Una vita controvento, sia in parete che in piano, e contro più d’una forza di gravità.

Cosa significa per lei essere liberi scalando?
«Tema vasto quello della libertà. In alpinismo significa anzitutto arrampicare con poche cose, poca attrezzatura. Portato all’estremo, libertà significa arrampicare slegato, opzione che m’è sempre molto piaciuta. Adesso che sono vecchietto devo stare più attento: basta sbagliare una volta…».

E non puoi più raccontarlo…
«Già (sorride) e diventerebbe pure l’ultima. Con gli anni subentra un po’ di paura e quella sensazione di non essere più all’altezza. Tuttavia continuo ad arrampicare con pochi indispensabili materiali, cercando di affrontare la parete nel modo più onesto, che significa anche andare in cordata con pochissimi chiodi. Insomma cercando di “violentare” la parete il meno possibile». (…)
Alberto Laggia

L’eccellenza vicino alla città

Il Monte Serva, quale esso ci appare da Belluno, è una montagna strana, spesso poco considerata, ancorché amata. Il nome ci dice come questa montagna un tempo fosse ricoperta da una fitta foresta, una selva autentica. Ora, nonostante che rispetto alla metà del secolo scorso, si sia ampiamente arricchito di vegetazione nella parte medio-bassa, nella parte più alta esso ci appare ancora privo.

Maestoso, enorme, quasi ingombrante panettone. Una presenza comunque importante per i bellunesi, che si accosta e fortemente contrasta con quella della Schiara che ci appare in ben altra forma in fondo alla valle dell’Ardo, alla sua testata, quale fantastico castello. Un’ancella forse della montagna dolomitica di Belluno, un’ancella comunque importante.

Quanto diversa la sua morfologia sul versante che guarda Belluno, da quello rivolto verso settentrione. Quello ci appare più complesso, più selvaggio, ricco di suggestioni che si rivolgono a un escursionismo riferito a coloro che amano la montagna e ne prediligono gli aspetti duri. Qualcuno ne ha parlato attraverso delle immagini, ma non esiste una vera guida monografica di quei luoghi che assista quel pellegrino dei monti più nascosti e riservati. Sono ancora pochi quelli che osano affrontare quei sentieri, quelle tracce impervie, quelle esposizioni, quei silenzi impenetrabili. Un mondo a portata di mano, ricco di una bellezza diversa, che attende un suo cantore. (…)

Pioggia e neve non si trasformano in corsi d’acqua. L’acqua scompare in profondi inghiottitoi, salvo riapparire molto più in basso accanto al fiume amico di Belluno, alla Piave, dove essa si trasforma nelle Fontane di Nogarè. C’è ancora chi ricorda gli anni giovanili, quel percorrere su e giù il corso della Piave, ai piedi del Serva, a monte della Ponta de l’Anta, la ricchezza di acque oltre il Sass de Fra Canoro, la loro limpidezza. La natura si trasforma, cambia di suo col tempo, ma spesso, troppo spesso, vi è l’intervento dell’uomo a trasformarla. Quel ricco mondo di acque, di fontane, di pozze, di quasi laghetti, è in parte scomparso. Le pendici della montagna bellunese si sono arricchite di case. La popolazione si è spostata dal centro della città e quelle acque che miracolosamente riapparivano poco a monte della Piave, si sono immiserite. I rifiuti della civiltà non mancano.

Ma quando le precipitazioni si fanno più abbondanti, quei luoghi tornano a vivere la vita per cui sono nati. Il verde predomina accanto all’azzurro di acque superficiali, mai profonde, talvolta sporcate dal fango, disturbate da una vegetazione che a volte nasconde le stesse acque. Qui vi può giungere chiunque vada alla ricerca di qualche brandello di suggestione, di una ispirazione, di un romanticismo a portata di mano. (…)
Giuliano Dal Mas

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