Il 25 Aprile e i “nuovi italiani”. Giana: «Per me l’italianità è un battito che scandisce la mia vita»

Giana Drao, di famiglia siriana, è nata a Belluno e si è diplomata al liceo scientifico Galilei. Studia Medicina alla Sapienza, Latina
a cura di Luigi Gugliemi
25 Aprile 2026
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C’è un nuovo Amico. Sul numero 17 dell’Amico del Popolo di carta del 123 aprile 2026, distribuito questa settimana (in abbonamento tradizionale, in edizione digitale e in edicola), puoi leggere per intero l’approfondimento dedicato al 25 Aprile e ai “nuovi italiani”. Acquista e sfoglia L’Amico del Popolo classico, non perderti il piacere delle notizie impaginate, della grafica, delle evidenze. Chiedi info a segreteria@amicodelpopolo.it

L’Amico del Popolo del 5 maggio 1945 annunciava la fine della guerra e l’inizio di una «vita nuova».

Il 25 aprile 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (Clnai) proclamava da Milano l’insurrezione generale in tutti i territori occupati. Le formazioni partigiane, scese dalla montagna, attaccarono i presìdi fascisti e tedeschi, imponendo la resa, prima dell’arrivo delle truppe alleate.

Il 25 aprile è perciò festa della liberazione. Allora segnò, nel generale tripudio, anche la fine della guerra e nel contempo, come scrisse l’Amico del Popolo il 5 maggio 1945, l’inizio di una «vita nuova». Certo, gli orrori vissuti, le sofferenze, la paura, la deportazione, la brutale uccisione di tanti, soprattutto giovani, pesavano, e peseranno sempre nella memoria individuale e collettiva, tuttavia il desiderio e la volontà di costruire l’Italia nuova prevalse ovunque, dentro le case, nei borghi, nelle città e in quella assemblea, eletta, che metterà mano alla Costituzione.

Vita nuova, dunque, radicata nel dolore e nutrita di grandi speranze. Italia nuova, che già si era affacciata l’8 settembre 1943 e che nei mesi successivi era andata rafforzandosi in quel fenomeno corale che fu la Resistenza e delineandosi negli ideali e negli intendimenti di tutte le forze dell’antifascismo, dagli azionisti, ai socialisti, ai comunisti, ai cattolici, ai liberali.

Accanto a sacrificio, distruzione e morte, le parole libertà, lavoro, concordia non a caso, ma con lungimiranza, furono infatti recepite dalla Costituzione e comparvero sull’Amico del Popolo. Libertà contro ogni forma di (…)
Adriana Lotto

«L’italianità non è un concetto statico, da ereditare esclusivamente dal passato»

o sempre sentito di appartenere all’Italia, nascere e crescere in questo Paese mi ha conferito un’identità ma soprattutto un legame che a volte nemmeno il sangue può garantire. Ho avuto inoltre la fortuna di avere dei genitori che da sempre hanno avuto a cuore la missione di insegnarmi il valore delle mie origini e della mia diversità ed è grazie a loro che per questo motivo mi sono sempre sentita ricca.

Mi è capitato spesso di tornare a casa da scuola e di raccontare a mamma gli argomenti trattati quella mattinata, e mi sono sempre (ingenuamente) stupita di come mamma si dimostrasse così interessata e non conoscesse appieno la storia che studiavo io, poiché le sue origini non hanno radici negli eventi che hanno invece portato all’Italia di oggi.

Io non ho mai avuto dubbi sul fatto di essere figlia di questo Paese e ho sempre studiato la storia ereditando appieno la responsabilità civile degli italiani che si sono battuti per un futuro migliore, come fossero i miei stessi avi. I miei genitori hanno da sempre abbracciato senza esitazione tutti i pregi e i difetti di questo Paese senza necessariamente rinnegare le proprie origini e aprendosi al nuovo, un nuovo che sarebbe inevitabilmente diventato parte fondamentale di me e mia sorella.

