Medici di famiglia, «È crisi di vocazioni e vi spiego perché»

L’assenza di specializzazione. Le ‘‘sirene’’ del privato. Intervista a Gianluca Rossi
25 Febbraio 2026
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Sul numero 9 dell’Amico del Popolo “di carta” del 26 febbraio 2026, in distribuzione questa settimana (su abbonamento, in edizione digitale e in edicola), puoi leggere per intero l’intervista a Gianluca Rossi e l’approfondimento sullo stato della riforma dei medici di famiglia. Sfoglia L’Amico del Popolo “classico”, non perderti il piacere delle notizie impaginate, della grafica, delle evidenze.

«Se si vuole riformare la sanità bisogna riformarla tutta e bisogna iniziare dalle fondamenta. Se si vuole un sistema universalistico», quello che vige in Italia e che garantisce l’assistenza a tutti, indipendentemente dal reddito, «bisogna partire dalla base. La base è la medicina del territorio perché è il primo accesso alla medicina».

Gianluca Rossi è medico di famiglia a Belluno. «Lo dicono i numeri: dove c’è una medicina generale che funziona, la gente vive più a lungo e meglio. La gente, quando sta male o quando pensa di star male, deve trovare una porta aperta e questa porta è il medico di medicina generale».

I medici di medicina generale (o di famiglia, di base, del territorio) sono liberi professionisti che lavorano in convenzione con la sanità pubblica. Rossi è iscritto agli autonomi dello Snami ed è rappresentante sindacale nel comitato aziendale dell’Ulss 1 Dolomiti: tocca a lui confrontarsi con ‘‘la controparte’’, con i vertici della sanità pubblica.

Rossi, come mai la medicina del territorio è in crisi? Come mai i medici di famiglia sono sempre meno?

«Perché mancano le vocazioni. E le vocazioni le puoi creare solo se rendi appetibile questo lavoro. Attualmente non è appetibile, per i giovani medici. Nel mio gruppo siamo passati da 12 a 6 nel giro di tre anni. Diversi giovani medici che ho conosciuto hanno mollato, sono ‘‘scoppiati’’ per il carico di lavoro e si sono resi conto che non è economicamente gratificante».

Perché?

«Intanto perché il medico di famiglia deve organizzarsi autonomamente il proprio ambulatorio, pagandoselo. Non ci viene fornito il personale dello studio, che è a nostre spese, e anche nelle medicine integrate gli incentivi che l’Ulss dà non bastano per pagare gli infermieri. Poi perché siamo gravati dagli obblighi burocratici, che non accennano a diminuire».

Rossi ha passato i 60 anni e potrebbe già andarsene in pensione («ho riscattato la laurea»), ma rimane ‘‘in trincea’’ («tanti assistiti mi chiedono di restare») nell’ambulatorio che già fu del padre, in via Feltre a Belluno.

«Il medico di medicina generale è un imprenditore di se stesso», si racconta. «È un libero professionista in un libero mercato di fatto. La mia attività necessita di un ambulatorio, dell’infermiere, di chi fa le pulizie, della segretaria, dei materiali di consumo: dal camice ai rotoli di carta, agli strumenti, ai disinfettanti, tutto a nostro carico. Insomma sono una specie di libero imprenditore con tutte le spese e i rischi d’impresa che ciò comporta».

Ma non sarebbe tutto più facile, allora, se diventaste dipendenti della sanità pubblica? La politica ci ragiona da tempo e si stanno realizzando le Case di comunità, dove i giovani medici del territorio devono (…)

Quella riforma
che non si fa

Un anno fa l’approvazione della riforma dei medici di famiglia sembrava a un passo: i nuovi professionisti sarebbero diventati dipendenti del Servizio sanitario nazionale. La categoria si è opposta in tutti i modi, il percorso si è arenato e tutto rimane sospeso. Così i medici del territorio vanno avanti come professionisti privati che lavorano in convenzione con le Ulss.

