Non avevo il pulmino alle Scuole Medie perché la tratta Cavessago-Castion non era prevista (abbastanza logico).
Non potevo neppure fermarlo quando passava salendo dall’Anconetta: “Tojo” tirava sempre dritto.
Eppure facevo 33,2 km alla settimana a piedi, sole, pioggia o neve che fosse. Sono ancora qua.
Quando nevicava il desiderio più marcato era rotolarsi nella neve, arrivare a casa magari con i geloni (diavolin) e poi ripartire immediatamente per il doposcuola, per fare a palle di neve, naturalmente prima e dopo l’ingresso.
Altro che ipotermia: era felicità.
Nel merito.
Ha sbagliato l’autista.
Ha sbagliato DolomitiBus a permettere quel prezzo folle ai residenti, ma evitiamo di farne una tragedia nazionale.
Chiudo qua e passiamo oltre, tanto non verrò neppure invitato alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi dal senatore De Carlo.
Fabio Bristot – Rufus
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2 commenti
Giuseppe
In fin dei conti si tratta solo di un ragazzino: uno dei pochi sopravvissuti alla denatalità! Cos’è successo? Nulla. Mica è intervenuto il soccorso alpino…
tomaso
Concordo con Rufus. Ma, mutatis mutandis, la situazione di questo ragazzo, in una strada di grande traffico, non è minimamente paragonabile a quella della giovinezza di Rufus, e tanto meno alla mia, negli anni ’50 dello scorso secolo, quando attraversavo Belluno da sud a nord per andare alle Gabelli tra mura di neve e trovavo a malapena quattro auto lungo la strada.