C’è un nuovo Amico. Sul numero 20 dell’Amico del Popolo di carta del 14 maggio 2026, distribuito questa settimana (in abbonamento tradizionale, in edizione digitale e in edicola), puoi leggere per intero l’approfondimento sul rischio sismico. Acquista e sfoglia L’Amico del Popolo classico, non perderti il piacere delle notizie impaginate, della grafica, delle evidenze. Chiedi info a segreteria@amicodelpopolo.it
Lo sai qual è l’area d’attesa più vicina?

Se capita il terremoto forte, è importante raggiungere l’«Area di attesa» più vicina, dove arriverà la Protezione civile per soccorrere e per dare indicazioni. Ma tu, che ci leggi, lo sai dov’è?
Molti Comuni, anche in ‘‘zona rossa’’, Belluno per esempio, non hanno installato i cartelli con la «A» nera su fondo verde. Eppure sono obbligatori.

Se vuoi sapere dove si trovano le Aree d’attesa, cerca in internet «piano comunale protezione civile aree attesa Belluno» (o un altro Comune). Il capoluogo ne ha ben 44, ma… sai dov’è la ‘‘tua’’?
L.G.
Venezia si avvicina alle Dolomiti
e l’energia si libera sotto le Prealpi
«Dei terremoti parliamo soltanto quando avvengono, poi il nostro cervello li vuole dimenticare e li mettiamo nell’angolino più nascosto della nostra memoria. È invece nei periodi che precedono i terremoti che dobbiamo lavorare per conoscerli e per difenderci».
Carlo Doglioni, geologo nato a Feltre nel 1957, è stato per nove anni presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (2016-2025). Docente universitario, riesce a parlare in modo semplice di cose molto (…)
Quali certezze abbiamo, professore?
«Sappiamo che dove sono avvenuti torneranno, prima o poi. Belluno è una zona ad altissima pericolosità sismica e quindi è bene sapere che, così come ci sono stati, i terremoti torneranno. Ma non sappiamo quando. Ci sono dei periodi nella storia della Terra e anche dell’Italia in cui determinate sequenze sismiche sono più (…)
E non ci prepariamo.
«Sicuramente avremo delle altre tragedie, purtroppo, perché avremo danni quando i terremoti avranno una magnitudo superiore a 5.5, considerato che abbiamo 12 milioni di edifici e 10 milioni sono sicuramente in condizioni non antisismiche. La pericolosità è una cosa, ma la vulnerabilità dell’edificato italiano è un elemento che aumenta fortemente il rischio sismico. Il quale è dato appunto dalla pericolosità naturale, dalla vulnerabilità degli edifici e dall’esposizione della popolazione, ovvero quanta gente abita nell’area a rischio, quante infrastrutture (…)
Perché la bassa provincia di Belluno è pericolosa dal punto di vista sismico?
«La pianura veneta si avvicina, rispetto alle Dolomiti, di circa un paio di millimetri l’anno. Che sono apparentemente pochi, però ogni secolo vuol dire 20 centimetri. Significa che ogni 4-5 secoli in un segmento di una faglia si può accumulare anche 1 metro di possibile movimento. Se il sistema è bloccato in quel punto, si accumula un’energia elastica che nel giro di pochi secondi viene liberata e quindi si muove magari di quel metro che si è accumulato come raccorciamento durante gli ultimi 4-5 secoli. Vari segmenti stanno accumulando queste energie. La fascia pedemontana di Vittorio Veneto, il Montello, la zona di Bassano, ma anche la Valbelluna che è molto vicina per non parlare dell’Alpago risentono delle stesse strutture compressive che si formano (…)
Luigi Guglielmi
«Ricominciare da capo, mi rifarò la casa»
La solidarietà dei bellunesi con i vicini del Friuli
«Quella sera del 6 maggio di 50 anni fa, ero proprio qui all’Amico e mi stavo preparando per andare in onda con un servizio su Radiopiave. Mi accorgo che cadono libri dagli scaffali; entro in radio e vedo il microfono che ondeggia e poi sento tutta una serie di rumori». E così don Gigetto De Bortoli, a tutt’oggi in servizio del nostro settimanale, andò in onda raccontando in presa diretta l’evento di cui ancora non si aveva piena contezza.
Di fatto il settimanale ‘‘bucò’’ la notizia: datate sabato 8 maggio, le pagine erano state stampate proprio il 6 maggio. Ovviamente la prima pagina del numero successivo, datato 15 maggio era tutta dedicata al disastro avvenuto in Friuli. Riconoscendo che nella nostra provincia i danni erano stati «fortunatamente pochissimi», ricordava che quasi un migliaio erano stati i morti, moltissimi i feriti, «decine di migliaia i senzatetto. Ancora impossibile dopo una settimana conoscere con esattezza le dimensioni del disastro. Ma si sottolineava «la generosa solidarietà dei bellunesi con le vittime del terremoto».
Colpisce al centro della pagina una foto Zanfron, in bianco e nero, che ritrae (…)
Davide Fiocco
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