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giovedì 29 Gennaio 2026,

Giovanni Battista, di fronte al volto di un Dio inaspettato, va in crisi

Proprio nella domenica III domenica di Avvento, in occasione del Giubileo dei Detenuti, alle ore 10.00, il Santo Padre Leone XIV presiede la Celebrazione Eucaristica nella Basilica di San Pietro. (foto da facebook M. Briziarelli)

Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa. Come fiore di narciso fiorisca; sì, canti con gioia e con giubilo. Le è data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron. Essi vedranno la gloria del Signore, la magnificenza del nostro Dio. Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore: «Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi» (Isaia 35,1-6).

Proprio nella domenica III domenica di Avvento, in occasione del Giubileo dei Detenuti, alle ore 10.00, il Santo Padre Leone XIV presiede la Celebrazione Eucaristica nella Basilica di San Pietro. Evidentemente non è una coincidenza  visto che nel Vangelo si racconta di  Giovanni il Battista che si trova in carcere. Secondo la testimonianza dello storico Giuseppe Flavio, Giovanni era imprigionato nella fortezza erodiana del Macheronte, a oriente del Mar Morto. Qui sarà anche ucciso.

Il Battista va in crisi. Perché? Aveva annunciato un Messia giustiziere, che avrebbe punito severamente i peccatori. Invece Gesù offre il suo amore a tutti. Il suo sole splende sui buoni e sui cattivi, sui meritevoli e non meritevoli, perché Dio è Amore e il suo amore è offerto a tutti. Dio non giudica, non condanna ma ama tutti. E il Battista, di fronte al volto di un Dio inaspettato, va in crisi.

Giovanni è perplesso: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?» La domanda di Giovanni sempre colpisce, perché svela la distanza tra le nostre attese e la rivelazione di Dio che Gesù ci mette davanti agli occhi. I dubbi non diminuiscono la statura di Giovanni ed è di conforto per tutti i nostri dubbi. Ogni uomo si trova a vivere momenti di crisi, anche i migliori. Solo attraverso questo tipo di crisi siamo purificati dalle nostre attese. In filigrana si può leggere anche una controversia che doveva essere presente al tempo in cui Matteo scrive. Forse i discepoli di Giovanni affermavano che il vero Messia fosse il loro maestro e non Gesù. Gesù non entra in polemica ma si riferisce ai fatti: «Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: i ciechi recuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti resuscitano, ai poveri è predicata la buona novella». A certe domande non si risponde con fini ragionamenti, ma spalancando gli occhi su ciò che Dio opera.

A volte, a una lettura superficiale della nostra vita, ci convinciamo di aver sbagliato tutto ma basterebbe guardare al fondo delle cose per accorgerci che Dio è all’opera. Per riconoscerlo bisogna essere intelligenti, secondo l’accezione latina: “Intus-legere” (saper leggere dentro). Insomma, dove il Signore tocca, porta vita. La forma verbale più frequente nel profeta Isaia è senza dubbio il futuro: i suoi occhi in qualche modo già vedono i grandi segni che accompagnano la venuta del Messia. Anche il brano che domenica meditiamo come prima lettura ha queste caratteristiche e, come in tanti passi biblici, anche in esso compaiono scenari naturali. Si ha l’impressione che tutto il creato partecipi della gioia e del rinnovamento che il salvatore d’Israele porterà con sé. Il deserto fiorisce con la bellezza di una distesa di narcisi, il Carmelo verdeggia col folto della sua vegetazione, quel monte da cui proprio in questi giorni giungono a noi immagini di fuoco e distruzione. Quando verrà quel misterioso re tanto atteso, la natura si trasformerà diventando quasi irriconoscibile, e non sarà che un segno dei grandi prodigi che si verificheranno nel popolo d’Israele. Ciechi che vedono, sordi che odono si mescoleranno alle acque zampillanti tra le aride rocce del deserto e in mezzo alla stentata vegetazione della steppa. Un unico inno di lode salirà da una creazione che sarà ri-creata, perché redenta in Cristo e in lui resa nuova.

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