O quasi. Perché nel frattempo si vanno realizzando le Case della Comunità, poliambulatori sparsi sul territorio nei quali i medici di base devono prestare servizio per alcune ore, in aggiunta alla loro normale attività. Sono chiamati a un maggiore impegno nelle Case (15 ore su 38 settimanali) i medici più giovani e con meno assistiti in carico.

Rimane infatti la convinzione che (…)

Autore

  • Sono nato a Pieve di Cadore nel 1965. Mi sono diplomato al liceo classico "Tiziano" di Belluno e laureato all'Università di Padova in Lettere classiche (Glottologia). Sono sposato dal 1996 con Roberta, abbiamo tre figli. • Ho mosso i primi passi nel giornalismo televisivo a Teledolomiti, sono diventato giornalista professionista all'Amico del Popolo nel 1998. Ho scritto e scrivo di un po' di tutto: ladino e minoranze linguistiche, confini della Marmolada, autonomia e autonomie, acque ed energie, ambiente e territorio, sanità e salute, strade ferrovie e trasporti, Europa, Ucraina, ritratti, cultura e spettacoli. Nel 2000 ho realizzato in html il sito internet www.amicodelpopolo.it, occupandomi della sua struttura per un paio di decenni. Ho realizzato i modelli del layout del giornale cartaceo prima con Cci e poi con Indesign. • Al di là del lavoro, la mia passione di studio rimane la linguistica: ho pubblicato diverse cose soprattutto su questioni di ladino e dialetti della provincia di Belluno. Nel 2025 ho coordinato la realizzazione del manuale «Scrivere i dialetti bellunesi», primo tentativo di grafia unitaria per tutte le parlate della provincia di Belluno. • Mi sono ritrovato a ideare e organizzare iniziative di un certo rilievo, su tutte direi la mostra di Tiziano in San Rocco a Belluno nell'autunno 2005 e il Cammino delle Dolomiti. • Sono mappatore OSM.

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19 risposte

  1. Ammiro i medici al servizio della gente, conosco molto bene la loro dedizione e lo stress a cui sono pure loro sottoposti. La loro è proprio una vocazione; e attualmente si sa come stanno male tutte le vocazioni sacre e profane.

  2. Perché iscriversi a Medicina se proprio quando sarebbero serviti sono stati messi fuori servizio 4000 medici non disposti a rischiare la pelle per ubbidire, oltre che ai protocolli ministeriali ,anche al cieco’obbligo vaccinale con la collaborazione attiva della Federazione degli Ordini il cui presidente ne ha denunciato uno ( per tutti) per essere stata irrispettoso verso la sua persona , mentre a sua volta rivendica il “merito” di aver ubbidire a una circolare ministeriale emanata proprio per dargli questo potere di sospenderli dal lavoro, tra l’ignavia dei colleghi che potranno lucrare,se il derelitto soccombe nella causa, al risarcimento di 1 € per ciascun medico iscritto all’ordine. Oltre ad altre bazzecole risarcitorie personali per l’augusto presidente suddetto.Ognuno provi a fare il conto .
    Ricercare la causa solo nella cattiva organizzazione del sistema sanitario ,nella burocrazia soffocante, nella scarsa convenienza economica dimenticando in un cassetto una simile esperienza collettiva , che ha colpito in modo particolare coloro che alla medicina intesa proprio come missione e libera professione intellettuale avevano creduto.

  3. Per anni ci si è prostrati, se non venduti, alle richieste della parte pubblica in cambio di incentivi miserrimi per sopperire al mancato rinnovo delle convenzioni. Il “nemico” si accomodò sulla riva aspettando che passasse il cadavere… E oggi salutiamo il nemico. Alla fine della fiera, siamo stati i nemici di noi stessi MMG. Poi, l’ accesso alla professione è totalmente sbagliato: tecnocrazia e niente umanesimo.

    1. Assolutamente d’accordo.
      I sindacati hanno accettato per anni incentivi miseri da aggiungere a compensi miserrimi.
      Lo sa la gente che un medico di famiglia ha in carico un paziente per 60 euro lorde per anno(3 euro netti,forse meno),e costui ti può schiavizzare tutto l’anno.
      Neanche in Bangladesh…..

