«Il futuro è già passato ovvero mi, Belun, i Belumat e le bele compagnie». 48ª puntata
Dietro lo schermo dei sorrisi

L’esperimento, dopo quattro anni, ebbe un buon esito[1]. Il 6 dicembre 1974 nasce ufficialmente Teledolomiti[2]. Ivano Pocchiesa riesce a coinvolgere un gruppo di persone interessate a dare una nuova voce stabile al progresso economico e culturale della provincia di Belluno; è la prima emittente radiofonica ‘libera’ della provincia di Belluno, una delle prime del Veneto. Il 4 gennaio 1975 viene registrata, presso la Cancelleria del Tribunale di Belluno, anche la testata giornalistica, che consente la produzione ed emissione di un primo notiziario locale. Questo rende finalmente completo il palinsesto dell’emittente. Nel febbraio 1977 l’emittente si amplia al segnale video trasmettendo, per qualche ora al giorno, telefilm, cartoni animati, e programmi preconfezionati ad uso delle nuove realtà televisive ‘libere’. Verso la fine degli anni ’80 esordisce il ‘Telegiornale’.

RadioTeleDolomiti

Il ’74 fu anche l’anno in cui cominciai a collaborare con RadioTeleDolomiti, data la confidenza pluriennale con Ivano Pocchiesa, già amico di mio padre Ottorino, compagno di avventura nella Compagnia di Arte Varia Bellunese e tra i fondatori del Cine Foto Club Belluno[3]. In ragione delle ricerche che stavo facendo sulla tradizione popolare imbastii una rubrica che prevedeva il dialogo telefonico col pubblico. Si intitolava Indovina indovinèl: indovinelli e proverbi nella cucina bellunese. Io illustravo ricette, suggerivo e richiedevo proverbi e mi ponevo come sfidante del pubblico per quanto riguardava i quesiti; possedendo un’ampia banca di risposte, avevo buona probabilità di indovinare e questa sfida al contrario stimolava molto gli ascoltatori. Così, un po’ alla volta, ne scoprimmo altri e alla fine la raccolta si mostrò ricca ed esauriente. Questo modo di fare radio (e poi TV), in maniera interattiva attraverso il telefono, ebbe un successo inimmaginabile che è ancora testimoniato nelle musicassette del mio archivio ma soprattutto è di piena attualità ancor oggi.
Da parte sua, anche Giorgio cominciò a tenere, via radio, una rubrica di carattere scolastico che si intitolava ‘L’Inglese cantando’, in cui metteva a frutto l’ottima conoscenza teorica e pratica della lingua d’Albione attraverso le canzoni più in voga del momento, specie quelle dei Beatles, mettendo in gioco le sue indubbie qualità canore.

La squadra di Teledolomiti che si andò formando dalla metà degli anni Settanta, per un decennio, fu ben supportata da uno staff tecnico plasmato dall’esperienza diretta e da grande spirito di sacrificio[4]. Inoltre poté contare su molti elementi di grande spessore, spesso puri volontari che condividevano e credevano nel buon comune obiettivo[5]. Una buona parte di questi sono, fra l’altro, tra i protagonisti di questo libro.

A Radio e TV, Pocchiesa volle aggiungere presto il filone dei ‘multimediali’, aperto con i miei libri (Indovina indovinel, Storie de la nona, entrambi corredati di musicassetta esplicativa coi documenti originali) e dalle prime edizioni audio dei Belumat (vinili e musicassette), cui ne seguirono molti altri degni di molta nota[6]. Ma è tutta storia che vedremo.
Per quanto mi riguarda, ho proseguito con le rubriche radiofoniche a Teledolomiti anche negli anni successivi fino all’arrivo della TV locale su cui ho trasbordato immediatamente. Dette rubriche hanno portato il nome di Magnar rùstego (un paio d’anni) e di Aria de Belun, appena dopo l’uscita del primo disco[7]. Tra i documenti allegati, transcodificati, ci sono una quarantina di queste puntate (anni Settanta)[8].
I am ciok, you are talok
Tra i giovani tuttofare emergenti della radio ci fu, nei primi anni Ottanta, anche Massimo Capraro che fin da giovane mostrò di avere buone doti di showman; appena si sentì un poco sicuro ebbe l’occasione di produrre, con Teledolomiti, un 45 giri dal sapore di premio con due suoi pezzi forti, il primo dei quali in un inglese sballato dal candido titolo di I am ciok. Col tempo poi le sue doti si sono rivolte all’organizzazione ed è diventato il punto di riferimento della Cooperativa ‘Scoppio-spettacoli’.
San Vetor secondo Vico (1975)




