Tra infrastrutture e promesse: che cosa resta alle Dolomiti dopo i Giochi

Il 13 aprile 2026 a Belluno incontro promosso da Italia Nostra su impatti dei Giochi invernali: interventi per 1,5 miliardi, mobilità e servizi al centro del dibattito pubblico.
12 Aprile 2026
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A evento sportivo concluso, resta aperta la domanda su che cosa abbiano lasciato le Olimpiadi invernali al territorio bellunese. È il tema al centro dell’incontro “Olimpiadi: cosa rimane alla montagna Bellunese?”, promosso da Italia Nostra – sezione di Belluno, in programma lunedì 13 aprile 2026 alle 18.30 presso l’aula magna dell’istituto “Leonardo da Vinci”.

Il dossier di candidatura aveva indicato obiettivi ambiziosi: rilancio della montagna, contrasto allo spopolamento, integrazione tra cultura urbana e alpina. A distanza di tempo, il bilancio appare più complesso. Sul piano degli interventi, si registra una quantità di opere infrastrutturali senza precedenti: circa 1,5 miliardi di euro investiti nel tratto tra Longarone e Cortina d’Ampezzo, in gran parte destinati a strade e circonvallazioni.

Secondo i promotori dell’incontro, molte di queste opere sono state realizzate attraverso procedure commissariali, limitando il coinvolgimento delle comunità locali e la possibilità di discutere soluzioni alternative o priorità diverse, come la messa in sicurezza di alcune aree critiche lungo la statale di Alemagna, tra cui la frana di Borca di Cadore.

Il territorio provinciale – osservano gli organizzatori dell’incontro – non si esaurisce nell’area di Cortina, ma presenta esigenze articolate. Da anni, realtà ambientaliste locali sostengono la necessità di un piano della mobilità che punti sul trasporto pubblico, sia su gomma sia su rotaia.

Nel frattempo, altri ambiti continuano a essere segnalati come critici: dall’offerta dei servizi sanitari alla formazione e all’innovazione, fino allo sviluppo di filiere produttive legate al turismo, al legno e alla biodiversità. Restano inoltre aperti i temi dell’idroelettrico e della redistribuzione dei relativi introiti sul territorio.

Nel comunicato si sottolinea come «le Olimpiadi su questi temi nemmeno hanno bisbigliato», evidenziando una percezione di scarsa ricaduta strutturale per l’area bellunese.

Anche il messaggio simbolico che ha accompagnato la chiusura dell’evento viene messo in discussione. «Armonia» e «Bellezza» erano state indicate come parole chiave: armonia tra città e montagna, bellezza delle Dolomiti. Tuttavia, secondo gli organizzatori, il rapporto tra visitatori e residenti non avrebbe prodotto un equilibrio duraturo, mentre alcune opere realizzate sollevano interrogativi sull’impatto paesaggistico e ambientale: si citano, tra gli esempi, la pista da bob costruita al posto di un’area ricreativa, il collegamento di Socrepes e gli interventi viari che interessano zone come San Vito di Cadore, l’ingresso di Cortina e la piana di Fiames.

Più in generale, viene sollevata una riflessione sul modello delle Olimpiadi diffuse, alla luce delle criticità emerse: trasporti, gestione dei volontari, sicurezza, servizi sanitari e coordinamento tra località distanti.

Di questi temi discuteranno Luigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness Italia, e Giuseppe Pietrobelli, giornalista del Fatto Quotidiano. L’incontro prevede anche uno spazio di confronto con il pubblico, che potrà intervenire con domande e osservazioni.

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Una risposta

  1. Tutte cose già comprese a suo tempo, ma che l’euforia dei giornalisti anche locali ha volutamente messo a tacere, in favore proprio di quello che sarebbe rimasto alla montagna veneta a seguito delle olimpiadi invernali. “Occasione unica”, diceva qualcuno anche da queste pagine e infatti ora vediamo tutti cosa resta: poco o niente di positivo e molto di negativo.

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