      Poi va da un qualumuspecia

  4. CARICO DI LAVORO??? MA QUANDO MAI!!! IN QUESTI 5 ANNI AVEVAMO UNA DOTTORESSA, AL MATTINO NON ERA MAI REPERIBILE, AL POMERIGGIO DURANTE L ORARIO DI AMBULATORIO QUASI IMPOSSIBILE TELEFONARE. MIA MAMMA NATA 1930 E UNA MIA CUGINA NATA NEL 1938E CON TUMORE METASTATICO. IN 5 ANNI MAI VISTO LA DOTTORESSA.ATTUALMENTE SONO ENTRAMBE DEFUNTE. N.B : NEL FRATTEMPO LA DOTTORESSA HA CONTRATTO MATRIMONIO E GENERATO 2 FIGLI. TERMINATO IL PERIODO DI RESIDDENZA OBBLIGATORIA NEL DISTRETTO DOVE ESERCITAVA LA PROFESSIONE, SI È TRSFERITA.

    1. Gentile signora
      la dottoressa in questione avrà anche fatto due figli, con 5 mesi di maternità pagata una miseria dall empam, dovendosi trovare un sostituto, e senza possibilità di prolumgare per l allattamento.
      Se non le piaceva, comunque, avrebbe potuto cambiare medico. Se secondo lei non ottemperava agli obblighi di orario e reperibilità, avrebbe potuto segnalarla alla asl. Guardi quanti diritti avete voi pazienti!

  5. Buongiorno.
    Rispetto molto chi si dedica ad essere medico di base.
    È una professione molto difficile e sono d’accordo che si tratta di una vocazione.
    Non di meno dico che altri tipi di professione non siano altrettanto complesse, orari di lavoro potenti e tantissimi problemi da risolvere.
    Parlo di quella ingegneristica nel privato come nel mio caso.
    E le soddisfazioni spesso sono poche e gli stipendi non sono gratificanti e,a volte, non sicuri se i clienti non pagano (nelle piccole aziende).
    Così comunque viene assicurata la continuità dei servizi pubblici (intendo il contributo di tutti i lavoratori nel settore privato).
    Il denominatore comune di tutte le professioni penso sia il fatto del bene comune e in ultima analisi di dare pure un significato alla nostra esistenza, sull’insegnamento cristiano di Paolo che ci ha sempre invitato di offrire il meglio di noi stessi per l’edificazione della Chiesa e della società.

  6. Purtroppo nessuno dei politici ha interesse a rimettere a posto il SSN allorquando ospedale, medico di famiglia, guardiamedica, pronto soccorso, specialistica ambulatoriale interna e convenzionata esterna ivi comprese cliniche private, coprivano perfettamente ogni necessità sanitaria della gente comune, perchè sia la destra che le sinistre se ne stanno infischiando del welfare degli Italiani; a loro interessa solo fingere di litigare, per continuare invece a succhiare dappertutto le risorse del nostro paese affossando, lesinando, sottostimando, smembrando e rapinando senza ritegno la salute ai malati !

  7. Sante parole solo chi conosce lo stress a cui sono sottoposti i medici di medicina generale capiscono . Spesso lavoro sottovalutato e non capito, per i non addetti ai lavori sembra che sia un privilegio . Niente di tutto ciò. Spesso anche trattati male anche dai pazienti che pensano che il medico di mmg no faccia nulla.

  8. Dopo 6 anni di universita’ e 3 anni di un inutile corso di specializzazione,come potrebbe essere appetibile un professione , che potrebbe essere davvero appagante, ma in realta’ si riduce ad un carico burocratico che toglie tempo,spazio e testa?

