Ci sono parole-mondo che contengono storie, idee, appartenenze, visioni: una di queste parole è lavoro, ed è importante ci sia una festa che rappresenta questo fare collettivo, e che ricorra proprio il Primo Maggio, quando le giornate sono luminose e la primavera sboccia ovunque e porta aria di speranza.
Magari questo lavoro non è la vocazione della nostra vita, il mestiere avventuroso che sognavamo da bambini, non è remunerato abbastanza, e dura davvero tanto, con tutti quegli anni composti di ore e giorni che costituiscono le tanto ambite settimane contributive. È il lavoro che spesso svolgiamo per necessità, per i casi della vita, anche determinato dalla classe sociale di provenienza ed è nominato nella Costituzione nell’Articolo 1: «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro».
L’Italia lo capiamo subito che è importante: la storia, il paesaggio, la cultura; e anche la Repubblica la si comprende, con gli ordinamenti democratici, rappresentativi e non monarchici, ma cosa significa che il nostro Paese è fondato sul lavoro? Perché, per esempio, non sulla libertà, la giustizia, l’onestà che pure sono parole-mondo di fondamentale importanza? Credo che l’enunciato sul lavoro, così semplice e forte, sia stato messo dai Costituenti ad aprire la Carta perché per secoli il lavoro è stato scordato, occultato, ridotto solo a un aspetto dell’economia: nei libri di storia abbiamo spesso imperi, re, battaglie, conquiste, sommovimenti, trattati, senza quasi mai nominare il modo che le società umane hanno di produrre e scambiare ciò che serve loro per vivere. La Costituzione lo afferma prima del pur essenziale comma due: «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione».
È sempre bene ricordare che gli articoli della Costituzione del nostro Paese non fotografano l’Italia che c’è adesso, o qualcosa che è già stato, ma sono punti luminosi che indicano una direzione. Come nel caso del lavoro quale fondamento della Repubblica italiana: credo apra la Costituzione perché milioni di lavoratrici e di lavoratori non se lo scordino mai, anche quando sono giovani, sono più o meno scolarizzati, hanno contratti a termine, a chiamata o sono costretti a lavorare senza le garanzie minime di salario e di sicurezza; quando il lavoro è povero e non dà abbastanza per vivere con dignità o sono esuberi, disoccupati, cassaintegrati e la loro sussistenza non deriva da rendite, interessi, fortune di varia natura o dal malaffare, ma dal lavoro che dovranno svolgere.
Siccome le persone che lavorano, spesso senza tregua, non hanno magari tempo di soffermarsi sulla Costituzione, devono sapere che mentre sono impegnate a farcela a vivere ogni giorno, reggono sulle spalle anche il Paese. Buon Primo Maggio, giorno di festa, ma anche momento di piena coscienza della centralità delle lavoratrici e dei lavoratori in Italia e nel mondo.










