Tra Eden e deserto: la scelta che decide la vita

Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse. Il Signore Dio diede questo comando all’uomo: «Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti» […] Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?» […] Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture (Genesi 2,15-17; 3,15-17).

Il Vangelo ci descrive le tentazioni che anche Gesù ha vissuto durante la sua vita. Quaranta giorni stanno per una vita intera. Il tentatore è come il serpente. Si presenta sempre come un amico buono, che dà ottimi suggerimenti.

Nella prima tavola del Genesi, si racconta di come la realtà umana sia in perfetta armonia, della bontà del Creatore e delle relazioni buone. Infatti vengono descritte tre relazioni fondamentali che sono costitutive dell’essere umano: quella con Dio che è la fondamentale; quella con la terra da cui l’uomo è tratto, oggi diremo con la natura; quella tra uomo e donna, esemplificazione essenziale di tutte le relazioni tra gli uomini. Nota caratteristica di questo affresco è la luminosità e la serenità.

Poi in Genesi 3 vi è rappresentato il dramma dell’uomo, della storia, il dramma di ogni uomo, il mio dramma. Qui ciascuno deve saper riconoscere se stesso in Adamo e vedere la propria vicenda; altrimenti questa pagina serve solo all’infernale gioco dello scaricamento della colpa su Adamo. L’uomo è preceduto e investito dal male. Questa è una verità di cui ciascuno di noi fa l’esperienza. Ogni uomo che nasce entra in un mondo in cui il male è già presente e che arriva a sedurlo e a dominarlo. Nella nostra vita spirituale constatiamo che il peccato ci abita, che il male in noi cresce, ci seduce, ci domina, ci assoggetta… Secondo l’autore di Genesi, l’unico responsabile di tutta questa situazione è l’uomo che ha rotto il suo dialogo con Dio, lasciandosi trascinare dall’anti‑sapienza rappresentata dalle parole ingannevoli del serpente, che lo ha portato alla paura e al fallimento. All’inizio della nostra storia e alla radice del nostro mondo c’è il peccato, c’è un fallimento che si estende di generazione in generazione lungo la storia umana.

Il comando riguarda il “non mangiare”. Il verbo ricorre ben sette volte, ed è il motivo centrale della trasgressione. “Mangiare” nella Bibbia, significa in primo luogo assumere la vita, il che significa di conseguenza, la fragilità dell’uomo, che – come gli animali – se non mangia, muore. Quindi, ogni volta che mangia, l’essere umano fa un’azione che gli ricorda che è solo una creatura, e che per vivere ha bisogno di altro da se stesso. Mangiare toglie alla creatura umana ogni illusione di autosufficienza e di credersi come Dio. È chiaro che qui non si sta indicando il semplice mangiare fisico, ma il rapporto con il comando di Dio, con la sua parola, con il limite che lui dà all’essere umano. Nell’atto di scegliere l’uomo deve sapere che c’è qualcosa che gli fa bene (e che anzi è essenziale per lui) e qualcosa che gli fa male. Non è il frutto in sé che fa morire, ma la scelta di mangiarne sapendo che quell’atto determina qualcosa che è fuori dal mio controllo e dalla mia competenza.

Dopo la disobbedienza, Dio è andato in cerca dell’uomo e della donna per farli uscire dalla menzogna e dalla paura; Dio è dialogo costante e amore gratuito. Proprio lì dove l’uomo liberamente ha scelto la morte, Dio continua a offrirgli la vita e la salvezza. Dio non ha rinunciato al suo progetto di pienezza umana abbozzato in questi capitoli. Nel giardino dell’Eden satana aveva già operato con successo la separazione tra l’uomo appena creato e il suo Creatore. Ora, nel deserto, tenta di porre inimicizia tra Gesù e il Padre. Ma stavolta il diavolo ha fatto male i conti. Pensava di trovarsi di fronte a un altro dei suoi pollastri umani. Gesù invece non scende a compromessi, non dialoga con lui ma cita solo brani della Scrittura. Con il diavolo non si tratta: lo si taglia via.

Giulio Antoniol

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