Belluno a confronto con province simili: bene per tasso di occupazione, ma…

L'export cresce, ma meno rispetto ad altri territori e i giovani scelgono di andare via
27 Giugno 2025
51

Un confronto tra territori “di mezzo” che racconta le sfide e le opportunità di province simili a quella bellunese. È quanto avvenuto giovedì 26 giugno a Lodi, nell’ambito dell’evento Your Next Lodi 2030, promosso da Assolombarda, dove Andrea Ferrazzi, direttore generale di Confindustria Belluno Dolomiti, ha rappresentato la provincia dolomitica nel panel “Territori a confronto”.

Nel corso del dibattito, basato sui dati del rapporto 2025 curato da Assolombarda, sono emerse convergenze e divergenze significative. L’analisi ha preso in considerazione, oltre a Lodi, altre dieci province italiane di confronto: Belluno, Biella, Ascoli Piceno, Asti, Grosseto, La Spezia, Terni, Rovigo, Sondrio e Trieste. Realtà simili su parametri economici e demografici.

“Belluno”, ha spiegato Ferrazzi, “è tra le province italiane con il più basso tasso di disoccupazione (2,8%) e il secondo miglior tasso di occupazione tra i territori confrontati (71,7% nel 2024), superiore sia a Lodi (65,8%) sia a Biella (70,3%)”. “Tuttavia”, ha aggiunto, “tali numeri vanno letti anche alla luce del calo demografico che interessa in modo significativo le aree montane: la diminuzione della popolazione attiva può condizionare alcuni indicatori occupazionali”.

Il confronto ha messo in luce anche alcune fragilità: il valore aggiunto per occupato di Belluno (70.900 euro) è inferiore a quello di realtà simili, e l’export cresce, ma non con la stessa intensità, segno di una struttura ancora troppo centrata su produzioni tradizionali. Inoltre, l’economia bellunese fatica a trattenere giovani e competenze qualificate.

“Dobbiamo guardare con attenzione ai territori che stanno evolvendo rapidamente”, ha aggiunto il direttore generale di Confindustria, “come Lodi, che ha saputo affiancare alla manifattura storica i servizi ICT, oggi al 4,3% del valore aggiunto. Ma anche Belluno ha asset distintivi: qualità della vita, coesione territoriale e, soprattutto, l’embrione di un ecosistema che fa perno sulle grandi e medie imprese storicamente presenti e sulle iniziative che stanno portando università italiane come LUISS Business School e venete come Padova e Verona ad aprire sedi e corsi di alta formazione nel Bellunese”. E la chiave per il futuro sembra essere proprio qui: “Se sapremo trasformarli in driver di innovazione, la montagna non resterà indietro”, ha concluso Ferrazzi.

Autore

Condividi su

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Correlati

il nuovo numero

Prima Pagina

Versione digitale

Iscriviti alla nostra newsletter

I video

Versione digitale

Iscriviti alla nostra newsletter