“Le città di pianura”, oltre gli 8 David di Donatello: è la rivincita del Bellunese ► IL COMMENTO

Di Marco Cacioppo. Il film del feltrino Sossai offre una ventata di ottimismo per chi ancora crede in un cinema libero e indipendente (foto MyMovies)
7 Maggio 2026
9191

Come gli Oscar insegnano, i premi non sono fondamentali né indicativi dell’effettivo talento di un artista, ma sicuramente alzano il morale di chi li riceve e, quando assegnati con il dovuto criterio, fanno bene, al premiato, alla sua categoria professionale e – perché no? – anche alla comunità più allargata di appartenenza che si rispecchia in lui. Ecco perché accogliamo con entusiasmo la notizia degli 8 David di Donatello ricevuti da Le città di pianura di Francesco Sossai nel corso della serata di premiazione svoltasi mercoledì 6 maggio a Roma e trasmessa in diretta da Rai 1.

Al di là delle statuette in sé, tra cui quelle per Miglior film, Miglior regia, Migliore sceneggiatura originale e Miglior attore protagonista per Sergio Romano, il trionfo di Le città di pianura (il cui percorso – lo ricordiamo – è cominciato esattamente un anno fa al Festival di Cannes per proseguire in sala con un incasso di oltre un milione e mezzo di euro, un risultato notevole per gli standard italiani a fronte di un budget di produzione abbastanza esiguo) rappresenta una rivincita simbolica su più fronti.

Da un lato c’è la soddisfazione di vedere premiato un cinema sinceramente indipendente (co-prodotto da Vivo Film e dalla tedesca Maze Pictures, anche se poi distribuito da 01, quindi “mamma Rai”), un cinema non ancora allineato capace di riflettere la visione autentica del suo autore. E in questo Sossai, per il momento, può essere salutato come l’equivalente maschile di Alice Rohrwacher. C’è solo da vedere (e sperare) se, come nel caso della cineasta toscana, anche il regista feltrino sarà in grado di rimanere fedele a se stesso e alla sua idea di cinema, senza quindi snaturarsi.

Dall’altro, quello di Le città di pianura, rappresenta una rivincita della provincia, del territorio veneto in generale e di quello bellunese in particolare, attraverso una valorizzazione dei luoghi intima, disincantata e fieramente fedele alle origini del regista. Ma è anche la dimostrazione che – per parafrasare un famoso detto – se non è Roma ad andare da Maometto, è Maometto ad andare a Roma. Nell’arco di un anno dalla sua uscita, il film di Sossai è stato amato e al contempo ridimensionato, ha saputo creare immedesimazione, ma anche distanza tra gli spettatori. Tutto è lecito, ma al di là dei giudizi personali, bisogna riconoscere che Le città di pianura e il suo riconoscimento istituzionale ai David di Donatello non solo sono di buon auspicio e sono da prendere da esempio per il nostro cinema, ma offrono una ventata di ottimismo per tutti quei registi o aspiranti tali che ancora credono in un cinema libero e indipendente.

di Marco Cacioppo

Autore

Condividi su

7 risposte

  1. Andrei oltre il premio ottenuto a vedere se il messaggio veicolato è stato recepito dal pubblico che ha potuto andare al cinema a vedere il film, altrimenti tutto il successo della critica è accaduto invano.

  2. Sono esattamente su questa linea che l’articolo di Cacioppo ha scritto….il cinema indipendente italiano non può morire e questo film indica il percorso che forse abbiamo smarrito….non sono d’accordo solo sull’accostamento Rohrwacher a Sossai….entrambi bravi ma molto diversi , anche come budget di produzione.

  3. Mi ha deluso il ruolo della regia di come hanno dipinto i veneti….ma questo è stato l’impatto del momento, perchéi veneti, anche nelle più critiche situazioni,sanno rialzarsi con dignità. . Ripensandoci, mi è piaciuto i vari luoghi che è stato ambientato, che conosco, mi ha emozionato…purtroppo c’è anche qui disoccupazione e ci saranno persone che si comportano come nel film..

  4. Per quanto mi riguarda il messaggio è arrivato.
    Da buona settantenne che di vita ne ha vista, l’ho trovato struggente e poetico.
    Spero che il messaggio arrivi ai giovani, perché è indirizzato ai giovani… giusto!
    Inoltre, dal punto di vista cinematografico mi ha emozionato tantissimo, molto diretto e… batticuore!
    Vittoria

  5. Sono Angelo Rampon ho visto il per me un film che rispecchia il Veneto di alcuni anni addietro, un po a che la mia vita . Poi Francesco Sossai ha inserito la pubblicità di Rampon Mobili che io ho fatto dagli anni 1987 al 2010. Nelle TV. Private e spero di avervi portato un piccino di Fortuna Francesco che lo conosciuto personalmente. Grazie mille Francesco Sossai.

  6. Il giorno prima di vederlo scendevo dall’Agordino x il Fadalto. Arrivato Venezia ovviamente mi sono fermato da Lele a bere l’ ultima (?) . Ero praticamente dentro il film. Lacrimoni !

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Correlati

il nuovo numero

Prima Pagina

Versione digitale

Iscriviti alla nostra newsletter

I video

Versione digitale

Iscriviti alla nostra newsletter