In occasione dell’80° anniversario della Liberazione, il Comune di San Vito di Cadore, l’Istituto storico bellunese della Resistenza e dell’età contemporanea (Isbrec) e la sezione locale dell’Anpi promuovono un appuntamento dedicato alla memoria e alla ricerca storica. Venerdì 11 luglio, alle ore 18.00, nella sala “Asilo Vecio” di Corso Italia 92/94, sarà presentato il volume Il coraggio e la passione. Partigiani e patrioti riconosciuti nel Bellunese e militari bellunesi riconosciuti partigiani all’estero, pubblicato da Isbrec nel 2023.
Curato da Franco Comin e Silvia Comin, con la direzione scientifica di Enrico Bacchetti, Diego Cason e Adriana Lotto, il libro è il risultato di cinque anni di ricerche condotte su una documentazione fino a oggi poco conosciuta o difficilmente accessibile. Al termine della guerra, infatti, i partecipanti alla lotta di liberazione potevano chiedere un riconoscimento ufficiale dallo Stato italiano, che prevedeva un attestato, un sostegno economico e la possibilità di agevolazioni nella ricerca di lavoro. Per ottenere tale riconoscimento, era necessario presentare domanda a una commissione esaminatrice articolata su tre livelli.
L’indagine si è basata proprio sulle carte conservate presso l’Archivio centrale dello Stato a Roma, integrate da fonti dell’Archivio di Stato di Belluno e del fondo Isbrec. Il risultato è una raccolta di oltre 5000 schede che raccontano l’impegno di uomini e donne attivi nella Resistenza in provincia di Belluno, così come di militari bellunesi che hanno combattuto il nazifascismo all’estero.
Durante l’incontro, dopo i saluti istituzionali, interverranno i curatori e i responsabili scientifici del volume per approfondire contenuti e metodi della ricerca. Il libro – che rappresenta solo la prima parte di un progetto più ampio – sarà seguito da un secondo tomo dedicato a coloro che agirono prevalentemente in altre regioni italiane.
«Questo lavoro», si legge nella presentazione, «restituisce visibilità e offre un doveroso omaggio a quanti misero a repentaglio la propria vita (talvolta sino a perderla) nella lotta ai totalitarismi e in nome della democrazia». Un’occasione, dunque, per riflettere su una pagina complessa della storia locale, contribuendo alla costruzione di una memoria collettiva fondata sulla conoscenza e sul riconoscimento dei percorsi individuali.