Tuttavia come penso succeda a molti “nuovi italiani” ho inevitabilmente convissuto con il non sentirmi né abbastanza italiana né abbastanza siriana. La me bambina di sei anni che il primo giorno di scuola cantava l’inno nazionale era fiera di essere lì a pronunciare quelle parole con i suoi compagni, ma comunque incerta di avere pieno “diritto” a poggiare la mano sul petto. Quei bambini avevano il sangue italiano che correva nelle loro vene, io invece mi sentivo come se stessi nascondendo qualcosa. Tuttavia ho sempre poggiato la mano sul petto con devozione e perfino nei momenti di incertezza ho sempre ricevuto sollecitazioni dai miei compagni di classe che mi dicevano (…)
Giana Drao

Dalla ‘‘fine del mondo’’ a Belluno: storia di un ritorno. «La scuola italiana a diecimila chilometri da Roma»

Ernestina Dalla Corte Lucio.

osa significa essere italiana? Per me non è mai stata una questione di documenti. Ho il doppio passaporto, ma la mia italianità non è nata in un ufficio: è nata in una cucina di Buenos Aires, nei racconti di mio nonno, nelle feste della comunità, in una scuola italiana a diecimila chilometri da Roma. Mi chiamo Ernestina Dalla Corte Lucio, sono nata in Argentina e vivo a Belluno da quattro anni. Sono una dei tanti ‘‘nuovi italiani’’ che non vengono da lontano per caso, ma perché lontano ci hanno portato le nostre radici.

Porto nel cognome la geografia della mia storia, Dalla Corte è un nome di Sovramonte, nelle montagne bellunesi, è quello di Bepi, il mio bisnonno, che ha attraversato l’oceano verso l’Argentina con una valigia e una speranza. Sono nata a Buenos Aires, cresciuta in una famiglia dove l’italiano era la lingua di casa, di tavola, di feste. Ho frequentato una scuola italiana in Argentina, dove la grammatica d’Italia conviveva con il sole porteño e il ritmo del Río de la Plata. Avevo due passaporti prima ancora di capire cosa significasse appartenere a un luogo. Ho imparato presto che l’identità non è un confine: è un paesaggio che si abita.

Ho scelto la laurea in Relazioni Internazionali perché volevo capire come quei mondi si parlano. Ma è stata la mia laurea in didattica in lingue a darmi il senso più concreto di quella vocazione. Per quindici anni ho insegnato inglese e italiano in Argentina: nelle aule ho visto quanto una lingua sia molto più di uno strumento. È una forma di pensiero, un modo di stare nel mondo. Insegnare l’italiano a Buenos Aires significava trasmettere qualcosa che sentivo mio, ricevuto in eredità. Quando mi sono trasferita in Italia, ho continuato: questa volta spagnolo e italiano, le stesse lingue invertite. Il cerchio si è chiuso in modo quasi perfetto, come se il percorso avesse sempre avuto questa direzione e io stessi semplicemente seguendo la rotta che Bepi aveva tracciato cent’anni prima.

In Argentina ho partecipato per anni alle associazioni italiane, ai balletti folkloristici, alle feste della comunità, alle trasmissioni radio del mondo italiano. Poi è arrivato il momento di costruire qualcosa di mio. Ho creato e condotto Ernestina dalla fine del mondo, un programma radiofonico per Radio ABM, l’Associazione Bellunesi nel Mondo, con due rubriche che raccontano (…)
Ernestina Dalla Corte Lucio

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Autore

  • Sono nato a Pieve di Cadore nel 1965. Mi sono diplomato al liceo classico "Tiziano" di Belluno e laureato all'Università di Padova in Lettere classiche (Glottologia). Sono sposato dal 1996 con Roberta, abbiamo tre figli. • Ho mosso i primi passi nel giornalismo televisivo a Teledolomiti, sono diventato giornalista professionista all'Amico del Popolo nel 1998. Ho scritto e scrivo di un po' di tutto: ladino e minoranze linguistiche, confini della Marmolada, autonomia e autonomie, acque ed energie, ambiente e territorio, sanità e salute, strade ferrovie e trasporti, Europa, Ucraina, ritratti, cultura e spettacoli. Nel 2000 ho realizzato in html il sito internet www.amicodelpopolo.it, occupandomi della sua struttura per un paio di decenni. Ho realizzato i modelli del layout del giornale cartaceo prima con Cci e poi con Indesign. • Al di là del lavoro, la mia passione di studio rimane la linguistica: ho pubblicato diverse cose soprattutto su questioni di ladino e dialetti della provincia di Belluno. Nel 2025 ho coordinato la realizzazione del manuale «Scrivere i dialetti bellunesi», primo tentativo di grafia unitaria per tutte le parlate della provincia di Belluno. • Mi sono ritrovato a ideare e organizzare iniziative di un certo rilievo, su tutte direi la mostra di Tiziano in San Rocco a Belluno nell'autunno 2005 e il Cammino delle Dolomiti. • Sono mappatore OSM.

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