Gesù non si rassegna alla scomparsa di un fratello o di una sorella

Tutte le barriere sono state abbattute, tutte le pietre sono state rimosse nel giorno di Pasqua, ora si passa da un mondo all’altro senza morire. (Giotto, La risurrezione di Lazzaro, Cappella degli Scrovegni, Padova - particolare)
21 Marzo 2026
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In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato… Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro (Giovanni 11,1-45)

È strano il fatto che un miracolo così clamoroso non sia neppure menzionato dagli altri evangelisti. Giovanni ha voluto offrire ai suoi lettori non il freddo resoconto di un fatto, ma un denso brano di teologia. Prendendo spunto da una guarigione che aveva suscitato una notevole impressione, perché il malato era ritenuto morto, l’evangelista ha affrontato il tema centrale del messaggio cristiano: Gesù, il Risorto, è il Signore della vita.

«Se tu fossi stato qui» è la dichiarazione di resa dell’uomo di fronte a un evento che lo supera, che si fa beffe dei suoi sforzi per respingerlo. È anche l’espressione del dubbio che nella morte Dio sia assente. Se Dio esiste, perché la morte?

Marta appartiene al gruppo di coloro che, a differenza dei sadducei, credono nella risurrezione dei morti. È convinta che, alla fine del mondo, suo fratello Lazzaro ritornerà in vita assieme a tutti i giusti e prenderà parte al regno di Dio. Questo suo modo di intendere la risurrezione non consola nessuno. Perché Dio dovrebbe far morire per poi riportare in vita? Perché far aspettare tanto? E come può l’anima rimanere senza il corpo? Infine, una simile risurrezione è poco credibile: se una persona muore, Dio può certo ricrearla, ma, in tal caso, farebbe un clone, non la persona di prima. Il cristiano non crede in una morte e poi in una risurrezione che avrà luogo alla fine del mondo. Crede che l’uomo redento da Cristo non muore.

Il seguito si apre con il pianto di Gesù. Il cristiano non può dirsi tale se non crede che la morte non sia altro che una nascita; tuttavia, non è insensibile e non può non versare lacrime quando un amico lo lascia. Al pianto segue un ordine: «Togliete la pietra!». È rivolto alla comunità cristiana e a tutti coloro che ancora pensano che il mondo dei defunti sia separato e non abbia comunicazione con quello dei vivi. Chi crede nel Risorto sa che tutti sono vivi, anche se sono partecipi di due forme di vita diverse. Tutte le barriere sono state abbattute, tutte le pietre sono state rimosse nel giorno di Pasqua, ora si passa da un mondo all’altro senza morire. La preghiera che Gesù rivolge al Padre non è la richiesta di un miracolo, ma di una luce per la gente che gli sta attorno. Chiede che tutti possano comprendere il significato profondo del segno che sta per compiere e che giungano a credere in lui, Signore della vita.

Il grido «Lazzaro vieni fuori!» è il compimento della sua profezia: «È giunta l’ora in cui i morti udranno la voce del figlio di Dio e vivranno. «Scioglietelo e lasciatelo andare» – ordina infine. L’invito è rivolto ai fratelli della comunità che piangono per la perdita di una persona cara. Lasciate che “il morto” viva felice nella sua nuova condizione. Il veggente dell’Apocalisse la descrive con immagini suggestive: «Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, non vi sarà più morte, né lutto, né grida di dolore. Sì, le cose di prima sono passate». Ci sono molti modi per tentare di trattenere il defunto: visite ossessive al cimitero (che è come cercare tra i morti colui che è vivo), l’attaccamento morboso a effetti personali, il ricorso ai medium per stabilire contatti… È doloroso essere lasciati da un amico, ma è egoistico volerlo trattenere, sarebbe come impedire a un bambino di nascere. “Scioglilo, lascialo andare!” – ripete oggi, con dolcezza, Gesù ad ogni suo discepolo che non si rassegna alla scomparsa di un fratello o di una sorella.

Giulio Antoniol

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