Il gallo cedrone e il fotografo veramente naturalista

Una riflessione sul senso della fotografia naturalistica: «La foto migliore è quella che non lascia traccia del tuo passaggio».
19 Aprile 2026
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Un incontro nel bosco che racconta la biodiversità. È questo il senso dello scatto condiviso da Mario De Marco, di Voltago, che descrive un’esperienza legata alla presenza del gallo cedrone (Tetrao urogallus), specie simbolo di ambienti forestali ancora in buono stato di conservazione.

In questo periodo, spiega l’autore, «si sente nel bosco echeggiare un canto», segnale della presenza dell’animale e, più in generale, di «una biodiversità ancora ottima dei nostri boschi». Il rapporto tra il fotografo naturalista e questa specie viene descritto come qualcosa che va oltre il semplice avvistamento: «non è un semplice incontro, ma un delicato esercizio di diplomazia selvatica».

Un approccio che richiede attenzione e rispetto. In questo contesto, osserva De Marco, la discrezione non rappresenta solo una scelta etica, ma «la necessità di preservare questo equilibrio naturale e fare in modo che la fotografia abbia un valore». Il punto centrale resta infatti «preservare questa specie».

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22 risposte

  1. È troppo tardi per sperare di salvare questa specie di uccello, (urogallo, forcello ed altri) i danni provocati dall’uomo, con la caccia , in primis, ed altre attività sono ormai irreversibili.

    1. La caccia al gallo cedrone è assolutamente vietata da parecchi decenni in Italia, la causa principale di diminuzione di questa e altre specie é soprattutto la rarefazione od il cambiamento degli habitat idonei con in più il progressivo aumento di specie alloctone maggiormente opportuniste.

    2. Per mia e nostra fortuna, dalle mie parti è ancora vivo e vegeto.
      Abito sull’Altipiano dei sette Comuni-Asiago, e verso sera vado nei boschi,da solo e con compagno uno Zeiss che un tempo serviva per la caccia. E per fortuna
      il Cedrone vive ancora bene. Il bosco profondo è il suo abitato,solo ora sarebbe vulnerabile,quando è rimbecillito dagli amori.
      Discorso diverso per il “Forcello”, o fagiano di monte. Per lui il problema è lo scialpinismo, dato che nell’inverno scava tante nella neve,vicino ai mughi, e passando con gli sci disturbi l’attività ridotta al minimo per superare i rigori invernali. Ma sono fiducioso.

    3. Chi parla di estinzione di una specie collegandola filo diretto alla caccia non conosce né un tema né l’altro. Gli ecosistemi stanno cambiando per via del clima e con essi anche gli areali delle specie.

  2. Gallo cedrone: articolo di amore vero verso questo relitto di altri tempi.
    Occasione di vederlo 25 anni fa sui Carpazi.
    Con il cuore che batteva forte forte.
    Quasi un miraggio.

  3. È sempre speciale l’amico Mario! Un vero artista con una sensibilità fuori dal comune.
    Grazie per tutte le riflessioni, perle rare, che ci dona con grande altruismo.

  4. L’ho fotografato nel 73 in Valcamonica, in una zona sopra il mio paese che purtroppo oggi non esiste più come luogo selvaggio e naturale, sommersa da impianti di risalita e da condomini della cosiddetta “valorizzazione turistica”. Dove il gallo aveva trovato un giusto habitat oggi troviamo asfalto, seggiovie, appartamenti che ora si stanno svuotando perché ormai nevica sempre meno. Risultato ambiente compromesso e fauna sparita.

  5. Concordo con le parole dell’ottimo fotografo De Marco. L’habitat del cedrone si sta sempre più frammentando e aumenta il disturbo per una specie così preziosa. Come scriveva Mario Rigoni Stern anche la curiosità invadente di certi escursionisti nei confronti di tutte le specie di tetraonidi può “uccidere” più del fucile.

  6. Quando si dice „il troppo stroppia“, un tempo c‘era uno sparuto numero di fotografi che si dedicavano alla fotografia di natura, tra pellicole e sviluppo la spesa era notevole. Oggi tutti si improvvisano fotografi, senza preparazione ne rispetto verso il soggetto (non tutti), in una gara a chi si avvicina di più, spesso anche con mezzi inadeguati. A tutto questo uniamo la svendita di territori montani immolati sull‘altare del turismo e della montagna „per tutti“, quando un tempo la montagna andava conquistata consumando scarponi e calorie. Oggi si scende in infradito dall‘impianto di risalita, si scatta qualche selfie per far vedere che „io ero li“. In quanto essere umano provo un senso di vergogna per come stiamo violentando ambienti di rara bellezza, ma la corsa verso ancora di più non sembra finire e noi vi assistiamo in silenzio, attoniti.

