Quando la “monega” scaldava le notti di gelo e l’inverno profumava di brace e legno

Di Paola Barattin. La storia dell'oggetto utilizzato fino a qualche decennio fa da tutte le famiglie dei paesi di montagna e molto amato nelle serate e notti dell’inverno
22 Febbraio 2026
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Sul numero 8 dell’Amico del Popolo “di carta” del 19 febbraio 2026, in distribuzione questa settimana (su abbonamento, in edizione digitale e in edicola), puoi leggere per intero l’articolo della nostra rubrica “Robe che conta”, curata da Paola Barattin.

Sono proprio io, non mi riconoscete? Mi trovo in una nicchia ricavata sulla parete d’ingresso della taverna di Stefania. La mia abitazione è in località Cuccagna, un colle della frazione di Puos dal quale si può ammirare il paese e in lontananza il lago di Santa Croce. (…)

(…) Ma… avete già indovinato e pronunciato correttamente il mio nome, rigorosamente in dialetto? Sono la monega (o munega), qualche decennio fa ero un oggetto utilizzato in tutte le famiglie dei paesi di montagna e molto amato nelle serate e notti dell’inverno. (…)

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Una risposta

  1. Non conoscevo la “monega”, a Venezia ricordo da bambina che la mamma metteva nel letto una boule di ottone contenente acqua calda, superato dall’avvento del riscaldamento. Qualche anno fa, passeggiando tra i presepi di Col e Pagogna, mi sono imbattuta in questo strano oggetto che al suo interno conteneva una piccola Natività. Due anziane passanti, capendo dalla mia espressione che ignoravo cosa fosse, gentilmente me ne hanno spiegato la funzione. Ne conservo la foto.

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