L’Amico del Popolo 25 dicembre 2025 - N. 51 8 Testatina L’Amico del Popolo Chiesa di Belluno-Feltre È stato recentemente in Lituania, per ascoltare l’allarme di un illustre conferenziere: «Fra 10 o 15 anni la Russia ci invaderà. Dobbiamo prepararci alla guerra». Al che don Bruno Bignami ha chiesto: «Ma in dieci anni non c’è nessuno che può cominciare a parlare con la Russia?». Cremonese di nascita e docente di teologia, don Bruno oggi è direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro, chiamato a occuparsi delle tematiche relative alla dottrina sociale della Chiesa, al mondo del lavoro, alla custodia del creato e all’economia. Ricopre anche il ruolo di Postulatore della causa di beatificazione di don Primo Mazzolari, autore di un volume dal titolo perentorio: Tu non uccidere. Nella serata di giovedì 18 dicembre è stato invitato a Treviso a tenere la prolusione per l’inizio dell’Anno accademico dell’Istituto superiore di scienze religiose “Giovanni Paolo I” e dell’Istituto teologico interdiocesano “G. Toniolo”. Erano presenti anche il preside della Facoltà teologica di Padova e i tre vescovi di Belluno-Feltre, Treviso e Vittorio Veneto, che promuovono e sostengono i due istituti. Nella sua articolata riflessione, don Bignami ha invitato i presenti (docenti, studenti, familiari e ospiti) a «uscire dalla logica binaria 1-0, tipica del mondo digitale. La vita umana è molto più sfumata, non oppone le persone come nemici». Ha poi coraggiosamente indicato l’Europa come esperimento storico di educazione alla pace, dopo il disastro delle due guerre del Novecento. Ha considerato il ripensamento della dottrina cattolica, che dal teorema della ‘‘guerra giusta’’ (che in realtà era stato formulato da Agostino, Tommaso e Francesco da Vittoria per mitigare e non per legittimare la violenza), nei tempi più recenti è passata alla più severa condanna della guerra, che ormai fa più vittime tra i civili che tra i militari coinvolti. Donde una preoccupata stigmatizzazione delle nostalgiche riprese dell’antico adagio: «Si vis pacem para bellum». Dopo l’apprezzata prolusione, la consegna dei diplomi di baccalaureato (laurea breve) in teologia agli studenti che hanno concluso il percorso quinquennale presso lo Studio teologico; dei diplomi di baccalaureato e di licenza (laurea magistrale) a un folto gruppo di studenti, tra i quali un bel numero di bellunesi. Anche la nostra diocesi partecipa attivamente alla vita dei due istituti, con sei insegnanti, impegnati a vario titolo nella formazione dei futuri preti, diaconi e insegnanti di religione. Presso il Seminario Gregoriano di Belluno è attivo un polo didattico, dove è possibile seguire a distanza le lezioni. Davide Fiocco TREVISO - Da sinistra: don Michele Marcato, don Bruno Bignami, monsignor Michele Tomasi. TREVISO - Don Bruno Bignami, la prolusione per gli istituti teologici Un imperativo, educare alla pace «Usciamo dalla logica binaria che oppone le persone come nemiche» Lo scorso anno, in Avvento, avevamo promosso una raccolta fondi per la scolarizzazione dei bambini di Haiti, l’isola in preda alle violenze e alle ruberie delle gang criminali e segnata da gravi disuguaglianze sociali, e la risposta era stata positiva. Avevamo offerto supporto alla speranza di una popolazione colpita dalle violenze e dalla paura. Quest’anno, come del resto è accaduto anche in anni non lontani, è avvenuta una drammatica devastazione del territorio da parte di un terribile uragano, Melissa, una tempesta di categoria 5 di eccezionale intensità, che ha attraversato la regione caraibica verso la fine di ottobre, provocando danni incalcolabili. L’uragano ha colpito duramente Giamaica, Cuba, Haiti e la Repubblica dominicana, causando gravi distruzioni a infrastrutture, abitazioni e reti elettriche. Ne è derivata una grave emergenza umanitaria, che richiede un coordinamento stretto tra autorità nazionali, attori locali, rete Caritas e partner internazionali per garantire una risposta efficace e tempestiva. In Giamaica vi sono stati livelli estremamente elevati di distruzione abitativa. In alcune zone oltre il 90% delle abitazioni è stato danneggiato o raso al suolo, lasciando la popolazione priva di ripari sicuri e in condizioni di forte vulnerabilità. L’emergenza è stata aggravata da diversi fattori critici, tra cui l’aumento dei prezzi dei generi alimentari dal 50% al 100%. A Cuba l’uragano Melissa ha prodotto danni gravissimi, colpendo in particolare le province orientali, già caratterizzate da forti fragilità economiche e da una inadeguatezza strutturale, accentuata da un contesto già messo a dura prova dal persistere di epidemie e carenza di carburante. Tra i Paesi più colpiti vi è Haiti, già segnato da una gravissima crisi umanitaria e da vulnerabilità diffuse, che non ha ancora sanato le tremende ferite provocate dal sisma del 12 gennaio 2010. Molte comunità rurali e urbane sono rimaste isolate a causa del danneggiamento di ponti, strade e vie di comunicazione. Gravi danni ha fatto registrare l’agricoltura, con impatti diretti sui mezzi di sussistenza. L’impegno di Caritas italiana, presente nei Caraibi da molti anni a sostegno in particolare delle Caritas di Haiti e Cuba, si è subito tradotto in forme di collaborazione con le Caritas locali dei Paesi coinvolti e con Caritas internationalis. Tra