La crisi delle botteghe, ma c’è chi rialza le serrande. Come Jasmine

In provincia chiusi 49 negozi nel 2025. A Castellavazzo i cittadini lottano per riaprire la cooperativa di paese. E a Quantin...
15 Maggio 2026
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Visome, Laggio di Cadore, San Gregorio nelle Alpi, Nevegal: la lista delle frazioni che negli ultimi mesi hanno visto chiudere il loro negozio di paese è lunga. Una ferita che va oltre qualche chilometro in più da fare in auto per raggiungere il supermercato più vicino. Non un dettaglio, comunque per le persone più anziane.

Con la chiusura delle botteghe si perde uno degli ultimi baluardi di socialità nei piccoli paesi: un luogo dove, oltre a riempire il carrello, si ha l’occasione di scambiare due parole con un compaesano o con la commessa dietro il bancone. Lo sanno bene Jasmine Viel, 29 anni, che da poco più di un mese, per amore del luogo in cui è nata, ha riaperto la bottega di Quantin, e i cittadini di Castellavazzo, che stanno lottando per rialzare le serrande dell’unico negozio del paese dopo due anni di chiusura.

Nel numero 20 dell’L’Amico del Popolo, in uscita giovedì 14 maggio 2026, proponiamo un approfondimento sulla crisi delle botteghe: numeri preoccupanti, ma anche storie di comunità che reagiscono e di giovani che, per amore del territorio, scelgono di rialzare le serrande dei negozi di paese. Di seguito alcuni estratti degli articoli firmati da Irene Dal Mas. Per leggere l’approfondimento completo è possibile acquistare il settimanale in edicola oppure abbonarsi scrivendo a segreteria@amicodelpopolo.it

La moria dei negozi: meno 49 nel 2025. E i borghi soffrono

Dalle due parole scambiate con un paesano incontrato tra le corsie, alla richiesta ai commessi di farsi aprire i barattoli dei sottaceti, perché troppo duri per una signora che vive da sola. Il fare la spesa, spesso, è molto di più di un carrello o di una dispensa da riempire. Ovunque: nei supermercati, ma soprattutto nelle realtà più piccole. E se i primi continuano a nascere anche dove ce ne sono già diversi lungo la stessa via, i negozi di vicinato sono invece in profonda crisi.

Visome, Laggio di Cadore, San Gregorio nelle Alpi, Nevegal sono solo alcune delle località in cui si sono verificate chiusure di piccoli negozi di alimentari negli ultimi mesi in provincia, ma la lista è lunga. «Guardando ai dati generali, non divisi per settore merceologico, nel solo 2025 abbiamo avuto una perdita di 49 negozi al dettaglio», spiega Luca Dal Poz, direttore di Confcommercio, commentando i dati forniti dalla Camera di Commercio.
Un calo drammatico e ininterrotto, tant’è che, se si allarga l’orizzonte temporale, si scopre che dal 2008 a oggi in provincia sono venute meno ben 790 sedi d’impresa (da 2.195 a 1.405). Tutti dati che posizionano Belluno sul terzo gradino del podio nella triste graduatoria dei capoluoghi di provincia con il maggior calo di negozi al dettaglio in Italia tra il 2012 e il 2025.

Jasmine, 29 anni, ha riaperto l’alimentari di Quantin

«Ho notato che in questo periodo le persone non sorridono più ed è sempre più difficile trovare qualcuno, magari dietro un bancone, con cui scambiare due parole. È proprio quello che cerco di fare nel mio negozio: regalare un sorriso». Se nella lunga lista di frazioni che nell’ultimo periodo hanno perso il loro negozio di vicinato non compare Quantin, il merito è di Jasmine Viel, 29 anni, che da meno di un mese ha preso in gestione la bottega del paese. Qui accoglie le signore della frazione, i più giovani in cerca di una bibita e i turisti che si fermano a fare scorta prima di salire verso il Nevegal.

Una scelta che racconta bene l’amore che Jasmine, mamma di una bambina di 10 anni, prova per il paese in cui è nata e cresciuta. «Come tanti ragazzi anch’io ero andata via, trasferendomi a Sedico. Poi, quando la relazione con il papà di mia figlia è finita e sono tornata a Quantin, ho capito quanto mi mancasse il mio paese: è una realtà viva, con servizi, una comunità unita e i bambini che giocano ancora per strada».

Così, quando Jasmine ha saputo che il precedente gestore lasciava la cooperativa, il ricordo di una bella esperienza lavorativa in un negozio di frutta e verdura a Ponte nelle Alpi ha iniziato a riaffiorare. In quel momento la sua quotidianità, però, era un’altra: un lavoro in Luxottica, turni quasi sempre notturni per riuscire a seguire anche gli impegni sportivi della figlia, e tanta stanchezza. Ma quando, prima il compagno e successivamente una cara amica, in momenti diversi, le hanno detto: «Secondo me potresti prendere tu il negozio di paese», qualcosa è cambiato

Da due anni l’unica rivendita è chiusa, gli abitanti creano una loro cooperativa

Da più di due anni, cioè da quando nell’aprile 2024 il negozio e bar DxD ha chiuso i battenti, gli abitanti di Castellavazzo, per fare la spesa o anche solo per comprare il pane, devono spostarsi in macchina fino a Longarone. La strada per il negozio più vicino non è lunga in termini chilometrici, ma spesso lo diventa a causa del traffico che caratterizza l’Alemagna. E, per chi non ha un’automobile o non può guidare, la difficoltà è ancora maggiore.

Per provare a invertire questa situazione un gruppo di cittadini si è attivato. «Ci siamo mossi subito per capire se si potesse fare qualcosa, magari con il Comune. Sono state contattate anche alcune cooperative, come quella di San Vito, che avevano già investito sul territorio», racconta Marco Zuliani, uno dei referenti del progetto CoopCastel. «Però non era il momento giusto e nulla si muoveva. E allora ci siamo detti: o ci diamo da fare in prima persona, oppure è difficile che arrivi qualcuno da fuori a risolvere un nostro bisogno».

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