È ora disponibile il numero 1/2026 di Dolomiti. Rivista di cultura e attualità della provincia di
Belluno, edita dall’Istituto Bellunese di Ricerche Sociali e Culturali.
L’immagine della copertina di questo primo numero del 2026 – un manufatto che richiama una
fontana, nato dall’assemblaggio di elementi di diversa provenienza in una villa veneta della Val
Belluna – non è solo un omaggio alla bellezza del nostro paesaggio, ma un invito a riflettere sulla
natura stessa della ricerca. Come quell’acqua evocata, anche la ricerca prende forma dall’incontro
di fonti diverse.
In questo nuovo numero di Dolomiti, ci muoviamo tra diverse tipologie di fonti. Le fonti
documentarie e archivistiche che, nell’ampio saggio di Claudio Centa danno voce e volto al
clero feltrino del Cinquecento; e le fonti iconografiche e urbanistiche che Mauro Vedana
interroga per ricostruire il profilo militare di Belluno. Qui la fonte è la città stessa: le sue mura, i
suoi torrioni e i castelli smantellati che diventano testimonianze mute, ma eloquenti, di un potere
politico in mutamento tra Medioevo e Rinascimento. Nello specifico, Vedana ripercorre le
turbolente vicende di Belluno tra il 1404 e il 1480, segnate dal passaggio tra il dominio veneziano e
quello imperiale. L’autore analizza la fine delle autonomie comunali e la drastica scelta della
Serenissima di smantellare i castelli feudali per consolidare il potere centrale. Il saggio si conclude
con la trasformazione urbanistica della città: sotto la minaccia delle artiglierie e delle incursioni
turche, Belluno rinnova le sue mura e innalza l’imponente Torrione del Doglione, ridefinendo lo
spazio del Campitello secondo i moderni criteri della difesa “alla moderna”.
La parte storica è preponderante – occupa quasi metà rivista – e continua con l’articolo di Claudio
Centa che conduce un’inedita indagine sociografica sul clero della diocesi di Feltre nel cruciale
periodo post-tridentino, analizzando l’evoluzione numerica e culturale dei sacerdoti tra il 1585 e il 1782. Attraverso lo studio degli elenchi sinodali e dello Status cleri di Giacomo Rovellio, l’autore
ricostruisce i variegati percorsi formativi di una generazione sospesa tra l’apprendistato presso i
parroci e gli studi d’eccellenza nei collegi gesuiti europei. Il saggio restituisce un mosaico umano
vivissimo, fatto di preti di estrazione rurale e colti giuristi, rivelando le strategie e le fragilità di una
Chiesa impegnata nel difficile compito di disciplinare il vissuto religioso locale.
Antonella Fornari ci riporta in una Calalzo ferita dalla Grande Guerra, tra l’eco delle
locomotive e il dramma dell’occupazione. Il racconto ripercorre i giorni della fame e del fuoco,
culminando nell’avvincente figura del tenente Camillo De Carlo, “spia volante” e Medaglia d’Oro
al Valor Militare. Attraverso l’impiego di piccioni viaggiatori e missioni segrete oltre il Piave, De
Carlo incarnò il legame indissolubile tra l’eroismo individuale e il sacrificio di una terra che non ha
mai smesso di lottare per la libertà.
Le fonti iconografiche tornano nel contributo di Giulia Durello, che ci guida alla scoperta
della trecentesca chiesa di Sant’Orsola di Vigo, la “Cappella degli Scrovegni” del Cadore. L’autrice
analizza il pregevole ciclo di affreschi, soffermandosi sulla maestosa Madonna in volta e sulla
drammatica Crocifissione, testimonianze dell’enigmatico Maestro di Vigo, che fonde la lezione
giottesca con il naturalismo di Tommaso da Modena. Il contributo considera inoltre i tesori
successivi, come l’altare ligneo di Michael Parth, e ricostruisce la storia del beneficio voluto dal
fondatore Ainardo da Vigo.
Sono invece le fonti archivistiche a permettere a Marco Maierotti di svelare una riscoperta
storico-artistica legata alla recente riapertura della parrocchiale di Perarolo. Attraverso il
rinvenimento di documenti, l’autore identifica nelle cornici della Via Crucis la mano dello scultore
locale Antonio De Zordo “Goro” (1836-1902), artista autodidatta che seppe distinguersi per spirito
eclettico prima della sua emigrazione in Brasile.
Giorgio Reolon esplora villa Sammartini a Orzes. Dal raro loggiato neogreco ottocentesco al
rigore del giardino all’italiana, l’articolo intreccia le vicende delle famiglie Rudio e dei Sammartini
con le memorie dei due conflitti mondiali. Il contributo mette in luce l’eredità della scultrice Marta
Sammartini e i recenti restauri che restituiscono alla comunità una significativa dimora della “civiltà
di villa”.
Giovanni Grazioli analizza la produzione giornalistica di Giovanna Zangrandi – firmata
come Alda Bevilacqua o “il falco” – nel periodo precedente alla sua scelta partigiana. Attraverso
l’esame dei settimanali d’epoca, emerge il ritratto di un’intellettuale atipica: una scienziata prestata
alla montagna che, pur scrivendo sotto il regime, rifugge il glamour per concentrarsi sulla geologia,
il duro lavoro dei contadini bellunesi, l’emigrazione e la dignità delle donne.
Nella rubrica Spigolature, Flavio Vizzutti presenta un Crocifisso datato 28 novembre 1902,
identificandolo come l’ultima prova dello scultore Valentino Panciera Besarel, scolpita a soli tredici
giorni dalla morte. Giorgio Reolon risolve l’incertezza iconografica di un affresco di Nicolò de
Stefani a Mussoi, riconoscendovi la Predica di san Giacomo a Gerusalemme. Infine, una cronaca
delle Giornate di Primavera 2026 del FAI ripercorre la riscoperta della Belluno sotterranea – tra
rifugi antiaerei e l’ex albergo diurno – e la stratificazione storica del borgo di Paderno.
Come l’acqua di una fontana, così il lavoro dei nostri autori attinge ai depositi della memoria per
restituire alla comunità una narrazione chiara, fresca e rigorosa. Buona lettura, risalendo la corrente
della nostra storia.
Per info e/o abbonamenti: Istituto Bellunese di Ricerche Sociali e Culturali, tel. 0437 942825-340
3149560, mail: dolomitiredazione@gmail.com.