A metà anno esce una cartella di 4 acqueforti incise da Vico Calabrò per altrettante leggende su San Vittore da me reinterpretate dal popolare.
Nel frattempo si intensificano gli scambi d’opinione e di versi con gli amici dei due periodici ‘El Burchiello, Circolo dei poeti dialettali in Veneto’ (fondato nel ’57 da Diego Valeri e sostenuto poi da Arturo Bogo e Chechi Zorzi) e de ‘El Sil, periodico del ‘Circolo Amissi de la poesia’ fondato da Alberto Albanese Senior nel 1970, cui partecipano attivamente Andrea Cason, Marcello Cochetto e molti altri.
La mia rubrica radiofonica su cibo e indovinelli prosegue anche nel corso di quest’anno, mentre Giorgio ne inventa una che ha come protagonista il vecchietto Piero, bonario criticone dell’ambiente sociale cittadino. Come si vede, le attività dei singoli proseguono diversificate da quella del gruppo (I Belumat) anche per differenti disponibilità del tempo.

L’anno è comunque pieno di luci e d’ombre: il 27 luglio vi è l’addio al Battaglione Belluno; dal 1910 sono passati in città almeno 50.000 alpini.
Il 22 dicembre muore a Milano il m.o Nino Prosdocimi[9] che fu direttore della Corale Bellunese, animatore dell’Orchestra Stabile di Belluno, componente della Filarmonica, ma soprattutto Amico di famiglia e anche mio maestro di musica e canto alle scuole elementari Gabelli. Eclettico e geniale, si dedicò anche alla composizione classica. Fu grande sostenitore anche della Compagnia di Arte Varia Bellunese e realizzò per quella tutta la parte sonora, commedie musicali comprese. Realizzò una melodia che oggi è entrata nel repertorio classico dei cori di montagna a supporto delle parole della ‘Catineta’ del poeta bellunese Giovanni Olivotto: «No sta piànder Catineta, se in America ò da ndar …»[10]
Settembre bellunese (1975, 20 settembre)

Nel ’75 Giorgio diventa direttore artistico del Gruppo Folk Castion[11], sodalizio che curerà con successo per alcuni anni seguenti.
Come Belumat, assieme a questo gruppo fummo protagonisti in uno spettacolo al Comunale nato nell’ambito del ‘Settembre bellunese’ e che servì come ottima prova per quello che poco più di un anno dopo avrebbe sancito definitivamente la nostra popolarità[12].

