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domenica 8 Febbraio 2026,

Olimpiadi, discesa maschile: argento per Franzoni, cresciuto a Falcade

Oro per lo svizzero Von Allmen. Grande terzo posto per il capitano azzurro Dominik Paris (foto Ski College Veneto)

È grande Italia nella discesa libera maschile sulla pista Stelvio di Bormio. Gli azzurri conquistano due delle prime tre medaglie delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Sfugge l’oro, vinto dal campione svizzero Franjo von Allmen, uno dei grandi favoriti della vigilia. Ma il podio si tinge d’azzurro: Giovanni Franzoni è splendido secondo, a soli due decimi dalla vetta, mentre il capitano della squadra azzurra Dominik Paris chiude terzo, a mezzo secondo, conquistando la sua prima medaglia olimpica. Più indietro il campionissimo Marco Odermatt e gli altri italiani Mattia Casse e Florian Schieder.

Domani sarà protagonista Cortina, con la discesa libera sull’Olympia delle Tofane, con speranze di medaglia per la valanga azzurra guidata da Sofia Goggia. Ma già sul podio di oggi c’è un po’ di Belluno: il vicecampione olimpico Giovanni Franzoni, infatti, è cresciuto allo Ski College di Falcade, una vera fucina di campioni.

Il ritratto

Giovanni Franzoni, nato nel 2001 e astro nascente dello sci alpino italiano, ha frequentato il liceo scientifico ad Agordo e lo Ski College Veneto di Falcade. Ha bilanciato la carriera sportiva, culminata con l’ingresso nella Nazionale Juniores durante il quarto anno di liceo, con il percorso scolastico. Dopo aver debuttato in Coppa del Mondo nel 2020, lo scorso 19 dicembre ha ottenuto il terzo posto nel superG della Val Gardena; e, sempre in questa specialità, ha vinto sulla ‘Lauberhorn’ di Wengen il 16 gennaio. Otto giorni più tardi, si è imposto in quella che rimane la più classica delle prove di discesa libera: la ‘Streif’ di Kitzbühel.

Lo Ski College Veneto

Una storia che parte da lontano. La nascita ufficiale, infatti, risale all’anno scolastico 1990-1991, ma il cammino dello Ski College di Falcade inizia ben prima. E prende le mosse dall’intuizione di un visionario, Graziano Pollazzon, allora presidente regionale della Fisi. Scopo dichiarato del suo progetto: la creazione di una realtà capace di integrare istruzione e sport agonistico di alto livello. Bisogna ricordare, per meglio inquadrare l’idea, che tra scuola e sport il rapporto era, nel migliore dei casi, di reciproca diffidenza. Due mondi che, tenacemente, si sforzavano di non comprendere come entrambi dovessero pensare a far crescere e far maturare i giovani che erano loro affidati.

A Pollazzon l’idea era nata dopo aver conosciuto lo Schigymnasium Stams, scuola superiore a indirizzo sportivo per la formazione di atleti agonisti negli sport invernali, operante a Stams, cittadina austriaca del Tirolo.

Come tutte le idee rivoluzionarie, peraltro, anche quella del College si dovette scontrare con ostacoli di vario genere. D’altra parte, pensare a una scuola capace di permettere a giovani atleti (dai 14 ai 19 anni) di praticare sci alpino, sci nordico e snowboard senza trascurare, anzi integrando, la pratica sportiva con gli studi superiori era davvero puntare a rovesciare dalle fondamenta idee e convinzioni radicate da sempre. Ma la costanza e la testardaggine di Pollazzon finirono per avere la meglio e il College iniziò ad essere considerato come un modello e come un’opportunità per i giovani talenti sportivi.


Uno dei primi, voluto con forza proprio da Pollazzon, fu Pietro Piller Cottrer, destinato a una carriera sfolgorante. Una carriera nella quale brilla la gemma di più giovane vincitore (aveva appena 21 anni!) della mitica 50 chilometri di Holmenkollen, la collina di Oslo. Anno dopo anno, la struttura di Falcade è andata crescendo. Al punto che oggi è certo più facile provare a definire che cosa sia lo Ski College di Falcade. Basterà scorrere l’elenco degli atleti chiamati a vestire la maglia azzurra ai Giochi di Milano-Cortina. Vi si troveranno i nomi di Giovanni Franzoni, Elia Barp, Maurizio Bormolini, Lucia Dalmasso, Elisa Caffont e Filippo Ferrari. Per non dire di chi, come Tommaso Leoni, ha dovuto arrendersi alle conseguenze di un infortunio.
Tutti passati dalle aule del College.

Questo è solo un estratto dell’articolo, a cura di Silvano Cavallet, che potete leggere nel numero 6 dell’Amico del Popolo “di carta”, in uscita il 5 febbraio 2026 e in distribuzione questa settimana (su abbonamento, in edizione digitale e in edicola).

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