«Dopo tanti giorni passati a piangere, senza intravedere una soluzione, è stato il primo spiraglio di luce che ho visto».
È stato proprio il suggerimento della dottoressa a far capire a Susanna (nome di fantasia) che interrompere la gravidanza non era l’unica possibilità, come fino a quel momento le era sembrato.
«Avevo vent’anni quando ho iniziato una relazione con un ragazzo che la mia famiglia non accettava», racconta Susanna, arrivata in Italia dal Marocco quando era ancora bambina. «Dopo qualche anno abbiamo deciso di andare a vivere insieme, ma da lì sono iniziati i problemi, aggravati anche dall’atteggiamento della suocera, che non mi aveva mai accettato».
Dopo pochi mesi Susanna rimane incinta. Di fronte a questa situazione nuova, lui, preso dalla paura, la lascia e va a vivere in Germania.
La famiglia di Susanna la accoglie malvolentieri, sia per le difficoltà economiche, che nel frattempo erano peggiorate, sia per questioni morali. Da qui le lacrime, le fatiche e i dubbi, fino alla scoperta del Centro.
«Un giorno ho parlato con la mia dottoressa della situazione in cui mi trovavo e lei mi ha fatto presente che esisteva un’associazione, il Centro di Aiuto alla Vita. Qui ho trovato persone gentili che mi hanno subito confortata, dicendomi che non mi avrebbero lasciata sola. Ho potuto contare su di loro sia per preparare il corredino, sia dal punto di vista economico, attraverso un Progetto Gemma. Grazie a loro ho portato avanti una gravidanza tranquilla e serena.
La mia bimba adesso è grande e io sono una mamma felice».
E la sua bimba è una delle undici nuove vite venute al mondo in provincia di Belluno nel 2025 grazie al lavoro dei quattro Centri di Aiuto alla Vita provinciali.
Una piccola classe che fa la differenza, soprattutto in una provincia come la nostra, che ogni anno si spopola sempre di più. Grande merito va alle volontarie e ai volontari dei Centri di Aiuto alla Vita, che sostengono centinaia di donne e famiglie in difficoltà non solo con aiuti materiali, ma soprattutto con ascolto e amore.
Come Fernanda Viezzer Olivieri, 85 anni, una vita al servizio della vita, che ci ha raccontato la sua esperienza da “cavolina”.
In occasione della Giornata della Vita, che si celebra proprio oggi, domenica primo febbraio, nel numero 5 de L’Amico del Popolo (in edicola questa settimana) puoi leggere l’approfondimento completo (a cura di Livio Casagrande), con le storie delle volontarie e delle donne aiutate, oltre ai dati sull’attività dei Centri.
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