C’è un nuovo Amico. Sul numero 19 dell’Amico del Popolo di carta del 7 maggio 2026, distribuito questa settimana (in abbonamento tradizionale, in edizione digitale e in edicola), puoi leggere per intero l’intervista a Claudia Scarzanella. Acquista e sfoglia L’Amico del Popolo classico, non perderti il piacere delle notizie impaginate, della grafica, delle evidenze. Chiedi info a segreteria@amicodelpopolo.it
Come sta l’economia del legno in provincia di Belluno, dopo lo scossone della tempesta Vaia? Quali sono le prospettive del settore? E le ricadute sociali?
Ne abbiamo parlato in un forum nella redazione dell’Amico del Popolo; ospite Claudia Scarzanella, presidente di Confartigianato Imprese Belluno e titolare della storica Segheria Traiber (ha più di cent’anni) in Val di Zoldo.

Scarzanella, come descriverebbe oggi la filiera bosco-legno-falegnameria nel territorio bellunese?
«Il settore del legno in provincia di Belluno è un comparto storico, ma spesso sottovalutato. È un settore che lavora in sordina, ma che ha un impatto fondamentale per la nostra economia. Del resto dopo Vaia, vedendo i bilici pieni di tronchi sulle nostre strade, ci si è resi conto della sua importanza. In provincia di Belluno ci sono 372mila ettari di superficie boschiva: una delle aree più vocate in Italia per la disponibilità di materia prima. Operano qui 594 imprese artigiane che danno lavoro a 1.423 addetti, distribuite così: 114 nel comparto dell’arredo, 122 tra boschive e segherie, 343 in serramenti e legno per l’edilizia, e 15 in tappezzeria. Questi numeri dell’ufficio studi di Confartigianato veneto ci dicono che il comparto è molto legato all’edilizia, ma c’è anche un’eccellenza nel mobile, perché il grado di specializzazione delle aziende del settore è superiore alla media nazionale. Per quanto riguarda l’export, nel 2025 il legno e i prodotti in legno hanno raggiunto i 12,1 milioni di euro, con una crescita del 2,2% rispetto al 2024, soprattutto verso Francia, Germania e Slovenia. Il mobile, invece, ha subìto un calo del 22,7% nel 2025, con un valore di 15,3 milioni di euro e dopo un 2024 che era stato positivo. La produzione del mobile è rivolta soprattutto verso i mercati di Francia, Stati Uniti e Germania ed è evidente che la presenza di mercati extraeuropei come gli Usa influisce molto sulle dinamiche del settore».
Vaia 2018 ha segnato una svolta per il settore del legno. Come è stata gestita l’emergenza e quali insegnamenti ne sono derivati?
«Vaia è stata una catastrofe che ha abbattuto tra gli 8 e i 15 milioni di alberi, una quantità enorme di legname. Purtroppo, gran parte di questo materiale non è stato raccolto: i tir sono partiti soprattutto verso l’Europa dell’Est, ma molto legno è rimasto a terra, perché raccoglierlo costava più che lasciarlo lì. L’occasione di Vaia è stata in parte perduta, ma non per mancanza di impegno. Le aziende bellunesi non erano pronte ad assorbire quel quantitativo di legname, sia per mancanza di meccanizzazione, sia per mancanza di cultura del fare rete. Non c’è stata la capacità di realizzare accordi tra le imprese, ognuno ha agito nel proprio ambito, senza una visione comune. Vaia, però, ha smosso l’opinione pubblica e innescato meccanismi virtuosi: nuove leggi, tavoli di confronto, il decreto sui crediti di carbonio grazie al lavoro di Luca De Carlo e dell’ingegner Francesco De Bettin. Ha anche aperto fronti importanti su gestione delle foreste, tipologia di prodotti, essenze da valorizzare, e impatto del cambiamento climatico. Le foreste non sono più le stesse: dobbiamo abituarci a fenomeni climatici intensi. La natura va gestita, ma è anche sovrana. Noi dobbiamo essere pronti al cambiamento, intercettarlo, e capire che economia e territorio sono legati a doppio filo».
È possibile creare una filiera del legno in provincia di Belluno senza un’industria di grandi numeri?
«In provincia di Belluno le aziende del legno non hanno numeri da industria: ci sono realtà storiche come la Segheria Saviane o Baldovin Legnami, ma sono più commercianti che produttori. Il comparto è prevalentemente artigianale, e questo è un limite, ma anche una opportunità di specializzazione. La filiera del legno è un tema dibattuto dopo Vaia. C’è chi propone una grande segheria unica in zona centrale, come Longarone o Alpago. Ma mi chiedo: chi la gestirebbe? Dove troveremmo il personale e i manager locali? Chiudere le piccole realtà per aprirne una grande gestita da esterni non mi sembra la strada giusta (…)
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