È morto Gianclaudio Bressa, la politica come vocazione

Di Marco Perale. Sindaco di Belluno, fu eletto alla Camera nel 1995. Vi rimase per 23 anni, poi passò al Senato, fino al 2022
18 Maggio 2026
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Ho avuto la fortuna di conoscere da vicino Gianclaudio Bressa, che frequentavo fin dall’infanzia e poi negli anni della scuola.  Sapeva già cosa voleva fare e fin dai tempi delle assemblee di istituto, negli anni ’70 della politica partecipata, era uno dei protagonisti del mondo studentesco, tanto che arrivò giovanissimo ai vertici del Movimento Giovanile della DC e poi nella segreteria dell’on. Giovanni Marcora, ex Partigiano cattolico amico di Enrico Mattei, esponente della Sinistra DC poi ministro dell’agricoltura e firmatario della legge che nel 1972 riconobbe l’obiezione di coscienza al servizio militare e la possibilità di svolgere un servizio civile.  Fu questo il terreno su cui ci rincontrammo e mi convinse ad entrare in lista con la Dc per il Consiglio comunale di Belluno.

Era il 1983, ma lui era entrato a Palazzo Rosso già nel 1979, a 23 anni. Vi sarebbe rimasto fino al 1995, dopo essere stato il vicesindaco di Giovanni Crema dal 1986 al 1990, quando divenne Sindaco di Belluno a 34 anni. Ma l’Italia stava cambiando tumultuosamente, tra Mani Pulite e la nascita dei localismi, con la dissoluzione dei due vecchi contendenti, Dc e Pci.  Bressa era già al centro dove si decideva il futuro del paese, collaborando prima con Mario Segni e poi con Romano Prodi nel disegnare l’architettura di quello che sarebbe diventato l’Ulivo.

Alle elezioni del 1993 a Belluno arrivarono sul filo di lana, quasi con gli stessi voti, le sinistre unite di Maurizio Fistarol, i Popolari per Belluno di Bressa e la neonata Lega con Stefano Talamini. Vinse Fistariol e Bressa, dopo due anni come capogruppo dei Popolari, partì per la prima volta per Roma.

Fu eletto alla Camera nel maggio del 1995 e sarebbe rimasto a Montecitorio per 23 anni, cioè cinque legislature, fino al 2018, quando passò al Senato, fino al 2022.

Fu molte volte Sottosegretario di Stato con diversi premier: nel 1998 sottosegretario alla funzione pubblica con Massimo D’Alema, nel 2000 stesso incarico con Giuliano Amato, nel 2014 agli affari regionali con Matteo Renzi, nel 2017 sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con Paolo Gentiloni.

La carriera romana di Bressa è stata il frutto, anche, di una miope emarginazione che le gelosie locali esercitarono nei suoi confronti.  Rischiava di fare ombra a troppi galletti locali, col risultato che trovò ospitalità a Bolzano, in casa della Sudtiroler Volkspartei, con cui collaborò mettendo a frutto le sue conoscenze e la sua grandissima esperienza politica, entrando nei centri dove si costruiva l’autonomia altoatesina. Belluno, se non lo avesse allontanato, avrebbe potuto ottenere risultati altrettanto importanti e magari duraturi.

Una vocazione assoluta, spesa troppo spesso in solitaria.

Grazie Gianclaudio, anzi “Lallo”, come ti chiamavamo fin da quando avevamo i pantaloni corti.

Marco Perale

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