Dio mio, perché mi hai abbandonato?

Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?». (foto ritoccata con A.I.)
28 Marzo 2026
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Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mt 27,45-46).

Quando i primi cristiani ascoltavano le scene della Passione e della Crocifissione di Gesù, sapevano che, sullo sfondo, stava la figura del Servo di Jahve in Isaia e tre Salmi: il 22, il 69 e il 31. Le parole ebraico-aramaiche di Matteo richiamano alla mente dei fedeli cristiani l’inizio del Salmo 22: «Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?… In quel momento, avvolto nel buio della terra, Gesù esperimenta che le parole del Salmo si sono compiute nella sua passione. Dio l’ha lasciato solo, flagellato, col suo manto scarlatto, la sua corona di spine, il suo compito di salvare gli uomini attraverso la sofferenza: lui, il Redentore, è stato abbandonato da chi gli ha chiesto di redimere il mondo: nessun conforto, nessuna consolazione, nessuna parola sono scesi dall’alto. Aveva detto: «Io e il Padre siamo una cosa sola». Ora, sulla croce, capisce che, almeno ora, lui e il Padre non sono una cosa sola: sono separati; e per l’unica volta nelle sue preghiere, non lo chiama Padre, ma Dio.

Gesù rivolge a Dio una domanda: perché è stato abbandonato? Non conosce una risposta a questa domanda: proprio lui, che verrà chiamato Logos, e dovrebbe conoscere le risposte a tutte le domande. In questo istante egli è solo un uomo: come il Giusto dei Salmi, l’uomo soffre e viene abbandonato da Dio, ed egli deve essere uomo sino alla sventura assoluta. Ma sa che il Salmo 22 conteneva altre parole: «Tu mi hai risposto!… Voi che temete il Signore, lodatelo! Tutti voi, stirpe di Giacobbe, glorificatelo!… Certo, Gesù conosce queste parole del Salmo: ma esse non fanno per lui. Nessuno ha ascoltato il suo grido: nessuno gli ha risposto; Dio gli ha celato il suo volto nel silenzio. La sua condizione è molto più tremenda di quella del lontano salmista ebraico; e né lodi né inni di trionfo salgono dalla croce verso i cieli. L’unica parola possibile è quella del Dio che tace e non dà risposte. Questo Dio non è presente nella felicità, nella luce e nella lode, ma soltanto nel dolore più estremo: flagellazione, scherno, spine, crocifissione, tenebre, morte. Per ora, almeno finché è in vita, Gesù non può comunicare altre conoscenze ai suoi discepoli presenti e futuri. Gesù muore, “rende lo spirito”, gettando di nuovo un altissimo grido. Poi ci sono i segni (che Matteo moltiplica): la cortina del Tempio di Gerusalemme si squarcia in due parti, la terra trema, le rocce si spaccano, i sepolcri si aprono, e questi segni anticipano la fine dei tempi e la fine del Tempio. I discepoli sono fuggiti chissà dove: ci sono soltanto le donne galilee che guardano da lontano verso il Golgotha, dove Gesù è appena morto.

Il vero segno viene da un’altra persona. Il centurione romano, che comanda le guardie davanti alla croce, dice: «Veramente, costui era Figlio di Dio». Il fatto straordinario è che la verità fondamentale per cui sono stati scritti i Vangeli – Gesù è Figlio di Dio – non viene dichiarata da Gesù morente o dai suoi discepoli o dalle donne di Galilea o da un ebreo convertito. Viene proclamata da uno straniero, che appartiene al popolo dei persecutori. Prima che l’angelo riveli alle donne la Risurrezione, l’unico trionfo di Cristo è decretato da uno straniero. Ma i discepoli sanno che anche le parole del centurione romano erano state annunciate nel Salmo 22, secondo il quale «la terra intera si ricorderà e ritornerà verso il Signore, e tutte le famiglie delle nazioni si prostreranno davanti al suo volto». Mentre il centurione allude, senza saperlo, a queste parole del Salmo, annuncia la futura conversione di «tutte le famiglie delle Nazioni» al Figlio di Dio rivelato sulla croce.

Giulio Antoniol

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2 risposte

  1. Alcuni commentatori propendono in verità per affermare che Gesù in croce aveva iniziato a pregare col salmo citato, conoscendolo bene fino in fondo, ma non riuscendo a portarlo a termine per il sopraggiungere della morte.

  2. Magari non c’entra col testo evangelico più tremendo, che racconta la morte in croce di Nostro Signore, ma forse sì : perché stravolgere usando l’AI quanto meravigliosamente creato da Dio? Quella foto, con lo sfondo delle tre Tofane, è diventata proprio brutta. Scusatemi, amo la Bellezza sincera.

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