Social, cinema e castelli: il Medioevo a portata di click

di Jacopo De Pasquale - Marco Brando analizza come cinema, TV e social reinventano il Medioevo, tra cliché visivi, narrazioni semplificate e costruzione di identità culturali.
3 Marzo 2026
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L’apertura del ciclo di conferenze Sogno e realtà – Immagini e visioni del Medioevo tra Ottocento e Novecento, organizzato dall’Ente Palio di Feltre in occasione dell’omonima mostra al Museo Diocesano, è affidata a un tema che intercetta uno dei nodi più sensibili della cultura contemporanea: il rapporto tra produzione mediatica e costruzione dell’immaginario storico. Con Medi@Evo. L’Età di mezzo nei media italiani, incontro svoltosi il 27 febbraio, il giornalista e saggista Marco Brando ha proposto una ricognizione critica sulle modalità attraverso cui il Medioevo viene oggi rappresentato, semplificato o reinventato nei media generalisti e digitali.

Negli ultimi decenni, la presenza del Medioevo nello spazio pubblico è cresciuta in modo esponenziale. Non si tratta soltanto di un revival estetico o narrativo: la categoria di “Medioevo” è diventata un dispositivo retorico, un contenitore simbolico utilizzato per descrivere fenomeni sociali, politici e culturali. In questo processo, i media svolgono un ruolo decisivo, spesso oscillando tra divulgazione, intrattenimento e costruzione di stereotipi.

Brando ha analizzato questa dinamica mettendo in luce la persistenza di cliché visivi e narrativi, che tendono a ridurre la complessità storica a pochi tratti riconoscibili, e la funzione identitaria che il Medioevo assume nel discorso pubblico, come epoca “altra” da cui prendere distanza o a cui guardare con nostalgia. Ha inoltre approfondito l’impatto dei social network, che accelerano la circolazione di immagini e narrazioni semplificate, spesso sganciate da qualsiasi verifica storica.

Il giornalista ha collocato infine il suo intervento in un dibattito più ampio, che negli ultimi anni ha visto storici, antropologi e studiosi dei media interrogarsi sul rapporto tra storia e rappresentazione. La domanda di fondo – quanto il Medioevo che consumiamo coincide con quello che studiamo? – non riguarda solo la divulgazione, ma soprattutto la responsabilità culturale delle istituzioni e dei soggetti che producono contenuti, primi fra tutti i mass media. In questo senso, la conferenza di Brando apre il ciclo con un orientamento metodologico chiaro: la ricerca scientifica deve continuare a svolgere il suo ruolo di garante della correttezza delle nozioni, ma al contempo dovrebbe radicarsi in modo più capillare nel mondo della scuola, per contrastare i luoghi comuni sul Medioevo proprio nel luogo che più di ogni altro è deputato alla verifica e alla trasmissione accurata delle informazioni, oltre stereotipi e nozioni ormai desuete.

Jacopo De Pasquale

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