Pochi giorni fa il Consiglio dei ministri – su proposta del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso – ha approvato il programma di emissione delle carte-valori postali per il 2026, in cui vengono annunciate ben 59 nuove uscite, dedicate, come di consueto, a eventi storici, ricorrenze istituzionali e grandi personalità della storia e della cultura italiana. Tra queste, a gennaio, ma in data ancora imprecisata, ci saranno due valori celebrativi dedicati alle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026.
In attesa di conoscere la data precisa e i relativi bozzetti ricordiamo oggi quelli emessi per i Giochi Olimpici invernali di Cortina 1956, in verità piuttosto trascurati internazionalmente dal punto di vista filatelico, visto che le emissioni vennero da soli tre paesi: Italia, San Marino e Monaco. Un bilancio deludente, visto che vari paesi europei avevano emesso francobolli per le precedenti Olimpiadi di Oslo del 1952 (tra cui Austria, Finlandia, Saar e naturalmente Norvegia), per non parlare dell’edizione 1960 a Squaw Valley negli Stati Uniti, salutata dalle poste di tanti paesi di tutto il mondo, anche da quelli estranei alla pratica degli sport invernali.
Nel 1960 la più tempestiva fu la Repubblica di San Marino, che già il 15 dicembre 1955 pose in vendita dieci francobolli con sette differenti soggetti bicolori, realizzati su bozzetti dell’ingegner Corrado Mancioli e stampati dall’Istituto Poligrafico dello Stato a Roma. Si trattò di una serie di autentico pregio tecnico, tanto che l’esemplare di 10 lire raffigurante una pattinatrice si meritò l’assegnazione della “Medaglia Alberto Bonacossa 1955”.
Lo stesso Mancioli disegnò successivamente i quattro valori che furono emessi il 26 gennaio 1956 dalle Poste italiane (rispettivamente di lire 10, 12, 25 e 60), con soggetti dedicati non tanto agli atleti, quanto ai quattro grandiosi impianti sportivi realizzati dal CONI per la disputa dei Giochi, ciascuno dei quali associato a uno sfondo di montagne dolomitiche: il trampolino Italia con la Croda da Lago, lo Stadio dello Sci col Cristallo, il Sorapis e l’Antelao, lo stadio del ghiaccio con il Pomagagnon e la pista di Misurina con le celeberrime Tre Cime di Lavaredo.
In extremis, nel mese di aprile, a Giochi ormai conclusi, arrivò anche il francobollo del principato di Monaco, che scelse come soggetto il trampolino Italia, le cui perfette linee architettoniche furono evidentemente apprezzate dai dirigenti delle Poste monegasche.
Tornando all’emissione italiana, va riconosciuta la bravura dimostrata da Corrado Mancioli, nato a Roma nel 1904 e ivi morto nel 1958. Laureato in ingegneria, si era dedicato fin dalla metà degli anni Trenta alla pubblicità, aprendo uno studio con il fratello Ottorino. Oltre a disegni per cartoline e per francobolli, realizzò una cinquantina di manifesti dalle linee plastiche e moderne, molti dei quali, eseguiti con la tecnica dell’aerografo, riguardavano manifestazioni a carattere sportivo e culturale. Di questo periodo sono ancor oggi molto apprezzati dai collezionisti due manifesti dedicati rispettivamente all’hockey su ghiaccio e alla vela, ma vanno ricordati pure i suoi disegni a due colori con motivi artistici romani utilizzati postumi per i biglietti delle Olimpiadi di Roma 1960.
Va ricordato inoltre che a Cortina fu predisposta per la prima volta una ricca e ben congegnata gamma di annullamenti, sia meccanici che a mano (con timbro con cornice che riproduceva un cristallo di neve, simbolo dei Giochi) per ogni singola gara, che consentirono una notevole documentazione sportivo-filatelica dei vari eventi. L’organizzazione poté contare su ben sei uffici postali, ubicati alla Posta Centrale, allo Stadio del Ghiaccio, al Centro Stampa presso l’albergo Savoia, alla sede CIO all’albergo Miramonti, alla sede C.N.O.-F.I.S. all’albergo Cristallo e a Misurina. A questi andavano ad aggiungersi altri annulli commemorativi predisposti già negli anni precedenti, a partire dal novembre 1953, per propagandare i giochi con diverse diciture e soprattutto quelli voluti per le inaugurazioni dello stadio del ghiaccio (26 ottobre 1955) e del trampolino Italia (8 dicembre 1955), nonché per la staffetta della Fiamma Olimpica (22 gennaio Ufficio postale di Roma Campidoglio) e 23 gennaio 1956 (Ufficio postale di Venezia San Marco).
Riandando ai miei trascorsi filatelici adolescenziali, posso dire che i francobolli italiani degli anni Cinquanta e Sessanta mi parevano in generale piacevoli e più interessanti rispetto a quelli troppo severi e tristi dei paesi dell’Europa orientale, ma comunque assai meno attraenti, per fantasia e colori, rispetto a quelli americani o perfino di alcune nazioni povere, come Togo, Niger, Maldive, ecc., indotte da intenti puramente speculativi a celebrare di tutto e di più, dalle farfalle ai pesci, dai carri armati ai cartoni animati.
Oggi mi rendo conto di quanto importante sia che la filatelia si occupi solo di paesi seri, ma devo constatare d’altra parte che è decaduta alquanto negli interessi delle giovani generazioni, che ormai non ricorrono più a lettere e cartoline per comunicare notizie ed emozioni. Essa però, pur ridotta più a una raccolta di gadget che non di valori postali, rimane una maestra di vita e di storia.
Per rendersene conto basta passare in rassegna su un catalogo internazionale i tanti francobolli dedicati alle Olimpiadi moderne, la cui scansione quadriennale ci permette di cogliere, in una sorta di pellicola accelerata, il mutare del nostro vivere. A partire naturalmente dai primi emessi, quelli della Grecia del 25 marzo 1896 (secondo il calendario gregoriano) o del 6 maggio 1896 (secondo il calendario giuliano).
Walter Musizza




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