[1] Sulla scia delle notizie che giungevano a Belluno dopo il blitz di Telebiella e del suo ideatore Beppo Sacchi alla fine del 1971, a Belluno un gruppo di sette ragazzi, capeggiati da Ivano Pocchiesa, diedero l’avvio, semiclandestino, a una radio FM che trasmetteva nella immediata periferia del capoluogo, da una cantina della frazione di Nogarè. Questo fu il vero inizio di un’avventura, per molti aspetti affascinante, che ha lasciato tracce in persone e attività ancor oggi operanti nel settore, segno che qui, fin dall’inizio, si era ben seminato. Si trasmetteva solo dal tardo pomeriggio, godendo dell’effimera libertà del poter trasmettere via etere anche pezzi allora censurati dalle trasmissioni RAI, come “L’Avvelenata” di Guccini, Dio è morto dei Nomadi ecc. Fin dall’inizio peraltro, uno spazio veniva riservato da Pocchiesa (primo storico speaker) alle notizie locali, rigorosamente in diretta, seguendo la falsariga di un ipotetico palinsesto. In qualche occasione, la vigilia di una giornata festiva, le trasmissioni venivano prolungate anche per tutta la notte, dando l’avvio ad una sorta di turni tra i ragazzi, per l’inserimento continuo di dischi e musicassette, in quanto allora erano sconosciuti i registratori a lunga durata che, in seguito, sarebbero diventati consueti in ogni studio. La domenica invece, le trasmissioni erano sospese.
[2] Da quell’avvio goliardico prese forma la regolare costituzione della società Teledolomiti che ebbe tra i fondatori: Vincenzo Barcelloni, Renato De Fanti, Mario Parizzi, Ivano Pocchiesa, Franco Spavieri. Primo presidente venne nominato Ivano Pocchiesa che rimase in carica fino al 1986. Poi molti altri soci di capitale vennero ad aggiungersi anche se, operativamente, il nucleo iniziale rimase inalterato. Per qualche tempo, con il trasferimento della sede nello storico palazzo Minerva in via Rialto, l’impegno principale fu quello di ideare i palinsesti, studiando la possibilità di attuarli.
[3] Ne era stato fondatore e presidente dal 1960 al 1970.
[4] Si pensi solo alla difficoltà di diffusione del segnale in una provincia quasi totalmente montana, con ‘ponti’ e ‘controponti’ da mantenere in funzione (una quarantina) con ogni condizione atmosferica; il tutto per un ‘parco’ ascoltatori tutto sommato limitato come quello dei possibili sponsor.
[5] Ricordo, ad esempio, Gabriella Monego, Cristina e Stefania Pocchiesa e Lilly Capraro, i primi volti televisivi proposti ai bellunesi da RTD. Meritano almeno un cenno Attilio Pellegrinon, impeccabile dirigente di ristorante, Attilio Bogo, splendido chef, e con lui gli insegnanti Dario De Nardi e Salonia, e ancora il giornalista Dino Bridda e l’ingegner Maurizio Curti. Non si può tralasciare il maestro Piero Trombetta, l’autore di Kriminal Tango, che ha vissuto con Teledolomiti un vero revival. E i poeti Mirka Nalin e Giancarlo Dal Prà?
[6] Basti pensare alla collana audio con Le poesie di Zanini, di Zanzotto e Davide Maria Turoldo e altri ancora.
[7] A questa partecipava anche Giorgio (i Belumat).
[8] [Nell’ideale progetto editoriale di Gianni dovevano esserci allegate le registrazioni delle puntate in formato digitale, ndr].
[9] Nino Prosdocimi fu tra i personaggi di spicco della cultura bellunese per l’intera sua stagione di musicista di ottimo livello. Nel ’32, diresse la sua composizione il “Mistero della Resurrezione di Nostro Signore”, per coro e orchestra accompagnando il debutto del giovane pianista locale Giuseppe Zanussi. Analogamente accadde nel ’58 per ‘I prigionieri di Gea’ col coro dei bimbi della Gabelli (il testo della fiaba musicale era di Pierina Boranga, la direttrice della scuola). Da pianista accompagnava le voci della lirica nei concerti cittadini. Nel ’42 collaborò al concerto per l’inaugurazione del nuovo stabilimento Chinaglia, il primo concerto di fabbrica; gli esecutori erano i violinisti Guido Odorizzi, Luigi Dalle Vedove, Nino Prosdocimi con la partecipazione del tenore Campo Dall’Orto. Prestava gran parte della sua opera senza nulla pretendere, molto spesso per scopi benefici e di solidarietà, essendo ricambiato dalla stima e dalla gratitudine di tutti.
[10] Collaborò col Maestro Pietropoli e i Cori Minimo e Agordo, musicando testi di poeti agordini (Carmela Ronchi) e altri.
[11] Il gruppo folkloristico di Castion nasce nel 1963 sulla spinta di alcuni paesani sostenuti specialmente da Ezio Savaris che ne sarà presidente per molti anni.
[12] Il 20 settembre ’75.












Una risposta
Apprezzo moltissimo, avendolo conosciuto e stimato per molti anni, la “biografia” di Gianni.
La teneva sempre, in fase di costruzione, in un raccoglitore sul tavolo della cucina.
Il suo carattere fortissimo l’ha fatto vivere, nonostante tutto, a livelli culturali alti.
Spero che il suo patrimonio (a suo tempo strutturato nell’ archivio digitale SORAIMAR) possa essere salvaguardato, così come sta accadendo con la vostra pubblicazione.