Un bel Ambaradan per gli alpini del “Feltre”

90 anni fa il battaglione combatteva in Africa contro le truppe dell’imperatore Hailé Selassié. Nella foto: ufficiali italiani in zona Amba Arabat nel febbraio 1936.
11 Aprile 2026
143

Secondo Matteo Dominioni (Lo sfascio dell’impero, ed. Laterza, 2008) la guerra di Etiopia, iniziata nel 1935 e conclusa il 5 maggio di 90 anni fa, fu la campagna coloniale più grande della storia, uguagliata solo successivamente da quanto avvenuto con i francesi in Algeria e con gli americani in Vietnam. Anche se il confronto può apparire audace, certo bisogna ammettere che l’impegno italiano per numero di uomini, modernità di mezzi e perfino rapidità di azione assunse proporzioni mai viste prima d’allora, alimentando un conflitto di alta valenza simbolica e propagandistica, che risultò molto utile al regime per rinsaldare il suo assetto interno e il suo prestigio internazionale e, in prospettiva più ampia, per orientare verso quelle terre lontane la stessa emigrazione italiana.

Con la giustificazione di un attacco di truppe abissine al nostro presidio di Ual Ual nell’Ogaden avvenuto il 5 dicembre 1934, Mussolini si assunse la totale responsabilità della guerra contro l’imperatore Hailé Selassié con l’obiettivo della conquista dell’intera Etiopia e della nascita dell’impero fascista. A preparare l’attacco fu Emilio De Bono, che poté contare su sei divisioni in Eritrea, una in Somalia e tre in Libia, cui si aggiunsero circa 50.000 volontari, per lo più della milizia, quasi a sancire il carattere prettamente fascista dell’intera operazione.

Il 2 e 3 ottobre 1935 le nostre divisioni avanzarono dall’Eritrea verso Adigrat e Adua e all’inizio non incontrarono resistenze, tanto che l’8 novembre le avanguardie entrarono a Macallè. Presto però si manifestarono grossi problemi a causa delle difficoltà palesatisi nei rifornimenti e nelle stesse scarse capacità operative e logistiche del piccolo porto di Massaua: difficoltà che portarono il 14 novembre alla sostituzione di De Bono con il Maresciallo Graziani.

In questa prima fase della guerra vennero mobilitate pure le truppe alpine, tra le quali la 5a Divisione Alpina Pusteria costituita appositamente il 31 dicembre 1935 a Brunico e comprendente anche un reggimento Alpini con i btg. Feltre, Pieve di Teco ed Exilles e un reggimento Artiglieria Alpina, che inglobava pure il gruppo Belluno (btr. 22, 23 e 24).

Il Feltre partì dalla Caserma Zannettelli il 30 dicembre 1935 al comando del magg. Vittorio Emanuele Bollati e, imbarcato a Napoli insieme ai battaglioni Pieve di Teco ed Exilles, giunse a Massaua il 12 gennaio 1936. Secondo il Museo nazionale storico degli Alpini di Trento il piroscafo utilizzato sarebbe stato il Conte Grande, ma su questo il sottoscritto nutre forti dubbi.

Oltre alle consuete compagnie 64ª, 65ª e 66ª, il Feltre comprendeva pure la 95ª come compagnia armi d’accompagnamento e iniziò subito la marcia verso la zona di Macallè, raggiungendo il 22 gennaio la conca di Enda Mariam. Dal 15 febbraio partecipò prima alle battaglie dell’Amba Aradam e dell’Amba Uork, dove il tenente Efrem Reatto meritò la Medaglia d’Oro alla memoria, poi a quelle della conca di Mai Ceu e del lago Ascianghi (31 marzo-3 aprile).

Fino al maggio 1936 il battaglione fu impegnato in ulteriori operazioni militari e al termine degli scontri armati restò in Etiopia ancora un anno per sistemare ponti e strade. Va sottolineato comunque il fatto che circa metà dei componenti della Pusteria si congedarono e rimasero a lavorare in Etiopia. Le unità rientrate parteciparono nell’aprile 1937 alla grande sfilata organizzata a Roma per festeggiare il primo annuale dell’impero, proclamato da Mussolini il 5 maggio 1936. A Efrem Reatto fu poi dedicato il 27 settembre dello stesso anno il nuovo rifugio voluto già nel 1929 dall’ANA ai piedi della Marmolada accanto al vecchio “Contrin”.

Al termine della campagna in Africa Orientale, il 22 ottobre 1936, fu costituito a Feltre un ulteriore contingente di complementi detto inizialmente Battaglione speciale alpini. Imbarcato a Napoli il 7 gennaio 1937, sbarcò a Massaua il 15 gennaio successivo per essere destinato a presidiare Addis Abeba, dove assorbì quanto rimaneva del battaglione Uork Amba dopo i congedamenti, assumendone anche la denominazione. Il reparto contava 27 ufficiali, 79 sottufficiali, 1031 alpini (cpp. 1A, 2a e 3a, con nappina verde), che nei mesi che seguirono e sino al sopraggiungere delle grandi piogge (maggio/settembre) svolse attività di carattere sia logistico che operativo.

L’evento che nell’arco dell’intera campagna più rimase impresso nella memoria e nell’immaginario collettivo nazionale fu proprio la battaglia di Amba Aradam nella provincia di Endertà, combattuta tra il 10 e il 19 febbraio contro le forze abissine del ras Mulugeta e vinta soprattutto grazie ai bombardamenti aerei e all’uso dell’iprite e del fosgene, in un caos indescrivibile, dove spesso non si riusciva a capire chi era e dov’era il nemico, a causa anche della presenza di bande mercenarie Azebo Galla al nostro fianco. La concitata e drammatica scansione di situazioni tattiche che si ebbe in questa fase della campagna venne sintetizzata dall’espressione popolare “ambaradan”, che è rimane in uso ancor oggi per indicare una situazione assai confusa e che fu coniata proprio dai nostri soldati sull’onda del disordine e della concitazione ai massimi livelli in cui si svolse la lotta su quell’amba. Ma la battaglia non divenne solo un esempio di caos strategico e tattico, bensì pure un simbolo delle atrocità legate all’uso di bombe aeree e gas tossici, sollecitando nuovi interrogativi e discussioni sul rapporto tra tecnologia e morale in contesti bellici. Interrogativi mai risolti e divenuti quanto mai attuali in questi ultimi mesi, segnati in svariate parti del mondo da crudeltà che pensavamo ormai bandite per sempre.

Walter Musizza

Autore

Condividi su

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Correlati

il nuovo numero

Prima Pagina

Versione digitale

Iscriviti alla nostra newsletter

I video

Versione digitale

Iscriviti alla nostra newsletter