L’acqua che disseta: dal pozzo alla sorgente dello Spirito

Dalla sete d’Israele nel Sinai al dialogo con la samaritana, il simbolo dell’acqua attraversa la Bibbia e rivela in Gesù la risposta ai bisogni più profondi del cuore umano. (nell'immagine particolare della Samaritana, opera di Sebastiano Ricci, Museo Fulcis di Belluno)
7 Marzo 2026
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In quel luogo dunque il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: «Perché ci hai fatti uscire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?» … Il Signore disse a Mosè: «Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani di Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va’! Ecco, io starò davanti a te sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà» (Esodo 17,3-6).

Per lunghi anni gli ebrei hanno fatto nel Sinai l’esperienza della sete e dei miraggi, hanno scavato pozzi e sognato una terra dove l’acqua scendesse dal cielo sotto forma di piogge e rugiade, dove sgorgassero sorgenti e scorressero valli. Nomadi in un deserto desolato, hanno associato le lande assolate e aride alla morte e l’acqua alla vita, alla bellezza, alle benedizioni di Dio; hanno pensato al Signore come a «colui che comanda alle acque del mare e le spande sulla terra».

Nella Bibbia l’immagine dell’acqua ricorre nei contesti più svariati. Dio assicura ai deportati un futuro prospero e felice con promesse legate all’acqua: «Scaturiranno acque nel deserto, scorreranno torrenti nella steppa. La terra bruciata diventerà una palude, il suolo riarso si muterà in sorgenti d’acqua». Allontanarsi dal Signore significa fare scelte di morte, equivale a rimanere senz’acqua: «Hanno abbandonato me sorgente di acqua viva per scavarsi cisterne screpolate che non tengono l’acqua». Le parole accorate del profeta che invita il suo popolo alla conversione – «O voi tutti assetati venite all’acqua» preludono a quelle pronunciate da Gesù nella spianata del tempio: «Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me». È lui la sorgente di acqua pura che sazia ogni sete.

Siamo così introdotti nel tema centrale del dialogo fra Gesù e la samaritana. I discepoli sono andati alla ricerca del cibo materiale; la donna è venuta ad attingere acqua al pozzo. A tutti Gesù offre invece un cibo e un’acqua che essi non conoscono.

La sete della samaritana è il simbolo dei bisogni più intimi che tormentano il cuore della sposa-Israele: il bisogno di pace, di amore, di serenità, di speranza, di felicità, di sincerità, di coerenza, di Dio. Sono questi i bisogni che ogni uomo sperimenta.

L’acqua del pozzo indica i tentativi e le astuzie che l’uomo mette in atto per placare questa sete che nessuna “cosa” materiale riesce a soddisfare. L’acqua viva che Gesù promette è di altro tipo, è lo spirito di Dio, è quell’amore che riempie i cuori. Chi si lascia guidare da questo Spirito ottiene la pace e non ha bisogno d’altro.

La donna di Samaria, all’inizio del dialogo, pensava all’acqua materiale, non sospettava neppure che potesse esisterne un’altra. Un po’ alla volta, però, ha cominciato a percepire e ad accogliere la proposta di Gesù. La sua progressiva scoperta è sottolineata con cura dall’evangelista. All’inizio, per lei, Gesù è un semplice viandante giudeo; poi diviene un signore; poi un profeta; in seguito è il messia; infine, con tutto il popolo, lo proclama Salvatore del mondo.

Attraverso il cammino spirituale della donna di Samaria, Giovanni vuole far intuire ai cristiani delle sue comunità il percorso proposto a ogni discepolo. Prima di incontrare Cristo l’uomo è preoccupato unicamente degli aspetti materiali della vita. Sono realtà importanti, anche indispensabili, ma non bastano, non possono costituire l’obiettivo unico e ultimo della vita. Solo chi incontra Cristo, chi scopre che egli è il “salvatore del mondo” e accoglie il dono della sua acqua, sente che ogni fame e ogni sete possono essere saziate.

L’ultima parte del vangelo presenta la conclusione del cammino spirituale della samaritana e di ogni discepolo. Cosa fa questa donna dopo aver incontrato Cristo? Abbandona la brocca (non le serve più perché ormai ha trovato un’altra acqua!) e corre ad annunciare ad altri la sua scoperta e la sua felicità. È l’invito a divenire missionari, apostoli, catechisti, a raccontare a tutti la gioia e la pace che prova chi incontra il Signore e beve la sua acqua. Per interiorizzare il messaggio, ripeteremo: «Dissetaci con la tua acqua Signore, non permettere che ci accostiamo ad altri pozzi».

Giulio Antoniol

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