  7. Almeno vietarne la caccia no? Se togliamo l’habitat a questi poveri animali, li deleghiamo sempre più ai margini perché dovremmo anche cacciarli? Quale bisogno umano giustifica questo mi chiedo? Il procurarsi una mummia da esibire su una mensola? Una mummia polverosa che attira mosche per tutta la vita? Ma non è meglio invece, ammirare la sua bellezza mentre ci vive accanto? Quanto sia stupido l’ uomo cacciatore, non trova limiti.

    1. Per favore si informi o legga tutti i commenti qua sopra prima di sparare sentenze offensive nei confronti di chi non conosce e di cose di cui non sa pressoché nulla.
      Grazie.

  8. Bellissimo
    Mi è capitato di vederlo per ben due volte in Austria molto da vicino mentre cercavo funghi.
    Purtroppo è vero: la differenza la fa il modo in cui ci si muove in certi ambienti e non c’ è da rallegrarsi a pensare a tutta quella gente che negli ultimi anni sta frequentando la montagna………

  9. Anch’io l’ho potuto vedere assieme a mia moglie, purtroppo adesso sono un po’malandrato, e frequento molto meno i boschi sia a me vicino che nella bassa Austria, comunque tornando al cedrone sia maschio che femmina con prole vi posso garantire che ho trovato più di qualche volta anche nel 2025, e a3/4 metri dà me, quando vai in bosco devi volare e soprattutto il Silenzio, Silenzio. Buona fortuna Mario

  10. Al Passo Giau,sul versante sotto il monte Pore e che guarda verso il monte Civetta,con molta pazienza e seduti in totale silenzio,a fine settembre o inizio ottobre,si può incontrare l’urogallo che nidifica tra gli ontani verdi e le piante di mirtillo rosso.

  11. Nel mondo di oggi non c’è rispetto per niente e per nessuno,non esiste “ETICA”.
    Figuriamoci se il popolo dei webeti dediti all’overturism può rispettare questo magnifico animale di rara bellezza.
    Non esiste rispetto in quest’epoca per la natura tutta e la vita stessa.

  12. Lo fotografai il 9 giugno 1986 in Valsesia, sulla cresta tra Carcoforo e Rima, salendo al M Lampone. Quota ca. 2200, poco oltre alpe Lampone. Da minimo 60 m, visto passare mentre salivamo su traccia di sentiero, si è anche posato su un masso. La valle in quelle zone alte non mi risulta cambiata da allora, in senso antropico, speriamo ci viva ancora qualche colonia.

  13. Rispondo ad Anna Maria Guidolini sono un cacciatore da 50 anni e non mi sento affatto stupido.gli stupidi a mio parere sono coloro che a ogni piè sospinto sputano sentenze non sapendo di cosa parlano.Nello specifico ho cacciato molte volte i galli cedroni( uno all’anno) nella targa siberiana immensa dove c’è n’è sono moltissimi perché c’è l’ambiente e non ci sono turisti fracassoni che blaterano i loro bla bla bla senza sapere ag esempio che i tettaonidi passano l’inverno in igloo sotto la neve e mangiano pochissimo x cui tutte le volte che vengono disturbati da turisti sciatori etc spendono energie inutilmente che a volte ne provocano la morte di certo non a causa della caccia .E smettetela di inculcare alle giovani generazioni certi modi di pensare unilaterali xche fanno comodo a certi personaggi

    1. Rispondo a Dario miletto. Sacrosante verità!! la gente è meglio che si informi bene di come funzioni la fauna e gli ecosistemi prima di sputare sentenze sempre contro i cacciatori. Ora anche il più imbecille deve andare per forza in montagna per farsi notare ed andare in funzione delle mode, anni fa la frequentava solo chi ne aveva le conoscenze e le capacità. Il gallo cedrone e tutti i tetraonidi sono molto sensibili alla presenza antropica e in giorni odierni si trova ovunque ed a tutte le stagioni

  14. Tutti abbiamo responsabilità quando disturbiamo la natura anche noi fotografi che se per raggiungere a qualunque costo lo scatto migliore rechiamo danno con la nostra presenza. Specialmente nel periodo delicatissimo della riproduzione che dobbiamo saper rinunciare a certe ambizioni di successo.

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