L'Amico del Popolo digitale

9 L’Amico del Popolo 25 dicembre 2025 - N. 51 Chiesa di Belluno-Feltre VATICANO - A pranzo con i poveri. (Foto Vatican Media/SIR) «...ma a quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio». Queste parole dell’evangelista Giovanni ci portano a chiederci: che cos’è il Natale cristiano? È Dio diventato uomo, anzi diventato “bambino”. E il bambino è una creatura che dipende dagli altri. Così nell’essere bambino c’è, in qualche modo, il tema della ricerca di aiuto e di asilo. E quante variazioni, questo tema ha visto nella storia. Oggi ne sperimentiamo soprattutto tre. La prima: il bambino bussa alle porte del nostro mondo. Ma l’insicurezza degli adulti, o qualche calcolo di troppo, chiude le porte alla natalità e le apre all’invecchiamento della popolazione, allo spopolamento dei nostri paesi. È vero che i tempi sono difficili: ma erano forse più facili quelli segnati dalla guerra e da tante privazioni e da un tenore di vita che per molti rasentava la miseria? Perché dal nostro vocabolario cristiano è sparita la parola “Provvidenza” che, lungi dall’essere una sorta di rassegnazione, è dare credito a Colui che oggi festeggiamo? Ci sono però – ed è la seconda variante sul tema – anche gli anziani che bussano: se i figli sono l’auspicato futuro, i nostri anziani sono il presente. Sottolineiamo l’opera del volontariato, sia a livello personale che a livello associativo. Veramente una presenza umana e cristiana, che parla di autentica incarnazione nella vita e nelle sofferenze degli anziani. Il volontario apre la porta a chi bussa chiedendo accoglienza di cuore, prima che capacità professionali e disponibilità di tempo. Il Signore che nasce non ci faccia mai mancare il desiderio di metterci a disposizione di chi è più debole e fragile. Ma c’è una terza “variazione sul tema”, ed è quella di chi bussa alla nostra porta provenendo da nazioni in guerra o da situazioni problematiche. Mi pare opportuno ribadire una cosa che ci suggerisce proprio il Natale di Gesù: quello delle migrazioni è un fatto che ci interpella e che deve porci interrogativi; un fatto che non attende risposte drastiche e senza appello, ma piuttosto esige che intraprendiamo un cammino per trovare soluzioni eque e generose: le possiamo trovare, se camminiamo tutti in un’unica direzione, quella che ci viene suggerita da un cuore aperto, da sentimenti di umanità, da ciò che dice a noi cristiani il Natale: “Noi con” e mai “Noi contro”. Pensiamoci, perché dove la persona avverte di essere accolta e accetta, essa può diventare una forza arricchente; dove invece la persona si sente – a priori - respinta, rischia di produrre una sorta di intossicazione devastante all’interno della società. Quando ci troviamo di fronte a un uomo in difficoltà – quale che sia la sua razza, la sua cultura, la sua religione, la legalità della sua presenza – il cristiano ha il dovere di amarlo operosamente e di aiutarlo a misura delle proprie concrete possibilità. Allora: se sentiamo bussare, il nostro cuore sia attento e ci aiuti ad aprire le porte della nostra “umanità” più vera, quella che ci rende pronti ad accogliere Colui che si identifica nel bambino, nell’anziano, in chi è nel bisogno. Ci accompagnino le parole di sant’Agostino: «Temo il Signore che passa, perché ho paura che passi e io non me ne accorga». Che il Natale del Signore ci insegni ad essere attenti a Lui che arriva e bussa, qualsiasi volto abbia. A noi riconoscerlo ed aprirGli con coraggio e speranza. Buon Natale a tutti. Giorgio Lise NATALE - Il mistero dell’Incarnazione entra nell’attualità Il Signore che passa «Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto...» VIGO DI CADORE - Natività nella chiesa di santa Margherita in Salagona (XIII-XIV secolo). Un bambino in Ghana risolve un’equazione sullo schermo di uno smartphone, guidato da una voce che non appartiene al suo insegnante, ma a un’intelligenza artificiale che gli scrive su WhatsApp. Nel Regno Unito, una ragazza affida le proprie inquietudini a un “compagno” digitale che non si stanca, non giudica e risponde sempre con parole misurate. In Corea del Sud, uno studente segue una lezione universitaria tenuta da un avatar: il volto è quello di un professore famoso, la voce è artificiale, la lingua cambia a seconda dell’aula. Scenari che fino a pochi anni fa sembravano fantascienza stanno diventando parte della vita quotidiana. Raccontano una trasformazione profonda: l’intelligenza artificiale sta entrando in ambiti – come la scuola e l’educazione – che fino a ieri erano affidati quasi esclusivamente alla presenza umana. Non siamo più di fronte