La più breve, ma dirompente omelia della storia

Gesù offre ai due di Emmaus un’altra storia, cioè un’altra versione della storia che essi hanno narrato, che era corretta ma che mancava della conclusione.
18 Aprile 2026
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Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto» (Lc 24,19-24).

Mentre l’omelia dei due di Emmaus è un “disco rotto” che non va da nessuna parte, quella di Gesù ha un inizio e una conclusione. Gesù sblocca questa situazione con la sua Parola. In questo modo il Maestro termina ad Emmaus il sermone iniziato a Nazaret, quando nella sinagoga aveva inaugurato l’anno della liberazione e aveva tenuto la più breve, ma dirompente omelia della storia: «Oggi si è compiuta questa Scrittura nelle vostre orecchie».

Gesù interpreta le Scritture con metodo rabbinico ma così facendo interpreta la vita dei due discepoli. Offre loro un’altra storia, cioè un’altra versione della storia che essi hanno narrato, che era corretta ma che mancava della conclusione.

È la caratteristica della lettura di fede, della lettura cristiana che legge l’Antico Testamento alla luce di Cristo.
Si noti la particolarità di questa operazione: se da una parte Gesù aggiunge qualcosa che nelle profezie non si trovava (circa la morte di un Messia, mai prevista dai profeti), dall’altra però quelle profezie sono ancora capaci di illuminare quanto accaduto.

Il Risorto, che si sarebbe potuto limitare a ribadire che è uscito vivo dalla tomba, riprende invece la matassa ingarbugliata della storia narrata dai due di Emmaus, e la districa trovando il filo che tiene unito tutto.
Infine, Gesù spezza il pane per i suoi. Viene riconosciuto così con un gesto familiare, quello della “Benedizione” che si pronuncia ad ogni pasto, e che però aveva caratterizzato il sacrificio di Cristo nella sua ultima cena. Gesù così non si accontenta di passare un po’ di tempo con i suoi discepoli delusi, o di riscaldare il loro cuore aprendo loro il senso le Scritture, ma mangia con loro, ribadendo l’amore che aveva avuto nei loro confronti, dando loro la sua vita, cioè il suo corpo e il suo sangue. Li mette così in grado di riconoscerlo poi nei santi segni, nella storia, nei poveri, negli stranieri che incontreranno d’ora in avanti.

Per poter riconoscere Gesù, è necessario fare un tratto di strada con lui, farlo entrare nella propria casa, e sedersi con lui alla tavola.

La conclusione della pagina è bellissima. Il ministero dei due di Emmaus che scaturirà da questa cena sarà quello dell’annuncio: è un annuncio che parte dalle periferie.

Emmaus non è Gerusalemme, e ora è lì che Gesù si mostra, in una casa (chi ha detto che fosse un “albergo”?), non nella città dove è morto. Bisogna cercare Gesù dove si lascia trovare, come uno “straniero”, che cammina però accanto a coloro che sanno accoglierlo.

Un’ultima idea. Si sta facendo strada l’idea che i due di Emmaus non fossero discepoli maschi, come normalmente si intende, e come è stato poi reso dalla tradizione e dall’arte. Piuttosto, si potrebbe vedere ora in quei due una coppia.

La lettura della Parola di Dio si offre anche all’interpretazione in contesto familiare, e nulla vieta perché le coppie di sposi possano ritrovarsi pienamente nei panni di quei due – marito e moglie (solo il nome maschile viene dato da Luca) – che finalmente ritrovano in Gesù il senso della loro gioia.

Giulio Antoniol

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Una risposta

  1. Anche al fondatore piacevano dunque prediche corte e luganeghe lunghe; chissà perché i preti e i vescovi non l’hanno ancora compreso.

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