Cante provocatorie (1978)

All’inizio del ’78 esce CANTE[1] che viene presentato all’Auditorium di Belluno[2] in simbiosi con la citata mostra. Per l’occasione nasce un concerto di poesia e musica che viene eseguito a più voci (Secco, Fornasier, Perale) con la parte musicale di sottofondo affidata alla prestigiosa chitarra di Michele Santoro e gli interventi dei due Belumat che cantano brani i cui testi sono tratti dal libro[3]. Presentatore d’eccezione della giornata fu Ugo Fasolo[4].



Mostra e presentazione vengono in seguito riproposte presso la Biblioteca Civica di Vittorio Veneto[5], con la presentazione di Bepi De Marzi[6] ed Enzo Demattè, con Ivano Battiston alla fisarmonica classica ad accompagnare i due Belumat e con le sculture di Franco esposte nella galleria della biblioteca.
FabbriCante
L’uscita di Cante, affrontando il tema del lavoro in fabbrica, non passò senza eco nella ‘mia’.
Due giorni dopo la presentazione il Barga[7] mi chiamò e, un po’ impacciato, mi chiese come mai avessi deciso di scrivere un libro ‘contro’ l’azienda … che non si aspettava questo da me, che non si sputa sul piatto dove si mangia… «Fermo – lo interruppi – ma lei ha letto il tale brano? Ha percepito la nostalgia del tal altro?». Si vedeva chiaramente che il libro non l’aveva neppure visto. Allora gli ho chiesto di attendere, sono andato a prenderne uno in auto, glielo ho regalato dopo averglielo dedicato, là di fronte e lentamente, senza esserne richiesto, e ho soggiunto «Legga, e poi se ha qualcosa da dire, mi chiami che sono sempre qua, ma non deleghi cuore e cervello all’Ufficio del Personale, che non ne sono pratici»; e ho preso la porta.


Cante è il primo libro che ho pubblicato ‘in proprio’.
L’idea di stampare autonomamente, mi venne col tempo e l’esperienza; a dirla tutta, mi ero accorto che gli editori locali, giustamente, nel mentre finanziavano l’opera, mi chiedevano di assicurare la vendita di una certa quantità la quale, a conti fatti, andava a coprire il costo dell’intero. Tanto vale quindi arrangiarsi, almeno i materiali restano a te e non devi poi andare a supplicare per averne altri e mostrare eterna gratitudine quando li hai ottenuti (orpo, li hai pagati tu!).