a un semplice strumento, ma a sistemi capaci di interagire e di accompagnare l’apprendimento di bambini e ragazzi. Questa trasformazione non è un fatto isolato né un semplice effetto del progresso tecnologico. È uno dei segni più evidenti di quel “cambiamento d’epoca” di cui Papa Francesco ha parlato più volte, invitando a non fermarsi all’entusiasmo per le innovazioni, ma a riflettere sulle loro conseguenze culturali, relazionali e umane. Le domande che emergono sono decisive: che cosa significa educare quando l’interlocutore non è più soltanto una persona? Quale idea di relazione e di responsabilità si trasmette quando l’apprendimento è mediato da sistemi artificiali? E quale immagine dell’uomo viene così consegnata alle nuove generazioni? In questo contesto, nel 2020 la Pontificia Accademia per la Vita ha promosso la Rome Call for AI Ethics, un appello rivolto a istituzioni, imprese e comunità scientifiche per richiamare un principio fondamentale: lo sviluppo e l’uso dell’intelligenza artificiale non sono mai eticamente neutrali e devono essere orientati al servizio della persona umana e del bene comune. Il documento insiste sulla responsabilità condivisa che accompagna l’innovazione tecnologica e sulla necessità di criteri etici robusti. In questa prospettiva, viene richiamata anche la dimensione educativa, intesa come esigenza di formare non solo competenze tecniche, ma una consapevolezza critica delle implicazioni umane e sociali delle tecnologie digitali. L’educazione diventa così un banco di prova decisivo. Non si tratta soltanto di insegnare a usare strumenti sempre più avanzati, ma di aiutare bambini e adolescenti a comprendere il tipo di relazione che stanno costruendo con sistemi capaci di influenzare il modo di apprendere, di comunicare e persino di percepire sé stessi. Il rischio è che l’efficienza tecnologica finisca per sostituire la responsabilità educativa. In gioco non c’è solo il futuro della scuola, ma la capacità di una società di accompagnare il cambiamento senza perdere di vista il primato della persona e la responsabilità verso le generazioni che verranno. Le macchine possono insegnare molto. Ma educare resta, irriducibilmente, un atto umano. Diego Puricelli Umanità e intelligenza artificiale. (Foto Siciliani-Gennari/SIR) Educazione - L’appello «Rome Call for AI Ethics» del 2020 Le macchine insegnano, ma chi educa? Le sfide dell’intelligenza artificiale Attività diocesane Diario del Vescovo Mercoledì 24 - Visita la Casa Circondariale di Belluno e presiede la celebrazione dell’Eucaristia (ore 9.30). Presiede la celebrazione dell’Eucaristia (Ospedale ‘‘San Martino’’, ore 19). Presiede in Cattedrale l’Ufficio delle letture (ore 21.45) e la celebrazione dell’Eucaristia nella notte di Natale (ore 22.30). Giovedì 25 - Natale del Signore - Presiede la celebrazione dell’Eucaristia (Feltre, Concattedrale, ore 10.30). Presiede i secondi vespri di Natale (Belluno, Cattedrale, ore 18). Presiede la celebrazione dell’Eucaristia (Belluno, Cattedrale, ore 18.30). Sabato 27 - Visita la comunità Ucraina (Belluno, San Rocco, ore 11). Domenica 28 - Presiede la celebrazione diocesana di chiusura del Giubileo in Cattedrale (Belluno, ore 10.30). Lunedì 29 - martedì 30 - Partecipa al convegno dell’Associazione Teologica Italiana sul ministero ordinato (Roma). Mercoledì 31 - Presiede la celebrazione dell’Eucaristia con “Te Deum” di ringraziamento (Belluno - Cattedrale, ore 18.30). Giovedì 1 - Presiede la celebrazione dell’Eucaristia (Feltre - Concattedrale, ore 10.30). Presiede la celebrazione dell’Eucaristia (Belluno - Cattedrale, ore 18.30). Chiusura del Giubileo Domenica 28 dicembre, in tutte le Cattedrali del mondo, avrà luogo la celebrazione a conclusione dell’Anno Giubilare, mentre il Papa celebrerà questo evento all’Epifania. La nostra Chiesa di Belluno-Feltre vivrà questo momento in Cattedrale alle ore 10.30: sarà l’occasione per rendere grazie al Signore per il suo amore incondizionato, che ci ha reso pellegrini di speranza in questo anno santo e che continuerà ad accompagnarci con la sua luce e il suo calore. In diretta su Telebelluno Dalla Cattedrale di Belluno saranno trasmesse in diretta su Telebelluno queste celebrazioni: – Mercoledì 24 dicembre, ore 20.30: santa Messa nella notte di Natale. – Domenica 28 dicembre, ore 10.30: santa Messa per la chiusura diocesana del Giubileo. – Mercoledì 31 dicembre, ore 18.30: santa Messa e Te Deum di fine anno. – Giovedì 1° gennaio 2026, ore 18.30: santa Messa per la Giornata mondiale della pace. Cervello e ‘‘cervelli’’. (Foto AFP/SIR)

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