  9. Io sono un vecchio medico di famiglia, compio 69 anni a luglio, il 1 agosto vado via e non vedo l’ora. Qui da noi in Veneto, Aulss7 pedemontana si lavora 12 ore al giorno, reperibilità 8-20, medicina integrata. Io ho 1760 assistiti, faccio sulla carta 3 ore di ambulatorio ma in verità sono 6 ore al giorno, solo in ambulatorio, poi devo andare a domicilio per le programmate agli anziani, circa 35/40 al mese, più gli oncologici da seguire in cure palliative. Abbiamo infermieri, call center visite su appuntamento, si, prenotati 18 si presentano 30 /35 ogni giorno almeno, e dimenticavo i consigli circa 3 ore, wa e email comprese. Il lavoro sommerso, sconosciuto, di chi non sa e parla inutilmente per aprire bocca e infangare una categoria. Ormai tutti sanno, accertamenti, medicine, cure da fare, poi dopo il covid non ne parliamo, tutti gli asini sono diventati scienziati. Lascio per stanchezza, potevo anche stare fino a 70 anni, ma penso a me stesso. Un saluto da un medico di famiglia che non fa niente tutto il giorno ed è stufo di non fare niente per asino di turno che raglia, e quanti ce ne sono credetemi.

    1. Io ho fatto questo lavoro con dedizione e passione per 44 anni. Ho lavorato in un paese di circa 6500 abitanti, in media ho assistito 1.650 pazienti lavorando circa 10 ore al dí, facevo visite domiciliari quasi tutti i giorni, conoscevo tutti sin dalla nascita perché all’inizio non c’era neanche il pediatra, conoscevo le dinamiche della famiglia, i problemi, le gioie, ero un punto di riferimento, sempre disponibile, anche solo per un consiglio. Da circa 10 anni e dopo il covid, tutto è cambiato in peggio, dal carico burocratico, alle pretese di richieste spesso improprie da parte di alcuni pazienti, fatte con saccenza e arroganza, molte pressioni per avere tutto e subito, così a 69 anni e 6 mesi, ho chiuso lo studio e sono andata in pensione. È una nuova vita, riesco a gestire il tempo per fare tutte quelle cose a cui avevo rinunciato per dedicarmi con serietà ai miei pazienti.

  10. La tempesta mediatica e sanitaria creata dalla pandemia Covid ha lasciato conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti.Carenza di organici territoriali e ospedalieri, scadente formazione dei giovani medici e una disinformazione vaccinale che ha creato grosse fratture all’interno della categoria minando al contempo la fiducia dei cittadini.Oggi buona parte della medicina sembra orientata più che mai al business e alla carriera piuttosto che alla salute del cittadino con una situazione che rimarca ancor di più quella a macchia di Leopardo già segnalata in precedenza su tutto il territorio nazionale.Se a ciò aggiungiamo il nepotismo e l’ingerenza della politica nella gestione e nelle decisioni importanti il quadro è completo.Chi è cagion del proprio mal pianga sé stesso a cominciare dalla politica, dal ministero della salute fino alle potenti lobbies farmaceutiche.Mala tempora currunt!

  11. Dice un mare di cose inesatte. Imprenditore? Libero professionista? Rischio d’impresa? Lunga vita dove c’è una buona medicina di base??

  12. Il vero e unico nemico dei MMG non sono i pazienti , ma le ASL , con tutti quegli pseudo dirigenti messi lì dalla politica , che oltre non capire un cavolo del lavoro del medico , vogliono insegnare ai medici cose che ignorano , aumentano ogni giorno la burocrazia e i controlli sul lavoro che svolgono. Per questo motivo , appena i medici vedono uno spiraglio per fuggire, se ne vanno di corsa. Le ASL sono la vera rovina del SSN, troppa gente negli uffici ( tutti rigorosamente con tessera politica ) , non all’ altezza del ruolo che rivestono e che sono più loro numericamente , che il personale medico è infermieristico ,e l’ unica cosa che sanno fare è rompere i Maroni ai MMG.

  13. Un parente medico che lavora in ospedale voleva fare il medico di base, ha fatto il concorsone ed e’ arrivato nono, tutto bene direte…ma poi ha scoperto che pur essendo specializzato da 20 anni avrebbe dovuto andare a scuola per 3 anni da chi ne sa meno di lui e guadagnare 800 euro al mese, un decimo di quello che percepisce come medico ospedaliero. Ha lasciato perdere.

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