Meteora (1 settembre 1978)
Dopo soli 33 giorni dalla sua elezione, muore a Roma, improvvisamente, Don Albino Luciani che era salito al soglio di Pietro scegliendo il nome di Giovanni Paolo Primo. Era nato a Canale d’Agordo nel Venti e prima di fare il Cardinale a Venezia, aveva trascorso parecchi anni a Belluno, in seminario.
Insomma, in qualche modo ci era familiare anche se non fraterno. La festa dell’elezione porta ad un pronto impegno di visita da fare con l’AEB, per le congratulazioni, a Roma. A tal fine scrivo perfino il testo di un inno-marcetta, leggermente ‘rivendicativo’ a favore dei bellunesi. Avremmo dovuto cantarlo in corriera ma evidentemente il destino non lo voleva. Il lutto offre lo spunto a un’altra canzone di cui Giorgio mi invita a scrivere il testo perché ha in mente una melodia. Sono tra i pochi pezzi che non abbiamo mai registrato in pubblico e perciò li trascrivo come nota d’archivio:
TUTI A ROMA
1.
Noi són onèsti, noi són sinceri,
ma fin a ieri, ma fin a ieri …
noi són corteʃi, son beluneʃi
ma fin a ieri na rarità;
l é ocorésta na fumadina,
come na s-ciòpa, come na mina;
l é ocorésta na fumadina,
pa far véder che s èra qua!
Rit.: Papa papapapà tuti a Roma biʃogna andà!
2.
Treʃentomila però i é fora,
tuti in malora – come in malora! –
par no piànder su la farsóra
che miʃèria la povertà!
I emigranti ne manda schèi
boni fradèi, boni fradèi;
qua le banche se ʃgionfa asèi
e le urne le spetarà.
Rit.: Papa papapapà tuti a Roma biʃogna andà!
3.
Resta i normali ma i é costreti;
pochi diriti, manco dirèti;
fra Region co i stési difèti
ma speciali no sò parché.
L é parché l nostro dialèto
no l é na lengua ma l é corèto;
no l é crùc e, benedeto,
no l fa saltar l eletricità!
Rit.: Papa papapapà tuti a Roma biʃogna andà!
4
De problemi ghe n avón tanti,
sia par de drio che par davanti,
ma se co n Papa se càta i Santi
tanta strada ghe n é da far …
Doi servizi co n solo viàio,
forza e coràio, forza e coràio,
prima a San Piero, po al Ministèro,
tuti a Roma bisogna andà!
Rit.: Papa papapapà tuti a Roma biʃogna andà!
DON ALBINO
1.
Chi che nas par dar, / vìu da desperà
parché l tenp no l à / cor par la bontà!
Ti te dà, te dà / tut intorno a ti;
quei che i à beʃogn / crése senpre pì …
El ‘Parón te ól’; / cógne ciól su e andà
e canbiarse tut / co l umanità …
Rit.: Saràlo stat comé / che l cor a l se à fermà,
n amor cusita grando / fin da cavarte l fià!
o fursi màsa l sfòrz / de strénder quel burón
scavà co cativeria / da tuti quanti i òn?
2.
E ti tera, che / te lo à fiolà
in miʃeria ma / co la dignità,
te ghe à mandà dì / ‘quel che o pèrs o bù,
forse pi lontan / ma veʃin de Lu’;
e co l grop te l gòs / ma co l sang canbià
te lo à benedì / quando che l é andà.
Ritornello ….
3.
A quei altri fiói / te ghe l à mostrà
fior de la speranza / che s éa renovà.
— Qualche olta n lun / basta, no de pì —
e pa sto Belun / te era n sol cusì …
Po l é gnest na not / che no l à bu l dì
e che n à lasà / sto parché infinì.
Ritornello ….
Rit.: …
Nota: per le musiche, vedi nell’Archivio delle Tradizioni Soraimarc o ATOV
Cante a Vittorio Veneto (1978, 19 dicembre)

Portiamo a Vittorio Veneto la mostra di Franco. A presentare Cante ci sono altri due cari Amici: Bepi De Marzi[6] ed Enzo Demattè[8]. Bepi, quando gli ho mandato il libro, mi ha scritto una lettera perfino commovente. Stasera è qui con me.
Enzo il rosso (Demattè)
Lo chiamo così da quando ci siamo conosciuti, tanti anni fa a Falcade, dal Bepi Pellegrinon, alla presentazione[9] del suo libro La valle coi santi alle finestre. È sempre stato argento vivo, l’ho sentito subito e questa vibrazione vitale riesce a infonderla anche nelle opere, specialmente se poesie; quelle in dialetto sono capolavori di sentimento e di tecnica. Il rosso è raffinato ed è uomo di grande cultura che però non ti fa pesare. Te la lascia pensare, da buon montanaro d’animo, mentre guarda lontano per invitarti a giocare una partita oltre l’incognita del bosco, da cacciatore di sfide.
Quando stava a Preganziol e mi fermavo a trovarlo, capivo ancor meglio il suo bisogno di libertà che lo aveva portato a realizzare un ambiente quasi unico sotto un tetto altissimo, come cielo d’abete giù in pianura. Ho avuto l’onore e la fortuna di averlo come presentatore di altri miei libri, specie negli anni Ottanta e Novanta.
El Balbi

