Rocce, vento, petrolio: agordini in Iran tra i monti Zagros

Di Martina Reolon e Luigi Guglielmi. Per decenni i periti minerari dell’Istituto di Agordo hanno portato competenze e ingegno in tutto il mondo. Anche in Iran (nella foto Renato Pietrogiovanna, la prima persona a destra, negli uffici di Darquain, in Iran)
21 Marzo 2026
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Sul numero 12 dell’Amico del Popolo cartaceo del 19 marzo 2026, in distribuzione questa settimana (su abbonamento, in edizione digitale e in edicola), puoi leggere per intero l’approfondimento su una storia poco nota dell’emigrazione bellunese, fatta di lavoro duro, conoscenza e capacità di adattamento

Dalle Dolomiti al Medio Oriente: per decenni i periti minerari dell’Istituto di Agordo hanno portato competenze e ingegno in tutto il mondo. Anche in Iran, che sta vivendo una delle fasi più difficili della sua storia recente.
Tra giacimenti di petrolio negli Zagros e miniere di fosfati a Kosseir, i nostri tecnici hanno costruito infrastrutture e relazioni con le popolazioni locali. Una storia poco nota dell’emigrazione bellunese, fatta di lavoro duro, conoscenza e capacità di adattamento.

Ci sono luoghi dove il destino di una valle bellunese incontra le montagne del Medio Oriente. Basta immaginare un tecnico partito dalle Dolomiti, con il diploma dell’Istituto Minerario di Agordo in tasca, che si ritrova a 3.500 metri di quota sui monti Zagros, in Iran, circondato da neve, rocce e vento. È qui che, negli anni Sessanta del secolo scorso, alcuni periti minerari agordini parteciparono alla ricerca di nuovi giacimenti petroliferi, in condizioni climatiche proibitive e in un territorio allora quasi sconosciuto agli europei. È una delle pagine meno note ma più affascinanti della storia dell’emigrazione bellunese: la lunga onda degli agordini in Medio Oriente. Un movimento silenzioso di tecnici, geologi e topografi formati nella scuola mineraria fondata nel 1867 ad Agordo per volontà del ministro Quintino Sella. Più di duemila diplomati usciti da quell’Istituto hanno lavorato nei deserti, nelle miniere, nelle cave e nei cantieri di tutto il mondo. (…)
Martina Reolon

IRAQ – Francesco Zanin con un collega iracheno nell’impianto di Rumaila Field.

Un panino consumato in pausa pranzo all’ombra di un masso con i geroglifici. L’elefante schiantato a terra, con i fucili appoggiati all’enorme corpo, agordini ed egiziani insieme in posa. Enrico Follador che va a punto in un bocciodromo tirato liscio alla perfezione. Abiti eleganti. La scuola italiana, multietnica. La chiesa cattolica, realizzata copiando quella di Taibon Agordino. Le foto ricordo della visita del re alle miniere di Kosseir, e dei ministri. Le foto delle strutture realizzate sotto la direzione dei tecnici agordini, con le gallerie, gli edifici, i macchinari, addirittura una ferrovia per portare i materiali estratti fino al mare, destinati al carico sulle navi. (…)
Luigi Guglielmi

KOSSEIR (EGITTO) – Il rispetto della tradizione dei minerari: eleganti per il pranzo nella festa di Santa Barbara, 1938.

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