le esigenze primarie poste da Caritas Cuba e Caritas Haiti vi sono: ripari sicuri e materiali da costruzione per le abitazioni danneggiate, accesso ad alimenti e acqua potabile, kit per l’igiene personale, interventi per la ripresa di piccole attività economiche, a sostegno della resilienza delle famiglie. Come possiamo aiutare le popolazioni colpite? Con raccolte fondi per sostenere gli interventi già avviati da Caritas italiana a sostegno delle Caritas locali. A questo fine la nostra Caritas diocesana si propone di promuovere un’azione di informazione e sensibilizzazione sulla situazione dei Paesi maggiormente devastati, che si possa tradurre anche in gesti concreti di solidarietà. Per questo la Caritas di Belluno-Feltre resta disponibile per incontri eventualmente richiesti dalle parrocchie. Per contributi e donazioni è possibile rivolgersi direttamente alla sede della Caritas diocesana, sita in Piazza Piloni 11, o effettuare un bonifico al seguente IBAN: IT02F 02008 11910 0001 0064 1567, intestato a Diocesi di Belluno Feltre – fondo di solidarietà. Francesco D’Alfonso HAITI - Si vive per strada. (Foto Caritas internationalis) CARITAS - La scia di distruzione di ‘‘Melissa’’ l’uragano di categoria 5 L’uragano ai Caraibi apre un’emergenza Tra i Paesi colpiti, Haiti, con le ferite ancora aperte per il sisma del 2020 Natale di nostro Signore Gesù Cristo La parola della settimana «Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si esulta quando si divide la preda... Perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace» (Isaia 9,1-6). Non è solo immagine, però, ma anche profezia. Netta, senza tentennamenti. Il profeta è così: non solo spera, ma vede; non solo è un poeta: ma è anche ispirato dallo Spirito del Signore. E che sia profezia ce lo conferma anche quelle parole che annunciano «pace senza fine» e «da ora e per sempre». È questa la profezia finale, definitiva, di tutti i profeti dei tempi antichi: arriva Gesù Cristo. Vedete, per Isaia, non c’è bisogno di aspettare che il Messia cresca per esultare, per vedere la luce in fondo al tunnel, per vedere la gloria di Dio che vince ogni male. E ancora di più noi, che sappiamo esattamente chi sia il Salvatore Gesù Cristo, possiamo gioire nonostante ogni dubbio e ogni cattiveria del mondo. Il Consigliere ammirabile, il Dio potente, il Padre eterno, il Pr i nc ipe della pace, con il suo d omi n i o eterno, è un re che va proprio oltre l’ordinario. Solo con Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, si capirà questa sua eccezionalità. Infatti, l’incarnazione di Gesù Cristo, il suo essere vero Dio, oltre che vero uomo, rende possibile che i tanti titoli, che Isaia rivolge al Messia che arriva, non siano blasfemi e non siano neanche illusori. Solo il Signore, vero Dio, può realizzare vera, autentica salvezza. E solo il Signore fattosi uomo, può realizzare una salvezza non generica, anche nella nostra vita terrena, che ci salvi dalla disperazione per tutto ciò che di sbagliato e maligno concepisce o subisce l’umano. Alle volte siamo rattristati, rassegnati, incerti e titubanti su quale sia la via da prendere, come fare per resistere e tentare il bene; Gesù Cristo allora ci illumina nel nostro presente per indicare la strada da fare. Il Signore ci vuole rialzare ed è venuto per annunciarci che la guerra è finita, è vinta da Lui per ognuno di noi, che la gioia e la pace non sono illusioni, ma realtà che Gesù Cristo ci dona. Giulio Antoniol Fra i testi messianici, spicca il testo del profeta (9,1-6), il testo della notte di Natale. In questo testo, infatti, si dice che la guerra è finita perché «un bambino è nato». Non desta meraviglia che i cristiani lo abbiano visto come l’annuncio di Gesù Cristo, che si incarna e viene in mezzo a noi, nella storia umana. La situazione nel tempo di Isaia è assolutamente instabile e precaria. La guerra e la catastrofe si stanno avvicinando, le tenebre che avvolgono il popolo, sono nazionali e personali, essendo legate alle sorti del regno di Giuda circondato dai nemici e dalla guerra, che travolgerà ogni cosa. Ma su questo popolo una luce risplende. Quel paese dell’ombra della morte s e m b r a oggi facile associarlo al nostro presente. Non sono situazioni nuove nella storia umana, ma un conto è leggerle sui libri, un conto attenderle nei nostri giorni. Così, all’epoca di Isaia come nei nostri giorni, si attende con ansia questo grido: «la guerra è finita!». Questa luce, che è annunciata dal profeta Isaia come già fosse presente, è in realtà un proclama in cui il profeta vede: vede oltre il presente e l’immediato futuro. Vede lontano, ma insieme vede per sempre. Vede, magari anche in modo confuso, ma vede che il Signore è all’opera, che il Signore arriva, che il Signore è fedele alle promesse di gioia per tutto il popolo. Un bambino ci è nato! Sarà stata per Isaia un’immagine poetica? Un bambino che nasce porta con sé tutte le speranze e le attese dei suoi genitori e se destinato ad essere re, le attese di tutto il popolo. Inquadra il Qrcode e segui la rubrica online. HAITI - I segni dei terremoti del 2020-2021. (Foto AFP/SIR) Isaia non HA bisogno di aspettare il Messia per esultare, per vedere la luce in fondo al tunnel, per vedere la gloria di Dio che vince
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