Il nostro collaboratore a Vittorio è stato, per anni, Gino Balbinot detto el Balbi. Un altro come lui era difficile trovarlo: amava mille argomenti tanto da farsi sfottere dagli amici per millantato credito sulle cose più bizzarre, salvo verificare poi che le cose stavano proprio come ti diceva. Ultimamente era diventato esperto in olio, vini e riso di cui si provvedeva e che faceva assaggiare e pervenire agli amici non per speculare ma per il piacere di condividere.
Se ne intendeva perfino di cucina. Da quando aveva lasciato il lavoro in banca si era dato alla cultura e al volontariato dove faceva valere le sue doti di organizzatore, «di direttore d’orchestra» – diceva.
Pensavo scherzasse fino al giorno che, passando a trovarlo, la Lisi, sua dolcissima moglie, mi ha detto che non lo poteva disturbare perché stava dirigendo l’orchestra – indicando col cenno una porta chiusa sul corridoio, da dove effettivamente arrivava la musica ben nota del terzo movimento della Sinfonia in Mi minore op. 95 (‘dal nuovo mondo’) di Anton Dvorak. «Ma a ti no l te crida no, va, va dentro»!

Mi sono avvicinato all’uscio e piano l’ho socchiuso. La stanza, lunga e stretta, era vuota e sul mio lato si intravedeva il Gino con la bacchetta in mano, solo davanti al leggio, coi fogli di musica, scarmigliato e rosso in viso che ci dava dentro a scandire col movimento i tempi alla filarmonica.
Aprendo un po’ di più, sull’altro lato, in fondo, la sua orchestra pompava in due grandi casse Hi-Fi collegate da qualche parte al giradischi. Mi vide ma non fece una piega e continuò a dirigere fino alla fine del pezzo. Poi andò a staccare i giradischi, tolse un asciugamano dall’unica sedia presente e iniziò ad asciugarsi il sudore. Mi guardò e disse «mi fae ginastica cusì, e me diverte anca – poi soggiunse ridendo – la orchestra la è bona ma ogni tant i ʃbàlia, e sempre te l medesimo posto, vutu far che, coparli?» Uscimmo e il caffè era già pronto.
Emigrate

