La gestione dell’energia idroelettrica e le ricadute economiche sul territorio bellunese sono state al centro del convegno “70 anni. Un patto per il futuro”, promosso dal Consorzio Bim Piave Belluno e organizzato dal Centro Studi Bellunese a Palazzo Crepadona. L’iniziativa ha richiamato l’attenzione sulla scadenza del 2029, quando la Regione Veneto avvierà la nuova fase di assegnazione delle concessioni di grande derivazione.
Il tema, emerso con chiarezza nel corso degli interventi, riguarda il ruolo che enti locali e territorio potranno avere nella gestione delle risorse idriche e nella distribuzione dei benefici economici. Il presidente del Consorzio Bim Piave Belluno, Marco Staunovo, ha ribadito la necessità di una partecipazione diretta degli enti locali alla gestione delle fonti rinnovabili, richiamando la lettera aperta “Energia dai territori per i territori”, sottoscritta nel giugno 2025 da diversi soggetti istituzionali ed economici. «È fondamentale che la gestione delle fonti rinnovabili veda la partecipazione attiva e diretta degli Enti locali», ha affermato.
I numeri illustrati durante il convegno mostrano il peso del Bellunese nel sistema idroelettrico regionale. Su 427.103 kW di potenza nominale concessa nelle grandi derivazioni in Veneto, 359.197 kW si trovano in provincia di Belluno, oltre il 70 per cento del totale riferito alle opere di presa. Delle 34 concessioni complessive, 23 interessano opere di presa in provincia, numero che sale a 25 considerando anche quelle con opere in Trentino. Il sistema comprende 32 centrali, 16 dighe, 29 dighe minori, vasche di carico, traverse e due impianti di pompaggio.
Alla Regione Veneto è stata rivolta la richiesta di un confronto «costante, strutturato e formalizzato», accompagnato da un approfondimento tecnico-giuridico per chiarire modalità e limiti di un eventuale coinvolgimento diretto degli enti bellunesi nella futura governance. Il riferimento è anche alla specialità riconosciuta al territorio dallo Statuto regionale, che secondo i promotori dovrebbe tradursi in strumenti operativi concreti.
«La specificità bellunese non va richiamata in modo astratto», ha osservato Staunovo, ma «va tradotta in soluzioni concrete, sostenibili e adeguate alla scala territoriale, istituzionale e finanziaria locale».
Nel dibattito è intervenuto anche Emanuele Comi, ricercatore dell’Università di Bergamo, che ha sottolineato come i consorzi imbriferi, nella loro funzione di tutela dell’economia montana, rappresentino un’autonomia da difendere, soprattutto a sostegno delle amministrazioni più piccole. Il senatore Luca De Carlo ha ricordato il ruolo storico di programmazione svolto dal Consorzio per i Comuni, evidenziando l’esigenza di una regia condivisa per definire una visione comune in vista delle scadenze future.
Il presidente della Provincia, Roberto Padrin, ha richiamato i tre pilastri della sostenibilità – sociale, ambientale ed economica – collegando il tema delle concessioni alla gestione del territorio, allo spopolamento e alla sicurezza idrogeologica. Senza un coinvolgimento effettivo delle comunità locali, ha osservato, il rischio è quello di applicare regole generali senza considerare le specificità montane.
Sul piano economico, il convegno ha ricordato che i benefici oggi previsti dalla normativa, tra canoni, sovracanoni ed energia gratuita, sono stimati in circa 28 milioni di euro annui di voci fisse, cui si aggiungerebbero circa 20 milioni tra parte variabile e monetizzazione dell’energia gratuita, per un totale prudenziale vicino ai 50 milioni l’anno. L’energia gratuita è stimata in circa 75 GWh, pari al consumo annuo di circa 30 mila famiglie. Restano tuttavia aperte alcune questioni, in particolare sulla parte variabile e sulla monetizzazione, anche alla luce dei ricorsi presentati dai concessionari.
L’assessore regionale al demanio idrico, Dario Bond, ha dichiarato: «Do per scontato che alla fine le risorse previste dalle leggi arriveranno al territorio bellunese. E so che, chiunque intenda partecipare alle gare per il rinnovo delle concessioni di grande derivazione, dovrà prima saldare i propri debiti. Questo è il diritto ad affermarlo, non l’assessore Bond».
Secondo Staunovo, la monetizzazione dell’energia gratuita «deve diventare una leva di sviluppo territoriale», lasciando agli enti pubblici la scelta sulle modalità di utilizzo a favore di imprese, famiglie e servizi.
Un capitolo a parte riguarda le piccole derivazioni, sotto i 3.000 kW. Vincenzo Artico, dirigente della Direzione Difesa del Suolo e della Costa della Regione Veneto, ha ricordato che è pendente davanti alla Corte di giustizia europea il giudizio sulla legge regionale che ha prorogato al 31 luglio 2029 le concessioni. La Corte dovrà stabilire se anche per questi impianti debba applicarsi la direttiva Bolkenstein, che prevede procedure di gara per le risorse pubbliche considerate scarse. Un tema sul quale, è stato riferito, sono in corso interlocuzioni con le istituzioni europee.
In vista del 2029, dal convegno è emersa la richiesta di maggiore trasparenza sui dati tecnici ed economici relativi agli impianti oggetto di concessione. «Non possiamo fare proiezioni se non disponiamo dei dati sui ricavi», ha concluso Staunovo, indicando la necessità di basi informative condivise per affrontare la prossima fase.












