La raccolta di sangue in Veneto resta stabile, ma quella di plasma registra una flessione che preoccupa il sistema trasfusionale. Nel 2025 il calo è stato dell’1,8%, un dato che segna un’inversione rispetto agli obiettivi di crescita necessari per garantire l’autosufficienza regionale e contribuire a quella nazionale.
A richiamare l’attenzione è stato il presidente di Avis Veneto, Luca Marcon, intervenuto alla sua prima assemblea regionale, svoltasi il 18 aprile all’Istituto Canossiane di Feltre, in provincia di Belluno. All’incontro hanno partecipato circa 250 delegati, in rappresentanza di oltre 130 mila soci. «Se per la raccolta di sangue l’autosufficienza c’è e rimane stabile, nel corso del 2025 la raccolta di plasma in Veneto ha registrato un calo dell’1,8%», ha spiegato Marcon, sottolineando come la diminuzione incida su un sistema che punta a rafforzare l’autonomia anche a livello nazionale.
Il plasma riveste un ruolo centrale nella produzione di farmaci salvavita. Dalla sua lavorazione si ottengono, tra gli altri, albumina, fattori della coagulazione e immunoglobuline, queste ultime fondamentali per numerose patologie, comprese malattie rare. Nonostante il modello del “conto lavorazione”, nato proprio in Veneto negli anni Ottanta e oggi adottato in tutta Italia, il Paese non è ancora autosufficiente per alcuni plasmaderivati: nel 2025 la copertura delle immunoglobuline si è fermata al 60%, mentre quella dell’albumina al 76%.
In Veneto la raccolta è passata da 94.317 chilogrammi nel 2024 a 92.629 nel 2025. Un andamento che, secondo Avis, richiede interventi coordinati. «Il calo può essere risolto solo da uno sforzo condiviso tra sistema trasfusionale e associazioni di donatori», ha osservato Marcon, indicando tra le possibili soluzioni l’ampliamento degli orari e delle giornate di raccolta, il potenziamento delle attrezzature per la plasmaferesi e una programmazione regionale più graduale ma costante degli incrementi.
Accanto alla flessione nella raccolta, emergono criticità organizzative. Avis segnala differenze nel trattamento dei donatori tra le diverse aziende sanitarie e difficoltà legate all’introduzione di un nuovo sistema regionale di prenotazione. Nelle province dove il portale è stato attivato negli ultimi diciotto mesi si sono registrati cali nelle donazioni di sangue: a Rovigo -6,22%, a Venezia -4,31%, a Vicenza -3,62% e a Verona -4,04%. L’estensione del sistema è prevista entro l’anno anche nelle altre province venete.
Secondo l’associazione, il nuovo strumento informatico presenta rigidità e problemi nella gestione dei dati, oltre a ridurre il contatto diretto con i donatori. «Il nuovo sistema regionale crea difficoltà di prenotazione, rigidità del sistema, perdita del pregresso dei dati sensibili. Non è solo un problema tecnico, ma anche di perdita di contatto diretto con il donatore», ha affermato Marcon, ribadendo la necessità di mantenere alle associazioni il ruolo di chiamata e gestione dei donatori, come previsto dalle normative.
Durante l’assemblea è stata anche evidenziata la scarsa partecipazione delle associazioni ai tavoli decisionali regionali. «Chiediamo di tornare ad essere parte attiva nelle scelte che riguardano programmazione sanitaria, raccolta sangue e plasma, politiche del volontariato», ha dichiarato il presidente di Avis Veneto, sottolineando come il sistema trasfusionale si basi su un equilibrio tra organizzazione sanitaria e partecipazione civica.
Nel corso della giornata sono intervenuti anche l’assessore regionale alla sanità Gino Gerosa e il direttore sanitario di Azienda Zero, Stefano Kusstatscher, insieme ai responsabili dei dipartimenti trasfusionali e ai rappresentanti delle Avis provinciali. Tra le proposte emerse, lo studio di un progetto di raccolta plasma itinerante attraverso unità mobili. Sul fronte delle prenotazioni, è stato annunciato un incontro tecnico con le associazioni per affrontare le criticità del portale.
Tra le prospettive indicate, infine, anche la necessità di favorire un ricambio generazionale tra i donatori periodici, tema considerato centrale per la tenuta futura del sistema.