A fine maggio come Belumat, teniamo un concerto a Borgo Prà di Belluno, in occasione dell’annuale festa dei marangoni. Anche i concerti di altro tipo restano comunque richiesti[10] anche oltre provincia, specie nel Trevigiano tanto che ai primi di dicembre approdano, per la prima volta, al Comunale di Treviso. A fine anno, quasi ormai una consuetudine, presentiamo al Comunale di Belluno il nostro terzo long play intitolato Emigrate – E mi grate[11].
Il ’78 è anche l’anno del cambio strutturale de I Belumat che consente formalmente al sodalizio di editare in modo autonomo i propri materiali[12].
Note
- [1] Secco Gianluigi, CANTE, liriche in vernacolo, con traduzione in Italiano e in Inglese con due litografie di Franco Fiabane; 114 p.; 17×24 cm; Belluno, Belumat Editrice, 1978.
- [2] Il 14 aprile 1978.
- [3] Sinistra Piave, Hospital, Canta de amor, The fountain (la fontana).
- [4] Ugo Fasolo, che è e si sente Bellunese di nascita, comincia a bazzicare casa Secco, spesso accompagnato da Bepi Mazzotti in transito verso il Cadore dove vanno a passare le vacanze. Nasce e si sviluppa così una grande amicizia tra i tre nonostante la differenza generazionale che stimola anzi i due più anziani a coinvolgere il giovane in proprie iniziative.
- [5] Il 19 dicembre 1978.
- [6] Bepi De Marzi è raffinato musicista, compositore classico, organista dei famosi ‘Solisti veneti’; la sua notorietà e soprattutto dovuta all’attività connessa al canto cosiddetto ‘di montagna’ come fondatore e direttore del coro Crodaioli di Arzignano. È Autore di alcuni canti già considerati ‘popolari’ come Signore delle cime, Joska, La casa ecc. L’amicizia è nata negli anni Sessanta. Da quando ci conosciamo, non so perché, mi chiama Pierluigi e, dopo qualche tentativo di rettifica andato a vuoto, ho accettato il nome con cui mi riconosce: poco cambia.
- [7] Piero Bargagni, direttore unico e capo indiscusso e assoluto dell’azienda.
- [8] Enzo Dematté, scrittore trentino di nascita (1927), trevigiano d’adozione e bellunese d’elezione è stato impegnato sul doppio fronte della scrittura e della scuola dove è stato prima insegnante e quindi alto funzionario ministeriale, anche rappresentante all’estero. L’attività di educatore incide anche sulla sua variegata opera di scrittore impegnato, oltre che alla narrativa, ai testi teatrali, alla poesia in lingua e in dialetto, agli studi di critica e storia letteraria, alle opere sulla regionalità e sull’identità trentina e veneta. Per anni, Dematté ha sfornato libri di alto gradimento per i ragazzi come Il regno sul fiume, nel 1968; Gente di confine, nel 1974, un giallo sul contrabbando nelle Alpi, poi ripubblicato da Nuovi Sentieri di Belluno. Romanzi della maturità sono L’estate cattolica del 1976; Un ragazzo chiamato Friuli, 1977 e La Passione di Vallarsa, 1984, probabilmente il suo capolavoro e ancora Olive nere, 1985. A me piacciono soprattutto le sue poesie come quelle in Acqua piovana, 1961; El sorgoturco, 1964; Pagine e terra, 1967; La Dogaressa Marina, 1984; La Zosagna, 1994. Importanti anche i saggi e le presentazioni sulla cultura popolare tra cui Cent’anni di matrimonio nella campagna trevisana, 1983 e I dialoghi rusticali di Lorenzo Crico. Ma introduzioni ad artisti, altre presentazioni e note non si contano.
- [9] Mi pare fosse il motivo per una rivisitazione della valle dopo un ventennio dalla prima edizione del libro (Piazza, 1958).
- [10] Appuntamenti coi Belumat nel 1978: Il 6 gennaio a Calalzo (BL), il 7 a Lamosano (BL) e il 21 a Feltre (BL). In febbraio: il 6 a Forno di Zoldo (BL), il 7 a Quero (BL) e il 24 a Domegge (BL). Il 19 maggio ad Auronzo (BL) e il 28 a Belluno, alla festa dei Marangoni (BL). Il 23 giugno a Foen (BL) e il 29 a Verona (VR). In luglio, il primo a Fonzaso (BL), il 15 a Siror (TN), il 16 a Vellai (BL), il 21 a Domegge (BL), il 22 a Longarone (BL), il 23 a Quero (BL), il 26 a Corte di Cadore (BL), il 28 a Cerniai (BL). In agosto: il 23 a Cencenighe (BL), il 25 a Vallada (BL) e il 27 a Pedavena (BL). In settembre: l’8 a Povegliano (TV), il 9 a Limana (BL), il 10 a Fonzaso (BL), il 16 a Feltre (BL), il 17 a Dosoledo (BL), il 22 a Nemeggio (BL), il 30 a Vittorio Veneto (TV). Il primo ottobre sono a Càneva di Sacile (TV) e in novembre, il 5 a Bibano (TV), il 12 a Milano (MI) e il 24 a Santo Stefano di Cadore (BL). Il 2 dicembre sono a Treviso (TV) e il 22, al Comunale di Belluno (BL). [26 rappresentazioni nel Bellunese, 5 nel Trevigiano e una trasferta a Milano, Verona e Trentino].
- [11] Emigrate contiene, in ordine di traccia sia canti che poesie: Emigrate, La scola, Da Rold Maria, Era na olta, Anyway, Baraca, Viado Padova Calalzo, Parti parti, La Piave, El destin. E mi grate, in dialetto, tradotto in italiano significa io gratto, rubo ad indicare che la causa della emigrazione deriva spesso dallo sfruttamento che altri fanno del tuo luogo.
- [12] Vi fu la necessità di regolarizzare le prestazioni assoggettandole al sistema d’imposte e previdenziale. ‘I Belumat’, dal 12 dicembre ’78, diventarono perciò una snc e, tramite un accordo privato all’interno della nuova società, potei gestire autonomamente e da singolo la maggior parte dei materiali che uscirono successivamente col logo ‘BELUMAT EDITRICE‘ (una specie di timbro rotondo con un San Martino al centro e le parole Belumat Editrice nella corona circolare esterna). Dopo l’esperienza con Tarantola, ciò accadde sia per i libri che per gli audiovisivi.











