Fumo: un piacere dannoso, che piacere è?

Di Gigetto De Bortoli. Il 22 aprile il Parlamento inglese ha proibito la vendita di tabacco e svapo ai giovani nati dal 1° gennaio 2009 in poi, e ciò varrà per tutta la vita
15 Maggio 2026
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Il 22 aprile il Parlamento inglese ha proibito per legge la vendita di tabacco e svapo ai giovani nati dal 1° gennaio 2009 in poi, e ciò varrà per tutta la vita. I commercianti sono coinvolti in prima persona, pena multe salate. Gli adulti nati fino al 31 dicembre 2008 possono, invece, continuare ad acquistare legalmente questi prodotti. È però proibito, con sanzioni pesanti, l’acquisto di sigarette da parte degli adulti per darle ai giovani. È stato inoltre inasprito il controllo sul fumo passivo, consentito soltanto all’aperto e in aree private.

Il governo si è impegnato in uno sforzo massimo per creare una generazione libera dal fumo. Il motivo è semplice e chiaro. Nel 2024 sono morte a causa del fumo 64 mila persone, con circa 400 mila ricoveri. I costi sanitari sostenuti ammontano a circa 3 miliardi e mezzo di euro, mentre i costi sociali raggiungono i 31,7 miliardi, tra ore di lavoro perdute, relazioni interpersonali compromesse e attività bloccate o spostate. Un peso finanziario insostenibile per i cittadini, per le assicurazioni e per il bilancio statale del Regno Unito.

Una legge su ”ciò che piace”

Resto colpito dalla severità e dall’obiettivo di questa legge nata in un Paese caratterizzato dal rispetto quasi assoluto dei diritti individuali del cittadino, dal criterio ultra-liberale dell’iniziativa personale in ogni area e dalla tolleranza verso ogni forma di espressione e modo di vivere individuale. Per di più, la norma arriva a controllare attività economiche, a partire dai negozi dei prodotti legati al fumo.

Viene affrontata, direttamente per legge, l’abitudine comportamentale – che poi è una dipendenza stabile, talvolta per tutta la vita – collegata al piacere del fumo, da cui è difficile smettere. Si tratta quindi di un intervento che agisce sulla prevenzione e impone divieti come forma di repressione, condizionando una scelta fortemente individuale. Quando si interviene “su ciò che piace”, la questione si fa molto delicata: sembra, infatti, che si metta in discussione la libertà di scelta individuale.

Per questo la legge inglese presenta questi divieti come promozione di una “vita libera dal fumo”. In buona sostanza, per tre obiettivi: sostenibilità economica e sociale, tutela della salute e libertà intesa come rispetto di sé e degli altri. Sembra si sia rotto un tabù, una sorta di ritorno al proibizionismo. Ma appare anche come un intervento pubblico che dà nuovo senso alla responsabilità della cittadinanza e che potrebbe essere applicato anche ad altre forme di dipendenza. Una prospettiva diversa.

Il piacere che produce danno

Ho citato la legge inglese durante un incontro con alcuni studenti di Feltre sul gioco d’azzardo. Ho ripetuto per tre volte una frase semplice: «Il piacere che produce danno, che piacere è?».
Poi ho chiesto: la libertà da fumo, alcol, droghe, azzardo, cellulare, … produce danni?
Risposta: «No».
Quindi certe regole comportamentali condivise e pubbliche, stabilite per legge, possono favorire, e non togliere, le libertà di scelta. Certo, bisogna discutere e riflettere bene sulle decisioni del potere politico e di governo che stabiliscono i comportamenti della gente.
Qui è scattato il problema di come affrontare, in modo nuovo e diverso, un danno collettivo prodotto sulla salute e sull’economia personale e sociale, motivato dai dati raccolti. Si tratta quindi di promuovere il bene comune.

Non è autoritarismo

La prima decisione da prendere, dobbiamo farlo proprio noi adulti, è riconsiderare l’importanza del ruolo educativo che gli adulti hanno diritto di svolgere nei confronti dei giovani. La decisione del Regno Unito, infatti, rilancia, anche ai sensi di legge, la funzione educativa della stessa legge. Non solo regola ciò che c’è per fare ordine, ma orienta anche al cambiamento sociale e invita a rivedere le conseguenze negative delle scelte cosiddette libere. Un analogo orientamento è adottato, ad esempio e senza particolari reazioni, nella regolazione della velocità sulle strade.

Il fumo rientra nei comportamenti, scelti liberamente che comportano l’uso di sostanze che creano dipendenza. Ma appunto: il piacere che produce danni, che piacere è? Di qui, alla base di questa legge, proveniente da un paese che da secoli sostiene il “liberismo” per i propri cittadini, viene l’impulso diretto e chiaro ai principi educativi. E, per quanto ci si ostini a dire il contrario, è proprio l’autorità che forma alla libertà proponendo il “no a…” e che stabilisce di prendere in considerazione tre elementi:

  • Il proprio limite e confine, che rispetta ogni altro da sé;
  • Le priorità, date dalla ragione, perché si pesi il valore;
  • La responsabilità a prendersi in prima persona le conseguenze delle decisioni prese.

Il nostro periodo storico è caratterizzato da attese di benessere inteso come: provare e comprare tutto, pretendere ciò che manca, realizzare al massimo i propri desideri e, quando qualcosa va storto, far intervenire gli altri. Si aggiunge poi una sorta di attesa “messianica” riposta nell’Intelligenza artificiale, che potrebbe prolungare e sostituire la vita, una prospettiva più vicina alla fantasia estrema che a un esercizio di vita reale.
Non sembra esserci, in questo quadro, un vero valore educativo della vita, quanto piuttosto la tendenza a usarla per fare soldi, con la ricchezza concentrata in pochissime mani.

Il Regno Unito, che di finanza se ne intende e tratta con tutto il mondo, sembra aver in parte invertito la marcia super-liberista: per legge introduce un’idea di responsabilità rispetto al “fare ciò che si vuole”. Non si tratta di autoritarismo né di imposizione di regole per proprio lucro, come si osserva talvolta nei grandi colossi della tecnologia digitale che influenzano il mondo.

di Gigetto De Bortoli

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