Pieve di Cadore, una serata per non dimenticare la silicosi

L’incontro si aprirà con l’intervento dello pneumologo Stefano Nardini
a cura di Martina Reolon
22 Aprile 2026
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Un appuntamento dedicato alla memoria collettiva e a una delle pagine più dolorose del lavoro in montagna è in programma giovedì 23 alle 20.30 nell’auditorium Oasi di Pieve di Cadore. Al centro della serata la silicosi, malattia professionale che ha segnato profondamente il Novecento e che in provincia di Belluno e nelle aree montane venete ha avuto una delle sue più gravi manifestazioni, provocando migliaia di vittime soprattutto nel dopoguerra.

L’incontro si aprirà con l’intervento dello pneumologo Stefano Nardini, che illustrerà la patologia dal punto di vista medico-scientifico, analizzandone origini, sviluppo e impatto sulle popolazioni esposte.

Seguirà la presentazione del volume “Silicosi, l’olocausto dimenticato della montagna veneta”, scritto da Egidio Pasuch ed edito da Bellunesi nel Mondo, con il contributo del Ministero della Cultura. All’incontro sarà presente l’autore.

L’evento è promosso dal consiglio pastorale interparrocchiale di Pieve di Cadore, dall’associazione Bellunesi nel Mondo e dalle Acli, realtà che nel secondo dopoguerra furono protagoniste delle battaglie per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori colpiti dalla silicosi.

Il libro, di 512 pagine, viene descritto dagli organizzatori come un approfondito lavoro di ricerca sulle condizioni della montagna veneta e bellunese. Al centro dell’opera vi è la ricostruzione di una tragedia diffusa e spesso rimossa dalla memoria pubblica: quella dei minatori e degli operai impiegati in gallerie e cantieri, in Italia e all’estero, esposti quotidianamente alla malattia.

Secondo l’Associazione Bellunesi nel Mondo, la silicosi rappresenta “cinque Vajont silenziosi”, una strage protratta nel tempo che ha colpito duramente intere comunità alpine, lasciando dietro di sé paesi segnati da lutti e spopolamento.

Il volume affronta anche il contesto normativo e sociale, ricordando l’approvazione della legge 780, avvenuta cinquant’anni fa, che contribuì a migliorare alcuni aspetti previdenziali legati ai lavoratori affetti dalla malattia.

Attraverso testimonianze, dati e ricostruzioni storiche, l’opera si propone come un invito alla memoria: riportare alla luce una sofferenza collettiva che ha attraversato generazioni di famiglie bellunesi, spesso costrette a convivere con condizioni di lavoro dure e rischiose pur di garantire un futuro dignitoso ai propri cari.

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