Prosegue il percorso di coprogettazione per la riqualificazione della colonia ex numero 8 di Pullir, nel territorio di Cesiomaggiore. Mercoledì 15 aprile si è svolto un nuovo tavolo di confronto tra i portatori di interesse, occasione per fare il punto dopo una serie di incontri tenuti tra dicembre e marzo.
Il lavoro si è sviluppato lungo due direttrici. Da una parte, l’ambito agricolo-sociale, che ha già visto un sopralluogo e una prima individuazione dei terreni messi a disposizione dall’Ulss in comodato d’uso al Comune. Dall’altra, la componente turistico-sociale e civica, che nei prossimi mesi entrerà in una fase più operativa. La cooperativa Isoipse organizzerà infatti durante l’estate tre momenti aperti alla comunità: incontri e passeggiate tematiche pensati per raccogliere testimonianze sia degli attuali residenti sia di chi ha vissuto o lavorato nell’area ai tempi delle colonie e dell’ospedale psichiatrico.
«Comitato Pullir finanzierà questi lavori nell’ottica sia di salvare queste testimonianze storiche che leggere il presente sotto la guida di sociologi e antropologi di Isoipse che sanno come gestire in maniera neutra e professionale questo tipo di iniziativa. Questo è un primo passo, più avanti vedremo con la popolazione come convogliare questo materiale in qualcosa di visibile e concreto», ha spiegato Martina Stach. «La colonia infatti viene pensata come luogo sì di ricordi ma sopratutto dove ritrovarsi come comunità e questo percorso partecipativo estivo potrà far emergere questo senso di appartenenza al territorio, a quanto esso ha offerto e quanto potrà offrire se rifrequentato».
Durante il tavolo sono state definite anche le priorità degli interventi, tenendo conto delle finalità del progetto e delle risorse disponibili. Una parte consistente del budget, circa 100 mila euro, è già destinata all’acquisto dell’immobile. Gli interventi previsti sono stati suddivisi in due stralci.
Il primo, già finanziato, riguarda la riqualificazione e la messa in sicurezza dell’intera struttura, con l’attivazione di alcune porzioni destinate alle attività agricole e sociali. La componente agricola utilizzerà anche spazi esterni per il deposito degli attrezzi e per le operazioni di stoccaggio e lavorazione dei prodotti, coinvolgendo persone in condizioni di fragilità in percorsi di formazione e inserimento lavorativo. Parallelamente, l’area sociale e turistica prevede la realizzazione di un chiosco esterno con area verde e di una sala pubblica modulabile fino a 80 posti, destinata a iniziative rivolte sia ai residenti sia ai visitatori.
Per rispondere alle diverse funzioni, il progetto dell’edificio è stato suddiviso in due settori distinti, anche per ragioni di sicurezza e gestione degli spazi. Il secondo stralcio, ancora da finanziare, comprende invece la predisposizione di una sala interna da adibire a bar, l’alloggio per un custode e alcune soluzioni di residenzialità leggera.
Il gruppo di lavoro ha inoltre richiesto un parere preventivo al Dipartimento di prevenzione dell’Ulss in merito alle caratteristiche degli spazi, ricevendo una valutazione positiva sia per quanto riguarda il progetto attuale sia per le future possibilità di sviluppo.
Il percorso di coprogettazione resterà aperto, con l’obiettivo di individuare ulteriori finanziamenti e partecipare a bandi per completare gli interventi e avviare le attività previste. Tra i soggetti coinvolti figura anche l’Istituto agrario della Lucia di Vellai, interessato a sviluppare tirocini e laboratori legati all’agricoltura sociale e innovativa.
«È una soddisfazione che dopo otto anni di dialogo e collaborazioni il progetto inizi a prendere forma. È il frutto di varie necessità e pensieri. Le criticità sono sempre state affrontate con spirito propositivo e di squadra. L’architetto Fontana ha colto lo spirito del progetto, attendendo i vari tempi necessari per arrivare a questa definizione e lavorando puntualmente quando vi erano tempi stretti», ha aggiunto Martina Stach. «Ora ci concentreremo con gli uffici comunali sulle convenzioni per la gestione dei terreni, accordi per l’acquisto della colonia oltre che alla programmazione delle attività culturali-sociali sul territorio. La colonia 8 è comunque il primo passo: occorre tenere alta l’attenzione su Pullir, dove restano altre strutture da riqualificare anche in funzione della residenzialità, tema rilevante per contrastare lo spopolamento».












