C’è una differenza profonda, quasi invisibile, tra il passare in mezzo e il passare attraverso.
Prendete ora una forte emozione come ad esempio quella generata dal dolore e il mantenimento nell’animo di questo stato. Relazioniamolo, quindi, alla differenza sostanziale del passare in mezzo o attraverso. Stupiamoci assieme della profonda diversità, vedendo come.
Passare in mezzo è il movimento proprio di chi resta in superficie.
Si scivola tra le cose, tra i giorni, tra le persone, senza mai davvero toccarle. Si scivola sfiorando, ma senza compenetrazione alcuna. Senza contaminarsi dell’altra cosa, sia essa pelle, lacrima, sofferenza
È un attraversamento apparente, dove nulla oppone resistenza e, proprio per questo, nulla lascia traccia, nulla si trasforma in materia autentica.
Si rimane intatti, non scalfiti, ma si rimane anche incompiuti.
Passare attraverso, invece, è tutta un’altra esperienza.
È entrare nella materia della vita: nelle sue densità e complessità, nei suoi attriti e nelle sue ferite.
È lasciarsi toccare dalle emozioni senza aggirarle o, come sopra si diceva, sfiorarle. E’ sentire queste emozioni mentre attraversano il corpo, mentre modificano il respiro, mentre cambiano il modo in cui guardiamo il mondo stesso.
Attraversare significa, dunque, accettare che qualcosa ci trasformi, cambiandoci o rischiando che questo possa avvenire.
Che il dolore non sia allora un ostacolo da evitare, ma una soglia da oltrepassare.
Che, allo stesso modo, la gioia non sia solo un istante leggero, ma qualcosa che può penetrarci fino a ridisegnarci.
Perché la materia – quella fisica e quella emotiva per intenderci – non si lascia attraversare senza chiedere qualcosa in cambio: presenza, vulnerabilità, verità. Si, anche le lacrime, quelle dense che sgorgano a fioti e riempiono di dolcezza le gote.
E così, mentre passare in mezzo ci lascia uguali, passare attraverso ci restituisce diversi. Indifferenza contro presenza consapevole.
Più lenti, forse. Più segnati, sicuramente. Ma anche più reali, io credo anche veri.
La vera domanda, perciò, non è quanto lontano andiamo, quanto in alto siamo stati capaci di arrivare o quanto pesa il nostro avere, ma quanta realtà e verità siamo disposti ad attraversare. Ciò soprattutto nell’esperienza del dolore dove il passare attraverso e non in mezzo dona alla fine la riacquistata felicità.










Una risposta
E quindi? Dove dovrebbe portarci questo profondo quanto inutile sermone? Mi chiedo come fate a dare spazio a certi articoli… Mah…