Il Museo Burel di Belluno avvia “Giornaletto clandestino”, un progetto editoriale in cinque uscite che sostituisce temporaneamente le mostre e trasforma gli spazi in un luogo di lettura e incontro.
«Un esercizio vigile di speranza, tra parole e silenzio animale». A partire dal 21 marzo e fino al 13 giugno il museo di via Mezzaterra a Belluno propone un’iniziativa editoriale che segna una nuova fase della propria programmazione. Non si tratta di una mostra, ma di un giornale in formato A3, stampato su un unico foglio e distribuito ogni tre settimane, per un totale di cinque numeri. L’istituzione si apre così alla città, assumendo il ruolo di spazio dedicato alla parola e alla condivisione.
Il progetto si inserisce nel percorso avviato con la rassegna «Masquerade» e prosegue la riflessione sulle “presenze” – esseri, maschere e figure – già esplorate nelle precedenti attività espositive. Questa volta, però, il museo cambia impostazione: al centro non ci sono opere visive, ma la scrittura e la lettura.
Le pubblicazioni saranno distribuite secondo un calendario definito: il primo numero il 21 marzo, seguito da uscite l’11 aprile, il 2 maggio, il 23 maggio e il 13 giugno.
Alla base dell’iniziativa c’è un riferimento storico e personale. La direttrice del museo e curatrice del progetto, Daniela Zangrando, richiama un’esperienza legata alla stampa clandestina antifascista: «Ricordo che mia nonna materna, quasi tre anni fa, pochi mesi prima di morire, mi aveva raccontato di “Non Mollare”, uno dei primi giornali antifascisti», scrive Daniela Zangrando, direttrice del museo e curatrice del progetto. «Ciclostilato, usciva quando poteva, ed era riuscito a portare avanti ventidue numeri dal 1925. Era, a tutti gli effetti, un foglio clandestino. Avevo appuntato il nome e fatto una ricerca su casi analoghi. Mi è piaciuto subito il pensiero di una scrittura che è atto di presenza rivolto ad una comunità invisibile. Chi legge, ne è parte.»
Il “Giornaletto clandestino” viene descritto come uno spazio essenziale e provvisorio, che rinuncia a ogni dimensione monumentale per concentrarsi su una forma minima e fragile. La parola scritta è l’elemento centrale di ogni numero, affiancata soltanto da richiami visivi al mondo animale, come musi, becchi o zampe, a suggerire una presenza discreta e simbolica.
Durante l’intero periodo del progetto, il Museo Burel sospende le esposizioni e si trasforma in sala di lettura e punto di riferimento per il pubblico. Nelle giornate di uscita il museo sarà aperto per due ore, dalle 10 alle 12, offrendo la possibilità di consultare il giornale e incontrare persone coinvolte nell’iniziativa. Alcune copie saranno inoltre distribuite in diversi luoghi della città: «lo vedrete spuntare in qualche locale, in qualche libreria, e magari vi farà compagnia mentre berrete un caffè».
L’iniziativa si propone come risposta sobria al contesto contemporaneo, puntando su una dimensione condivisa e partecipata della conoscenza, nella quale la lettura diventa forma di presenza e relazione.











