Belluno fa rumore per la pace: domenica in piazza con Emergency

In piazza dei Martiri cittadini e associazioni insieme per dire «no alla guerra» e trasformare i luoghi di memoria in spazi di pace
7 Novembre 2025
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Domenica 9 novembre, alle ore 10, piazza dei Martiri si riempirà di voci, suoni e strumenti per dire «no alla guerra» e «sì alla pace». Anche Belluno partecipa infatti a «Facciamo Rumore», l’iniziativa promossa da Emergency in oltre 40 città italiane per trasformare, simbolicamente, i luoghi di guerra in spazi di pace.

L’appuntamento, organizzato nell’ambito della campagna nazionale «R1pud1a», invita i cittadini a rompere il silenzio e l’indifferenza con un gesto semplice ma potente: fare rumore. Pentole, campanacci, tamburi o semplicemente la propria voce diventeranno strumenti di pace per ricordare le vittime dei conflitti e riaffermare il principio dell’articolo 11 della Costituzione, che proclama: «L’Italia ripudia la guerra».

A Belluno la manifestazione è promossa da Emergency in collaborazione con diverse realtà locali: Rete Studenti Medi, Rete Pace e Disarmo Belluno, Comitato Feltrino per il Diritto alla Salute – Giù le mani dalla sanità bellunese, Lo.Co. Locale Comune Feltre, Comitato Palestina Feltre, Casa Giovani del Sole, Veritas Vincit | Tombolo, Collettivo Reverse Lgbtqia+, Casa dei Beni Comuni e Non Una Di Meno.

La scelta di piazza dei Martiri non è casuale: un luogo fortemente simbolico per la città, da sempre legato alla memoria e alla libertà, che per un giorno diventerà uno spazio di pace condivisa e partecipata. «Non vogliamo armi, ma dialogo. Non vogliamo silenzio, ma rumore di pace» – spiegano gli organizzatori – «La pace non è un concetto astratto, è una responsabilità collettiva».

L’iniziativa fa parte della settimana di mobilitazione di Emergency, che dal 4 al 9 novembre propone eventi in tutta Italia per ribadire il rifiuto della guerra e la necessità di un impegno civile attivo. Fondata nel 1994, Emergency da oltre trent’anni porta cure gratuite alle vittime di guerre e povertà, e oggi opera in nove Paesi, dove ha già curato più di 13 milioni di persone.

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